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  • LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO.  In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF
  • LA7 NEL MIRINO: LA TRAPPOLA DI PIAZZAPULITA ESPLODE IN DIRETTA, CALENDA PERDE LA PAZIENZA E SVELA IL GIOCO SPORCO. DOMANDE PILOTATE, TAGLI SOSPETTI E UN FORMAT CHE NON CERCA LA VERITÀ MA LO SCONTRO. MANIPOLAZIONE O STRATEGIA POLITICA?|KF
  • PAPPALARDO ATTACCA GIORGIA MELONI DAL PALCO, LE TELECAMERE STRINGONO, POI QUALCOSA SPARISCE. NON SOLO UNA FRASE TAGLIATA, MA UN INTERO MOMENTO CANCELLATO. DA QUEL SECONDO IN POI, NULLA È PIÙ COME PRIMA. PERCHÉ QUESTA NON È UNA LITE. È UNA FRATTURA CHE STA DIVIDENDO L’ITALIA.  Pappalardo alza la voce, usa parole precise, studiate per colpire. Vuole trascinare Meloni nello scontro diretto, costringerla a reagire davanti al Paese. Ma la Premier non risponde come previsto. Non attacca. Non replica. Osserva. Aspetta. E proprio lì succede qualcosa di anomalo. Le inquadrature cambiano. L’audio si abbassa. Un passaggio sparisce dalle clip ufficiali. Chi ha deciso di tagliare? E soprattutto, cosa conteneva quel frammento che non doveva circolare? Da quel momento, il racconto si spacca. C’è chi parla di umiliazione, chi di strategia fredda, chi di paura mascherata. Meloni appare immobile, ma il silenzio pesa più di mille parole. Pappalardo sembra aver aperto una porta che non doveva aprire. Non è più uno scontro tra due nomi, ma tra due Italie: chi urla contro il potere e chi lo controlla senza esporsi. E mentre i media litigano sulla superficie, la vera domanda resta sepolta: chi ha davvero perso il controllo di quella serata?
  • SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF
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    SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF

  • IN DIRETTA TV, UNA FRASE TAGLIA L’ARIA COME UNA LAMA: “RINUNCIO ALL’IMMUNITÀ”. CALENDA NON INDICA UN NEMICO, MA LANCIA UNA SFIDA PUBBLICA. FORMIGLI È NOMINATO, IL TRIBUNALE È EVOCATO, E IMPROVVISAMENTE LA TELEVISIONE NON È PIÙ UN PALCO, MA UN PRE-PROCESSO.  Lo studio si irrigidisce. Le luci restano accese, ma l’atmosfera cambia. Carlo Calenda parla lentamente, scegliendo ogni parola come se fosse già agli atti. Non alza la voce, non cerca l’applauso. Fa qualcosa di più destabilizzante: rinuncia a una protezione che tutti danno per scontata. L’immunità cade, almeno a parole. E quando cade, cambia il peso di tutto ciò che è stato detto prima. Il nome di Corrado Formigli entra nella scena come una prova non ancora mostrata. Nessuna accusa esplicita, solo una promessa: “ci vediamo in tribunale”. La regia stringe, taglia, sfuma. Cosa è stato detto fuori onda? Quali frasi sono state montate, quali no? La linea tra informazione e potere si fa sottile. Non è più uno scontro mediatico, è una partita di credibilità. E mentre il pubblico guarda, una domanda resta sospesa: chi sta davvero mettendo sotto processo chi?
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    IN DIRETTA TV, UNA FRASE TAGLIA L’ARIA COME UNA LAMA: “RINUNCIO ALL’IMMUNITÀ”. CALENDA NON INDICA UN NEMICO, MA LANCIA UNA SFIDA PUBBLICA. FORMIGLI È NOMINATO, IL TRIBUNALE È EVOCATO, E IMPROVVISAMENTE LA TELEVISIONE NON È PIÙ UN PALCO, MA UN PRE-PROCESSO. Lo studio si irrigidisce. Le luci restano accese, ma l’atmosfera cambia. Carlo Calenda parla lentamente, scegliendo ogni parola come se fosse già agli atti. Non alza la voce, non cerca l’applauso. Fa qualcosa di più destabilizzante: rinuncia a una protezione che tutti danno per scontata. L’immunità cade, almeno a parole. E quando cade, cambia il peso di tutto ciò che è stato detto prima. Il nome di Corrado Formigli entra nella scena come una prova non ancora mostrata. Nessuna accusa esplicita, solo una promessa: “ci vediamo in tribunale”. La regia stringe, taglia, sfuma. Cosa è stato detto fuori onda? Quali frasi sono state montate, quali no? La linea tra informazione e potere si fa sottile. Non è più uno scontro mediatico, è una partita di credibilità. E mentre il pubblico guarda, una domanda resta sospesa: chi sta davvero mettendo sotto processo chi?

  • L’AULA SI FERMA, LE TELECAMERE STRINGONO, E UNA PAROLA PROIBITA RISUONA NELL’ARIA: LOBBY. MELONI PARLA, I NOMI RESTANO SOSPESI, MONTI SI SFILA. NON È UN DIBATTITO, È L’INIZIO DI QUALCOSA CHE DOVEVA RESTARE NASCOSTO.  L’atmosfera è tesa fin dal primo secondo. Nessun rumore di fondo, nessuna distrazione. Giorgia Meloni prende la parola e cambia il ritmo dell’aula. Non accusa direttamente, non indica col dito. Fa qualcosa di più pericoloso: ricostruisce. Frammenti, allusioni, passaggi che sembrano scollegati ma che improvvisamente combaciano. Si parla di pressioni, di interessi, di decisioni prese lontano dai riflettori. Le immagini cercano Monti. Lo inquadrano, poi lo perdono. Un gesto, una smorfia, una risposta che non arriva. Il confronto si svuota prima ancora di iniziare. Ed è proprio quel vuoto a diventare assordante. Chi doveva replicare sceglie il silenzio. Chi ascolta capisce che non è solo uno scontro personale, ma una crepa nel sistema. In gioco non c’è una polemica, ma il controllo della narrazione. E mentre l’aula resta bloccata, una domanda rimbalza senza risposta: chi decide davvero quando le luci si spengono?
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    L’AULA SI FERMA, LE TELECAMERE STRINGONO, E UNA PAROLA PROIBITA RISUONA NELL’ARIA: LOBBY. MELONI PARLA, I NOMI RESTANO SOSPESI, MONTI SI SFILA. NON È UN DIBATTITO, È L’INIZIO DI QUALCOSA CHE DOVEVA RESTARE NASCOSTO. L’atmosfera è tesa fin dal primo secondo. Nessun rumore di fondo, nessuna distrazione. Giorgia Meloni prende la parola e cambia il ritmo dell’aula. Non accusa direttamente, non indica col dito. Fa qualcosa di più pericoloso: ricostruisce. Frammenti, allusioni, passaggi che sembrano scollegati ma che improvvisamente combaciano. Si parla di pressioni, di interessi, di decisioni prese lontano dai riflettori. Le immagini cercano Monti. Lo inquadrano, poi lo perdono. Un gesto, una smorfia, una risposta che non arriva. Il confronto si svuota prima ancora di iniziare. Ed è proprio quel vuoto a diventare assordante. Chi doveva replicare sceglie il silenzio. Chi ascolta capisce che non è solo uno scontro personale, ma una crepa nel sistema. In gioco non c’è una polemica, ma il controllo della narrazione. E mentre l’aula resta bloccata, una domanda rimbalza senza risposta: chi decide davvero quando le luci si spengono?

  • UNA TELEFONATA D’EMERGENZA NEL CUORE DELLA NOTTE: MELONI E IL DOSSIER VENEZUELA CHE ROMA NON VUOLE RENDERE PUBBLICO. TRA SANZIONI USA, INTERESSI ENERGETICI E DECISIONI MAI SPIEGATE, L’ITALIA FINISCE IN UN GIOCO PERICOLOSO DI CUI I CITTADINI NON SANNO NULLA?|KF
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    UNA TELEFONATA D’EMERGENZA NEL CUORE DELLA NOTTE: MELONI E IL DOSSIER VENEZUELA CHE ROMA NON VUOLE RENDERE PUBBLICO. TRA SANZIONI USA, INTERESSI ENERGETICI E DECISIONI MAI SPIEGATE, L’ITALIA FINISCE IN UN GIOCO PERICOLOSO DI CUI I CITTADINI NON SANNO NULLA?|KF

  • LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO.  In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF
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    LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO. In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla sinistra non esce una risposta…

  • LA7 NEL MIRINO: LA TRAPPOLA DI PIAZZAPULITA ESPLODE IN DIRETTA, CALENDA PERDE LA PAZIENZA E SVELA IL GIOCO SPORCO. DOMANDE PILOTATE, TAGLI SOSPETTI E UN FORMAT CHE NON CERCA LA VERITÀ MA LO SCONTRO. MANIPOLAZIONE O STRATEGIA POLITICA?|KF
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    LA7 NEL MIRINO: LA TRAPPOLA DI PIAZZAPULITA ESPLODE IN DIRETTA, CALENDA PERDE LA PAZIENZA E SVELA IL GIOCO SPORCO. DOMANDE PILOTATE, TAGLI SOSPETTI E UN FORMAT CHE NON CERCA LA VERITÀ MA LO SCONTRO. MANIPOLAZIONE O STRATEGIA POLITICA?|KF

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    Tháng 1 3, 2026

    La scena, raccontata e rilanciata in queste ore, sembra uscita da un manuale di guerra mediatica più che da una…

  • PAPPALARDO ATTACCA GIORGIA MELONI DAL PALCO, LE TELECAMERE STRINGONO, POI QUALCOSA SPARISCE. NON SOLO UNA FRASE TAGLIATA, MA UN INTERO MOMENTO CANCELLATO. DA QUEL SECONDO IN POI, NULLA È PIÙ COME PRIMA. PERCHÉ QUESTA NON È UNA LITE. È UNA FRATTURA CHE STA DIVIDENDO L’ITALIA.  Pappalardo alza la voce, usa parole precise, studiate per colpire. Vuole trascinare Meloni nello scontro diretto, costringerla a reagire davanti al Paese. Ma la Premier non risponde come previsto. Non attacca. Non replica. Osserva. Aspetta. E proprio lì succede qualcosa di anomalo. Le inquadrature cambiano. L’audio si abbassa. Un passaggio sparisce dalle clip ufficiali. Chi ha deciso di tagliare? E soprattutto, cosa conteneva quel frammento che non doveva circolare? Da quel momento, il racconto si spacca. C’è chi parla di umiliazione, chi di strategia fredda, chi di paura mascherata. Meloni appare immobile, ma il silenzio pesa più di mille parole. Pappalardo sembra aver aperto una porta che non doveva aprire. Non è più uno scontro tra due nomi, ma tra due Italie: chi urla contro il potere e chi lo controlla senza esporsi. E mentre i media litigano sulla superficie, la vera domanda resta sepolta: chi ha davvero perso il controllo di quella serata?
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    PAPPALARDO ATTACCA GIORGIA MELONI DAL PALCO, LE TELECAMERE STRINGONO, POI QUALCOSA SPARISCE. NON SOLO UNA FRASE TAGLIATA, MA UN INTERO MOMENTO CANCELLATO. DA QUEL SECONDO IN POI, NULLA È PIÙ COME PRIMA. PERCHÉ QUESTA NON È UNA LITE. È UNA FRATTURA CHE STA DIVIDENDO L’ITALIA. Pappalardo alza la voce, usa parole precise, studiate per colpire. Vuole trascinare Meloni nello scontro diretto, costringerla a reagire davanti al Paese. Ma la Premier non risponde come previsto. Non attacca. Non replica. Osserva. Aspetta. E proprio lì succede qualcosa di anomalo. Le inquadrature cambiano. L’audio si abbassa. Un passaggio sparisce dalle clip ufficiali. Chi ha deciso di tagliare? E soprattutto, cosa conteneva quel frammento che non doveva circolare? Da quel momento, il racconto si spacca. C’è chi parla di umiliazione, chi di strategia fredda, chi di paura mascherata. Meloni appare immobile, ma il silenzio pesa più di mille parole. Pappalardo sembra aver aperto una porta che non doveva aprire. Non è più uno scontro tra due nomi, ma tra due Italie: chi urla contro il potere e chi lo controlla senza esporsi. E mentre i media litigano sulla superficie, la vera domanda resta sepolta: chi ha davvero perso il controllo di quella serata?

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    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai sentito il rumore che fa una carriera quando si infrange contro il muro del silenzio istituzionale? Non è…

  • SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF
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    SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF

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    Tháng 1 3, 2026

    Nelle ultime ore si è diffuso un racconto sconvolgente che, se confermato, riscriverebbe in una notte gli equilibri del continente…

  • IN DIRETTA TV, UNA FRASE TAGLIA L’ARIA COME UNA LAMA: “RINUNCIO ALL’IMMUNITÀ”. CALENDA NON INDICA UN NEMICO, MA LANCIA UNA SFIDA PUBBLICA. FORMIGLI È NOMINATO, IL TRIBUNALE È EVOCATO, E IMPROVVISAMENTE LA TELEVISIONE NON È PIÙ UN PALCO, MA UN PRE-PROCESSO.  Lo studio si irrigidisce. Le luci restano accese, ma l’atmosfera cambia. Carlo Calenda parla lentamente, scegliendo ogni parola come se fosse già agli atti. Non alza la voce, non cerca l’applauso. Fa qualcosa di più destabilizzante: rinuncia a una protezione che tutti danno per scontata. L’immunità cade, almeno a parole. E quando cade, cambia il peso di tutto ciò che è stato detto prima. Il nome di Corrado Formigli entra nella scena come una prova non ancora mostrata. Nessuna accusa esplicita, solo una promessa: “ci vediamo in tribunale”. La regia stringe, taglia, sfuma. Cosa è stato detto fuori onda? Quali frasi sono state montate, quali no? La linea tra informazione e potere si fa sottile. Non è più uno scontro mediatico, è una partita di credibilità. E mentre il pubblico guarda, una domanda resta sospesa: chi sta davvero mettendo sotto processo chi?
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    IN DIRETTA TV, UNA FRASE TAGLIA L’ARIA COME UNA LAMA: “RINUNCIO ALL’IMMUNITÀ”. CALENDA NON INDICA UN NEMICO, MA LANCIA UNA SFIDA PUBBLICA. FORMIGLI È NOMINATO, IL TRIBUNALE È EVOCATO, E IMPROVVISAMENTE LA TELEVISIONE NON È PIÙ UN PALCO, MA UN PRE-PROCESSO. Lo studio si irrigidisce. Le luci restano accese, ma l’atmosfera cambia. Carlo Calenda parla lentamente, scegliendo ogni parola come se fosse già agli atti. Non alza la voce, non cerca l’applauso. Fa qualcosa di più destabilizzante: rinuncia a una protezione che tutti danno per scontata. L’immunità cade, almeno a parole. E quando cade, cambia il peso di tutto ciò che è stato detto prima. Il nome di Corrado Formigli entra nella scena come una prova non ancora mostrata. Nessuna accusa esplicita, solo una promessa: “ci vediamo in tribunale”. La regia stringe, taglia, sfuma. Cosa è stato detto fuori onda? Quali frasi sono state montate, quali no? La linea tra informazione e potere si fa sottile. Non è più uno scontro mediatico, è una partita di credibilità. E mentre il pubblico guarda, una domanda resta sospesa: chi sta davvero mettendo sotto processo chi?

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai sentito il rumore che fa un sistema quando si rompe? Non è un boato, non è un’esplosione. È…

  • L’AULA SI FERMA, LE TELECAMERE STRINGONO, E UNA PAROLA PROIBITA RISUONA NELL’ARIA: LOBBY. MELONI PARLA, I NOMI RESTANO SOSPESI, MONTI SI SFILA. NON È UN DIBATTITO, È L’INIZIO DI QUALCOSA CHE DOVEVA RESTARE NASCOSTO.  L’atmosfera è tesa fin dal primo secondo. Nessun rumore di fondo, nessuna distrazione. Giorgia Meloni prende la parola e cambia il ritmo dell’aula. Non accusa direttamente, non indica col dito. Fa qualcosa di più pericoloso: ricostruisce. Frammenti, allusioni, passaggi che sembrano scollegati ma che improvvisamente combaciano. Si parla di pressioni, di interessi, di decisioni prese lontano dai riflettori. Le immagini cercano Monti. Lo inquadrano, poi lo perdono. Un gesto, una smorfia, una risposta che non arriva. Il confronto si svuota prima ancora di iniziare. Ed è proprio quel vuoto a diventare assordante. Chi doveva replicare sceglie il silenzio. Chi ascolta capisce che non è solo uno scontro personale, ma una crepa nel sistema. In gioco non c’è una polemica, ma il controllo della narrazione. E mentre l’aula resta bloccata, una domanda rimbalza senza risposta: chi decide davvero quando le luci si spengono?
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    L’AULA SI FERMA, LE TELECAMERE STRINGONO, E UNA PAROLA PROIBITA RISUONA NELL’ARIA: LOBBY. MELONI PARLA, I NOMI RESTANO SOSPESI, MONTI SI SFILA. NON È UN DIBATTITO, È L’INIZIO DI QUALCOSA CHE DOVEVA RESTARE NASCOSTO. L’atmosfera è tesa fin dal primo secondo. Nessun rumore di fondo, nessuna distrazione. Giorgia Meloni prende la parola e cambia il ritmo dell’aula. Non accusa direttamente, non indica col dito. Fa qualcosa di più pericoloso: ricostruisce. Frammenti, allusioni, passaggi che sembrano scollegati ma che improvvisamente combaciano. Si parla di pressioni, di interessi, di decisioni prese lontano dai riflettori. Le immagini cercano Monti. Lo inquadrano, poi lo perdono. Un gesto, una smorfia, una risposta che non arriva. Il confronto si svuota prima ancora di iniziare. Ed è proprio quel vuoto a diventare assordante. Chi doveva replicare sceglie il silenzio. Chi ascolta capisce che non è solo uno scontro personale, ma una crepa nel sistema. In gioco non c’è una polemica, ma il controllo della narrazione. E mentre l’aula resta bloccata, una domanda rimbalza senza risposta: chi decide davvero quando le luci si spengono?

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai ascoltato il suono che fa la verità quando colpisce un muro di gomma? Non è un boato. Non…

  • UNA TELEFONATA D’EMERGENZA NEL CUORE DELLA NOTTE: MELONI E IL DOSSIER VENEZUELA CHE ROMA NON VUOLE RENDERE PUBBLICO. TRA SANZIONI USA, INTERESSI ENERGETICI E DECISIONI MAI SPIEGATE, L’ITALIA FINISCE IN UN GIOCO PERICOLOSO DI CUI I CITTADINI NON SANNO NULLA?|KF
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    UNA TELEFONATA D’EMERGENZA NEL CUORE DELLA NOTTE: MELONI E IL DOSSIER VENEZUELA CHE ROMA NON VUOLE RENDERE PUBBLICO. TRA SANZIONI USA, INTERESSI ENERGETICI E DECISIONI MAI SPIEGATE, L’ITALIA FINISCE IN UN GIOCO PERICOLOSO DI CUI I CITTADINI NON SANNO NULLA?|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    Roma, a quell’ora, dorme. I palazzi del potere sono immersi in un silenzio che raramente viene interrotto. Eppure, nel cuore…

  • A BRUXELLES QUALCOSA SI SPEZZA: UNA FRASE DI MACRON, UNO SGUARDO CHE CAMBIA, UNA PAUSA TROPPO CALCOLATA. MELONI RESTA IMMOBILE, LE TELECAMERE STRINGONO, E L’EUROPA ASSISTE A UN MOMENTO CHE NON DOVEVA ANDARE IN ONDA COSÌ.  Tutto sembra seguire il copione istituzionale. Sorrisi formali, parole misurate, il linguaggio freddo del potere europeo. Poi arriva quella frase. Non urlata, non aggressiva. Proprio per questo devastante. Emmanuel Macron parla, ma il bersaglio è chiaro. Giorgia Meloni ascolta, senza interrompere. Le immagini cambiano in fretta, quasi a voler proteggere qualcosa. Un primo piano, poi uno stacco improvviso. In sala cala una tensione palpabile. Non è un confronto aperto, è qualcosa di più sottile. Un messaggio lanciato davanti a tutti. Chi guarda capisce che non si tratta solo di due leader, ma di due visioni opposte dell’Europa. C’è chi detta il tono, chi è costretto a incassare. O almeno così sembra. Perché in questi momenti non conta solo ciò che viene detto, ma ciò che resta sospeso. Il silenzio successivo pesa più delle parole. E mentre Bruxelles continua a parlare di unità, le crepe diventano impossibili da nascondere.
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    A BRUXELLES QUALCOSA SI SPEZZA: UNA FRASE DI MACRON, UNO SGUARDO CHE CAMBIA, UNA PAUSA TROPPO CALCOLATA. MELONI RESTA IMMOBILE, LE TELECAMERE STRINGONO, E L’EUROPA ASSISTE A UN MOMENTO CHE NON DOVEVA ANDARE IN ONDA COSÌ. Tutto sembra seguire il copione istituzionale. Sorrisi formali, parole misurate, il linguaggio freddo del potere europeo. Poi arriva quella frase. Non urlata, non aggressiva. Proprio per questo devastante. Emmanuel Macron parla, ma il bersaglio è chiaro. Giorgia Meloni ascolta, senza interrompere. Le immagini cambiano in fretta, quasi a voler proteggere qualcosa. Un primo piano, poi uno stacco improvviso. In sala cala una tensione palpabile. Non è un confronto aperto, è qualcosa di più sottile. Un messaggio lanciato davanti a tutti. Chi guarda capisce che non si tratta solo di due leader, ma di due visioni opposte dell’Europa. C’è chi detta il tono, chi è costretto a incassare. O almeno così sembra. Perché in questi momenti non conta solo ciò che viene detto, ma ciò che resta sospeso. Il silenzio successivo pesa più delle parole. E mentre Bruxelles continua a parlare di unità, le crepe diventano impossibili da nascondere.

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete presente quel momento esatto, quel millisecondo sospeso nel tempo, in cui vi rendete conto che la recita è finita…

  • LA SINISTRA VIENE SPINTA CONTRO IL MURO IN DIRETTA: UNA DOMANDA CAMBIA TONO, LE TELECAMERE ESITANO, GLI SGUARDI SI INCROCIANO E POI ARRIVA QUEL SILENZIO TROPPO LUNGO PER ESSERE NORMALE. NON È UN ERRORE, È UN MOMENTO CHE METTE A NUDO TUTTO.  La scena si apre con sicurezza, parole studiate, risposte pronte. Ma basta una domanda, semplice solo in apparenza, per far saltare l’equilibrio. La Sinistra rallenta, prende tempo, guarda altrove. Le immagini stringono sui volti, poi cambiano improvvisamente. Qualcuno parla, ma senza convinzione. Qualcun altro tace. È lì che nasce l’imbarazzo. Non ci sono urla, non c’è rissa. C’è qualcosa di peggio: l’incapacità di rispondere. In studio si percepisce un nervosismo sottile, quasi fisico. La regia prova a salvare il ritmo, ma il vuoto resta. Chi guarda capisce che non è una pausa casuale. È un punto cieco. Un tema che nessuno vuole affrontare, ma che è stato appena messo sul tavolo. Da quel momento la narrazione cambia. Chi faceva domande diventa il problema. Chi doveva spiegare diventa la vittima di se stesso. E il silenzio, più di qualsiasi attacco, racconta ciò che non si può dire.
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    LA SINISTRA VIENE SPINTA CONTRO IL MURO IN DIRETTA: UNA DOMANDA CAMBIA TONO, LE TELECAMERE ESITANO, GLI SGUARDI SI INCROCIANO E POI ARRIVA QUEL SILENZIO TROPPO LUNGO PER ESSERE NORMALE. NON È UN ERRORE, È UN MOMENTO CHE METTE A NUDO TUTTO. La scena si apre con sicurezza, parole studiate, risposte pronte. Ma basta una domanda, semplice solo in apparenza, per far saltare l’equilibrio. La Sinistra rallenta, prende tempo, guarda altrove. Le immagini stringono sui volti, poi cambiano improvvisamente. Qualcuno parla, ma senza convinzione. Qualcun altro tace. È lì che nasce l’imbarazzo. Non ci sono urla, non c’è rissa. C’è qualcosa di peggio: l’incapacità di rispondere. In studio si percepisce un nervosismo sottile, quasi fisico. La regia prova a salvare il ritmo, ma il vuoto resta. Chi guarda capisce che non è una pausa casuale. È un punto cieco. Un tema che nessuno vuole affrontare, ma che è stato appena messo sul tavolo. Da quel momento la narrazione cambia. Chi faceva domande diventa il problema. Chi doveva spiegare diventa la vittima di se stesso. E il silenzio, più di qualsiasi attacco, racconta ciò che non si può dire.

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai sentito il rumore di un castello di carte che crolla in diretta nazionale? Non è un boato. Non…

  • LA BOMBA DEI NUMERI ESPLODE IN PARLAMENTO: MELONI DEMOLISCE LE ACCUSE RICORDANDO CIÒ CHE È DAVVERO ACCADUTO DURANTE IL GOVERNO CONTE. UN DETTAGLIO CANCELLATO DALLA MEMORIA COLLETTIVA RIEMERGE ALL’IMPROVVISO E RIBALTA COMPLETAMENTE LA LETTURA DEL PASSATO. In Parlamento non esplode una polemica, ma si apre all’improvviso un dossier dimenticato. Giorgia Meloni porta alla luce numeri che per anni nessuno ha voluto guardare. Niente slogan, niente propaganda: solo i dati nudi del 2020 che raccontano una storia completamente diversa. Una verità cancellata dalla memoria, coperta da ipocrisia. Quando quei numeri tornano sul tavolo politico, l’intero racconto crolla. L’aula resta immobile, l’opposizione senza parole. Non è un attacco politico, ma un conto arrivato in ritardo — eppure completo, capace di cambiare per sempre ciò che si credeva di sapere|KF
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    LA BOMBA DEI NUMERI ESPLODE IN PARLAMENTO: MELONI DEMOLISCE LE ACCUSE RICORDANDO CIÒ CHE È DAVVERO ACCADUTO DURANTE IL GOVERNO CONTE. UN DETTAGLIO CANCELLATO DALLA MEMORIA COLLETTIVA RIEMERGE ALL’IMPROVVISO E RIBALTA COMPLETAMENTE LA LETTURA DEL PASSATO. In Parlamento non esplode una polemica, ma si apre all’improvviso un dossier dimenticato. Giorgia Meloni porta alla luce numeri che per anni nessuno ha voluto guardare. Niente slogan, niente propaganda: solo i dati nudi del 2020 che raccontano una storia completamente diversa. Una verità cancellata dalla memoria, coperta da ipocrisia. Quando quei numeri tornano sul tavolo politico, l’intero racconto crolla. L’aula resta immobile, l’opposizione senza parole. Non è un attacco politico, ma un conto arrivato in ritardo — eppure completo, capace di cambiare per sempre ciò che si credeva di sapere|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    In Parlamento non esplode una polemica, ma si apre all’improvviso un dossier dimenticato. Giorgia Meloni porta alla luce numeri che…

  • BRUXELLES NEL PANICO: ORBÁN E MELONI UNISCONO LE FORZE E FANNO EMERGERE UN ACCORDO MAI CHIARITO, UN PATTO TENUTO NELL’OMBRA CHE SPOSTA GLI EQUILIBRI DELL’UE E APRE UNO SCENARIO CHE L’EUROPA NON ERA PRONTA AD AFFRONTARE  A Bruxelles l’atmosfera cambia all’improvviso. I sorrisi diplomatici e le dichiarazioni rassicuranti non riescono più a coprire ciò che si muove dietro porte chiuse. Orbán e Meloni non parlano per riempire il silenzio, non cercano clamore: stanno costruendo qualcosa di più solido, e soprattutto più silenzioso.  Un asse di potere prende forma lontano dai riflettori, tra dossier mai chiariti, impegni sussurrati e un accordo che nessuno ha interesse a rendere pubblico. Il centro del potere europeo inizia a tremare. Gli equilibri si spostano, le vecchie alleanze scricchiolano e ciò che affiora non assomiglia a un semplice scontro politico, ma a una manovra rimasta nell’ombra troppo a lungo — ora pronta a riscrivere il volto dell’Unione Europea, senza chiedere autorizzazioni|KF
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    BRUXELLES NEL PANICO: ORBÁN E MELONI UNISCONO LE FORZE E FANNO EMERGERE UN ACCORDO MAI CHIARITO, UN PATTO TENUTO NELL’OMBRA CHE SPOSTA GLI EQUILIBRI DELL’UE E APRE UNO SCENARIO CHE L’EUROPA NON ERA PRONTA AD AFFRONTARE A Bruxelles l’atmosfera cambia all’improvviso. I sorrisi diplomatici e le dichiarazioni rassicuranti non riescono più a coprire ciò che si muove dietro porte chiuse. Orbán e Meloni non parlano per riempire il silenzio, non cercano clamore: stanno costruendo qualcosa di più solido, e soprattutto più silenzioso. Un asse di potere prende forma lontano dai riflettori, tra dossier mai chiariti, impegni sussurrati e un accordo che nessuno ha interesse a rendere pubblico. Il centro del potere europeo inizia a tremare. Gli equilibri si spostano, le vecchie alleanze scricchiolano e ciò che affiora non assomiglia a un semplice scontro politico, ma a una manovra rimasta nell’ombra troppo a lungo — ora pronta a riscrivere il volto dell’Unione Europea, senza chiedere autorizzazioni|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    A Bruxelles l’aria cambia spesso senza preavviso, ma raramente lo fa in silenzio. Questa volta, invece, il segnale che agita…

  • NUOVA LEGGE SHOCK SULLA CRIMINALITÀ GIOVANILE: IL GOVERNO MELONI SFIDA APERTAMENTE LA SINISTRA, RIACCENDE LA POLEMICA SUI DIRITTI E PORTA LO SCONTRO IDEOLOGICO A UN LIVELLO ESPLOSIVO. Basta giustificazioni. Con la nuova legge sulla criminalità giovanile, il governo Meloni sceglie il pugno duro e chiude l’era degli alibi. Chi sbaglia paga, chi devasta risponde, chi semina violenza non trova più scuse ideologiche. La sinistra grida allo scandalo, ma fuori dai palazzi la rabbia cresce. Le strade non sono un laboratorio sociale, sono luoghi di vita reale. Questa riforma non cerca consenso, cerca ordine. È una sfida aperta, senza mediazioni, senza paura. E per la prima volta il messaggio è chiaro: lo Stato torna a farsi rispettare|KF
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    NUOVA LEGGE SHOCK SULLA CRIMINALITÀ GIOVANILE: IL GOVERNO MELONI SFIDA APERTAMENTE LA SINISTRA, RIACCENDE LA POLEMICA SUI DIRITTI E PORTA LO SCONTRO IDEOLOGICO A UN LIVELLO ESPLOSIVO. Basta giustificazioni. Con la nuova legge sulla criminalità giovanile, il governo Meloni sceglie il pugno duro e chiude l’era degli alibi. Chi sbaglia paga, chi devasta risponde, chi semina violenza non trova più scuse ideologiche. La sinistra grida allo scandalo, ma fuori dai palazzi la rabbia cresce. Le strade non sono un laboratorio sociale, sono luoghi di vita reale. Questa riforma non cerca consenso, cerca ordine. È una sfida aperta, senza mediazioni, senza paura. E per la prima volta il messaggio è chiaro: lo Stato torna a farsi rispettare|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    Basta giustificazioni. Con la nuova legge sulla criminalità giovanile, il governo Meloni sceglie il pugno duro e chiude l’era degli…

  • TOMMASO CERNO SHOCK: DALLE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE ALLA SCELTA SBAGLIATA DI ENTRARE IN POLITICA. UNA CONFESSIONE AMARA CHE RIVELA DELUSIONI, COMPROMESSI E UN PENTIMENTO CHE ARRIVA TROPPO TARDI.  Non è uno sfogo, è una resa dei conti. Tommaso Cerno guarda indietro e pronuncia parole che pesano come macigni. Dalla povertà reale alle illusioni del potere, racconta un percorso fatto di speranze tradite, compromessi soffocanti e scelte che hanno lasciato cicatrici profonde. Entrare in politica doveva essere una via di riscatto, si è trasformata in una trappola lenta e silenziosa. Una confessione che non assolve, non accusa, ma mette a nudo un sistema che promette tutto e chiede l’anima in cambio. E quando te ne accorgi, spesso è già troppo tardi|KF
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    TOMMASO CERNO SHOCK: DALLE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE ALLA SCELTA SBAGLIATA DI ENTRARE IN POLITICA. UNA CONFESSIONE AMARA CHE RIVELA DELUSIONI, COMPROMESSI E UN PENTIMENTO CHE ARRIVA TROPPO TARDI. Non è uno sfogo, è una resa dei conti. Tommaso Cerno guarda indietro e pronuncia parole che pesano come macigni. Dalla povertà reale alle illusioni del potere, racconta un percorso fatto di speranze tradite, compromessi soffocanti e scelte che hanno lasciato cicatrici profonde. Entrare in politica doveva essere una via di riscatto, si è trasformata in una trappola lenta e silenziosa. Una confessione che non assolve, non accusa, ma mette a nudo un sistema che promette tutto e chiede l’anima in cambio. E quando te ne accorgi, spesso è già troppo tardi|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    Non è uno sfogo, è una resa dei conti. Tommaso Cerno, giornalista e direttore, torna a raccontarsi in televisione con…

  • GIORGIA MELONI ROMPE IL TABÙ AL SENATO E SMASCHERA LE ACCUSE DI ILARIA CUCCHI: DOCUMENTI MAI MOSTRATI PRIMA, UNA VERITÀ TENUTA NELL’OMBRA E UNA RISPOSTA CHE COSTRINGE L’AULA AL SILENZIO, MENTRE QUALCOSA DI NON DETTO EMERGE ALL’IMPROVVISO. Nel momento più teso, quando tutti pensavano di conoscere già la storia, Giorgia Meloni cambia le regole del gioco. In Senato emergono documenti mai mostrati prima, dettagli rimasti nell’ombra e una risposta che spiazza amici e avversari. L’aula si blocca, il rumore si spegne, gli sguardi si abbassano. Non è solo una replica politica, è una frattura narrativa. Qualcosa che doveva restare nascosto viene pronunciato ad alta voce. E da quel momento, nulla nel dibattito sarà più come prima|KF
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    GIORGIA MELONI ROMPE IL TABÙ AL SENATO E SMASCHERA LE ACCUSE DI ILARIA CUCCHI: DOCUMENTI MAI MOSTRATI PRIMA, UNA VERITÀ TENUTA NELL’OMBRA E UNA RISPOSTA CHE COSTRINGE L’AULA AL SILENZIO, MENTRE QUALCOSA DI NON DETTO EMERGE ALL’IMPROVVISO. Nel momento più teso, quando tutti pensavano di conoscere già la storia, Giorgia Meloni cambia le regole del gioco. In Senato emergono documenti mai mostrati prima, dettagli rimasti nell’ombra e una risposta che spiazza amici e avversari. L’aula si blocca, il rumore si spegne, gli sguardi si abbassano. Non è solo una replica politica, è una frattura narrativa. Qualcosa che doveva restare nascosto viene pronunciato ad alta voce. E da quel momento, nulla nel dibattito sarà più come prima|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    Nel momento più teso, quando tutti pensavano di conoscere già la storia, Giorgia Meloni cambia le regole del gioco. In…

  • Tutti smascherati in aula: Giorgia Meloni inchioda Mario Monti, svela il trucco nascosto dietro le sue vecchie scelte e ribalta la narrazione davanti ai parlamentari. Scoppia la risata generale, mentre l’ex premier resta senza argomenti e l’imbarazzo diventa totale. In pochi istanti l’aula si trasforma in un teatro dell’imprevisto. Gli sguardi si incrociano, i mormorii crescono, poi arriva la reazione che nessuno si aspettava. La sicurezza dell’ex premier vacilla, le parole non bastano più a coprire le contraddizioni e ogni tentativo di replica affonda. Le risate esplodono come una sentenza non scritta. Non è solo imbarazzo: è il momento in cui un mito politico viene incrinato davanti a tutti, lasciando una domanda sospesa che pesa più di qualsiasi accusa|KF
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    Tutti smascherati in aula: Giorgia Meloni inchioda Mario Monti, svela il trucco nascosto dietro le sue vecchie scelte e ribalta la narrazione davanti ai parlamentari. Scoppia la risata generale, mentre l’ex premier resta senza argomenti e l’imbarazzo diventa totale. In pochi istanti l’aula si trasforma in un teatro dell’imprevisto. Gli sguardi si incrociano, i mormorii crescono, poi arriva la reazione che nessuno si aspettava. La sicurezza dell’ex premier vacilla, le parole non bastano più a coprire le contraddizioni e ogni tentativo di replica affonda. Le risate esplodono come una sentenza non scritta. Non è solo imbarazzo: è il momento in cui un mito politico viene incrinato davanti a tutti, lasciando una domanda sospesa che pesa più di qualsiasi accusa|KF

    thanh

    Tháng 1 3, 2026

    In pochi istanti l’aula si trasforma in un teatro dell’imprevisto. Gli sguardi si incrociano, i mormorii crescono, poi arriva la…

  • ALBANESE ATTACCA GIORGIA MELONI, MA QUALCOSA NON VA IN ONDA: UN’INQUADRATURA TAGLIATA, UNO SGUARDO EVITATO, UN SILENZIO CHE ARRIVA TROPPO PRESTO. NON È SOLO UNO SCONTRO, È UN MOMENTO CHE QUALCUNO HA PROVATO A NASCONDERE.  L’attacco è frontale, costruito con precisione. Albanese parla, incalza, sembra avere il controllo della scena. Le telecamere lo seguono, poi esitano. Un cambio d’inquadratura improvviso. Un dettaglio che sparisce. Proprio mentre Giorgia Meloni risponde. Non alza la voce, non provoca. Dice poco, ma nel modo sbagliato per chi regge il ritmo del programma. In studio cala una tensione strana, quasi tecnica. Le immagini stringono, poi si allargano. Qualcosa viene saltato. Chi guarda da casa lo percepisce: non tutto è passato. Da quel momento Albanese rallenta, misura le parole, come se avesse capito di essere finito in un terreno che non controlla più. Meloni resta ferma, ma la scena le scivola addosso come una conferma. C’è chi parla di crollo in diretta, chi di scelta editoriale. Ma la domanda resta sospesa: cosa è stato tagliato? E perché proprio lì? Quando la politica costringe la regia a intervenire, non è più un confronto. È un segnale. E qualcuno, quella sera, ha capito di aver mostrato troppo.
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    ALBANESE ATTACCA GIORGIA MELONI, MA QUALCOSA NON VA IN ONDA: UN’INQUADRATURA TAGLIATA, UNO SGUARDO EVITATO, UN SILENZIO CHE ARRIVA TROPPO PRESTO. NON È SOLO UNO SCONTRO, È UN MOMENTO CHE QUALCUNO HA PROVATO A NASCONDERE. L’attacco è frontale, costruito con precisione. Albanese parla, incalza, sembra avere il controllo della scena. Le telecamere lo seguono, poi esitano. Un cambio d’inquadratura improvviso. Un dettaglio che sparisce. Proprio mentre Giorgia Meloni risponde. Non alza la voce, non provoca. Dice poco, ma nel modo sbagliato per chi regge il ritmo del programma. In studio cala una tensione strana, quasi tecnica. Le immagini stringono, poi si allargano. Qualcosa viene saltato. Chi guarda da casa lo percepisce: non tutto è passato. Da quel momento Albanese rallenta, misura le parole, come se avesse capito di essere finito in un terreno che non controlla più. Meloni resta ferma, ma la scena le scivola addosso come una conferma. C’è chi parla di crollo in diretta, chi di scelta editoriale. Ma la domanda resta sospesa: cosa è stato tagliato? E perché proprio lì? Quando la politica costringe la regia a intervenire, non è più un confronto. È un segnale. E qualcuno, quella sera, ha capito di aver mostrato troppo.

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai avuto la sensazione, guardando la televisione, che quello che state vedendo sia solo la superficie di un oceano…

  • CARLO CALENDA ROMPE IL PATTO NON SCRITTO, FORMIGLI FINISCE NEL MIRINO E GIORGIA MELONI DIVENTA LA MONETA DI SCAMBIO: SE VUOI PARLARE, DEVI COLPIRE QUALCUNO. MA CHI COMANDA DAVVERO IL GIOCO?  C’è una frase che cade come una lama, poi il silenzio. Carlo Calenda racconta una condizione, non un invito: parlare della manovra solo a patto di attaccare Giorgia Meloni. Non è un’accusa urlata, è peggio: è detta con calma. Andrea Formigli resta al centro della scena, immobile, mentre il confine tra informazione e indirizzo si fa sottile. Nessuno nomina ordini, nessuno ammette pressioni. Eppure la dinamica è chiara a chi sa leggere tra le righe. Meloni diventa il bersaglio implicito, la figura necessaria per sbloccare il microfono. Calenda appare come chi rifiuta il copione, ma il prezzo di quel rifiuto resta sospeso. In questo trailer politico non c’è un eroe dichiarato né un colpevole ufficiale. C’è un sistema che decide chi può parlare e a quale costo. E quando la politica entra in studio, non sempre è per dire la verità: a volte è per testare fino a dove può spingersi il potere senza mostrarsi.
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    CARLO CALENDA ROMPE IL PATTO NON SCRITTO, FORMIGLI FINISCE NEL MIRINO E GIORGIA MELONI DIVENTA LA MONETA DI SCAMBIO: SE VUOI PARLARE, DEVI COLPIRE QUALCUNO. MA CHI COMANDA DAVVERO IL GIOCO? C’è una frase che cade come una lama, poi il silenzio. Carlo Calenda racconta una condizione, non un invito: parlare della manovra solo a patto di attaccare Giorgia Meloni. Non è un’accusa urlata, è peggio: è detta con calma. Andrea Formigli resta al centro della scena, immobile, mentre il confine tra informazione e indirizzo si fa sottile. Nessuno nomina ordini, nessuno ammette pressioni. Eppure la dinamica è chiara a chi sa leggere tra le righe. Meloni diventa il bersaglio implicito, la figura necessaria per sbloccare il microfono. Calenda appare come chi rifiuta il copione, ma il prezzo di quel rifiuto resta sospeso. In questo trailer politico non c’è un eroe dichiarato né un colpevole ufficiale. C’è un sistema che decide chi può parlare e a quale costo. E quando la politica entra in studio, non sempre è per dire la verità: a volte è per testare fino a dove può spingersi il potere senza mostrarsi.

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai avuto la sensazione, guardando la TV, che quello che state vedendo non sia reale? Che dietro i sorrisi…

  • MEDIASET CONTRO GIORGIA MELONI: I FIGLI DI BERLUSCONI MUOVONO LE PEDINE, IL SILENZIO DIVENTA UN’ARMA E QUALCUNO STA PREPARANDO IL DOPO. NON È TELEVISIONE. È SOPRAVVIVENZA POLITICA.  All’inizio sembrava solo un cambio di tono. Poi sono arrivati i vuoti, le assenze, le scelte che nessuno spiegava. Mediaset smette di proteggere, Giorgia Meloni smette di fidarsi. In mezzo, Pier Silvio e Marina Berlusconi, più presenti che mai, ma mai davvero visibili. Nessun attacco diretto, nessuna guerra dichiarata. Eppure l’aria è quella delle rotture che precedono i crolli. Meloni capisce che qualcosa non torna, ma sa che reagire ora significherebbe scoprire il fianco. Dall’altra parte c’è chi parla di autonomia editoriale, chi sussurra di un piano più grande, chi teme che il controllo del racconto stia sfuggendo di mano. In questa partita nessuno alza la voce, perché chi urla per primo perde. Qui non si decide solo chi comanda oggi, ma chi potrà ancora esistere domani. E quando i media cambiano bersaglio senza dirlo, il messaggio è sempre lo stesso: qualcuno è diventato sacrificabile.
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    MEDIASET CONTRO GIORGIA MELONI: I FIGLI DI BERLUSCONI MUOVONO LE PEDINE, IL SILENZIO DIVENTA UN’ARMA E QUALCUNO STA PREPARANDO IL DOPO. NON È TELEVISIONE. È SOPRAVVIVENZA POLITICA. All’inizio sembrava solo un cambio di tono. Poi sono arrivati i vuoti, le assenze, le scelte che nessuno spiegava. Mediaset smette di proteggere, Giorgia Meloni smette di fidarsi. In mezzo, Pier Silvio e Marina Berlusconi, più presenti che mai, ma mai davvero visibili. Nessun attacco diretto, nessuna guerra dichiarata. Eppure l’aria è quella delle rotture che precedono i crolli. Meloni capisce che qualcosa non torna, ma sa che reagire ora significherebbe scoprire il fianco. Dall’altra parte c’è chi parla di autonomia editoriale, chi sussurra di un piano più grande, chi teme che il controllo del racconto stia sfuggendo di mano. In questa partita nessuno alza la voce, perché chi urla per primo perde. Qui non si decide solo chi comanda oggi, ma chi potrà ancora esistere domani. E quando i media cambiano bersaglio senza dirlo, il messaggio è sempre lo stesso: qualcuno è diventato sacrificabile.

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai ascoltato il rumore che fa un’alleanza trentennale quando si spezza? Non è uno schianto improvviso, come un bicchiere…

  • CHECCO ZALONE, ELLY SCHLEIN E QUELLA FRASE CHE NESSUNO AVREBBE DOVUTO PRENDERE SUL SERIO: INVECE HA APERTO UNA FERITA, E OGGI LA SINISTRA NE STA PAGANDO IL PREZZO.  Non è stato uno scontro politico. Non era un comizio. E proprio per questo ha fatto più male. Checco Zalone lancia una battuta, apparentemente innocua. Elly Schlein ascolta, sorride a metà, poi si irrigidisce. In quell’istante il gioco cambia. Perché quando la satira colpisce nel punto giusto, smette di essere intrattenimento e diventa specchio. Zalone non attacca Schlein per quello che dice, ma per quello che rappresenta: una sinistra che parla di futuro mentre fatica a spiegare il presente. Schlein non risponde, non replica, non chiarisce. E il silenzio diventa più rumoroso di qualsiasi polemica. Il pubblico ride, ma non tutti per lo stesso motivo. C’è chi applaude, chi si sente a disagio, chi capisce che dietro quella scena c’è una frattura più profonda. Non è una battuta contro una persona. È un colpo all’identità del PD. E mentre nessuno lo dice apertamente, una domanda resta sospesa: chi sta davvero guidando il racconto politico in Italia… i leader eletti o chi sa parlare al Paese senza filtri?
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    CHECCO ZALONE, ELLY SCHLEIN E QUELLA FRASE CHE NESSUNO AVREBBE DOVUTO PRENDERE SUL SERIO: INVECE HA APERTO UNA FERITA, E OGGI LA SINISTRA NE STA PAGANDO IL PREZZO. Non è stato uno scontro politico. Non era un comizio. E proprio per questo ha fatto più male. Checco Zalone lancia una battuta, apparentemente innocua. Elly Schlein ascolta, sorride a metà, poi si irrigidisce. In quell’istante il gioco cambia. Perché quando la satira colpisce nel punto giusto, smette di essere intrattenimento e diventa specchio. Zalone non attacca Schlein per quello che dice, ma per quello che rappresenta: una sinistra che parla di futuro mentre fatica a spiegare il presente. Schlein non risponde, non replica, non chiarisce. E il silenzio diventa più rumoroso di qualsiasi polemica. Il pubblico ride, ma non tutti per lo stesso motivo. C’è chi applaude, chi si sente a disagio, chi capisce che dietro quella scena c’è una frattura più profonda. Non è una battuta contro una persona. È un colpo all’identità del PD. E mentre nessuno lo dice apertamente, una domanda resta sospesa: chi sta davvero guidando il racconto politico in Italia… i leader eletti o chi sa parlare al Paese senza filtri?

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    Avete mai sentito il rumore di un impero culturale che si sgretola in diretta televisiva? Non è un boato, non…

  • NON È UN REGOLAMENTO DI CONTI, MA UNA FESSURA NELLA MEMORIA COLLETTIVA: QUANDO GIORGIA MELONI HA RIAPERTO IL DOSSIER COVID E HA PRONUNCIATO IL NOME DI GIUSEPPE CONTE, IL SILENZIO IN AULA HA DETTO PIÙ DI MILLE SMENTITE.  Perché alcune decisioni tornano a galla solo ora, e perché certe scelte della pandemia continuano a pesare come un’ombra? Meloni non punta il dito apertamente, ma ricostruisce passaggi, tempistiche, responsabilità che sembravano sepolte dall’emergenza. Conte resta al centro della scena, mai attaccato frontalmente ma sempre evocato come figura chiave di un periodo che divide ancora il Paese. Non è solo politica: è memoria, paura, rabbia irrisolta. C’è chi vede finalmente una verità che emerge, chi teme una rilettura pericolosa del passato, chi si sente ancora vittima di decisioni mai davvero spiegate. Il Covid non è più solo una crisi sanitaria, ma una ferita politica che torna a sanguinare. In questo scontro senza vincitori dichiarati, l’Italia si ritrova spaccata tra chi chiede risposte e chi preferirebbe non riaprire quella pagina. E quando il passato viene richiamato così, il vero rischio è ciò che potrebbe venire alla luce dopo.
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    NON È UN REGOLAMENTO DI CONTI, MA UNA FESSURA NELLA MEMORIA COLLETTIVA: QUANDO GIORGIA MELONI HA RIAPERTO IL DOSSIER COVID E HA PRONUNCIATO IL NOME DI GIUSEPPE CONTE, IL SILENZIO IN AULA HA DETTO PIÙ DI MILLE SMENTITE. Perché alcune decisioni tornano a galla solo ora, e perché certe scelte della pandemia continuano a pesare come un’ombra? Meloni non punta il dito apertamente, ma ricostruisce passaggi, tempistiche, responsabilità che sembravano sepolte dall’emergenza. Conte resta al centro della scena, mai attaccato frontalmente ma sempre evocato come figura chiave di un periodo che divide ancora il Paese. Non è solo politica: è memoria, paura, rabbia irrisolta. C’è chi vede finalmente una verità che emerge, chi teme una rilettura pericolosa del passato, chi si sente ancora vittima di decisioni mai davvero spiegate. Il Covid non è più solo una crisi sanitaria, ma una ferita politica che torna a sanguinare. In questo scontro senza vincitori dichiarati, l’Italia si ritrova spaccata tra chi chiede risposte e chi preferirebbe non riaprire quella pagina. E quando il passato viene richiamato così, il vero rischio è ciò che potrebbe venire alla luce dopo.

    thanh5

    Tháng 1 3, 2026

    C’è un silenzio che pesa più delle urla. Un silenzio denso, quasi solido, che cala all’improvviso in un’aula solitamente abituata…

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  • LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO.  In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF

    LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO. In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF

  • LA7 NEL MIRINO: LA TRAPPOLA DI PIAZZAPULITA ESPLODE IN DIRETTA, CALENDA PERDE LA PAZIENZA E SVELA IL GIOCO SPORCO. DOMANDE PILOTATE, TAGLI SOSPETTI E UN FORMAT CHE NON CERCA LA VERITÀ MA LO SCONTRO. MANIPOLAZIONE O STRATEGIA POLITICA?|KF

  • PAPPALARDO ATTACCA GIORGIA MELONI DAL PALCO, LE TELECAMERE STRINGONO, POI QUALCOSA SPARISCE. NON SOLO UNA FRASE TAGLIATA, MA UN INTERO MOMENTO CANCELLATO. DA QUEL SECONDO IN POI, NULLA È PIÙ COME PRIMA. PERCHÉ QUESTA NON È UNA LITE. È UNA FRATTURA CHE STA DIVIDENDO L’ITALIA. Pappalardo alza la voce, usa parole precise, studiate per colpire. Vuole trascinare Meloni nello scontro diretto, costringerla a reagire davanti al Paese. Ma la Premier non risponde come previsto. Non attacca. Non replica. Osserva. Aspetta. E proprio lì succede qualcosa di anomalo. Le inquadrature cambiano. L’audio si abbassa. Un passaggio sparisce dalle clip ufficiali. Chi ha deciso di tagliare? E soprattutto, cosa conteneva quel frammento che non doveva circolare? Da quel momento, il racconto si spacca. C’è chi parla di umiliazione, chi di strategia fredda, chi di paura mascherata. Meloni appare immobile, ma il silenzio pesa più di mille parole. Pappalardo sembra aver aperto una porta che non doveva aprire. Non è più uno scontro tra due nomi, ma tra due Italie: chi urla contro il potere e chi lo controlla senza esporsi. E mentre i media litigano sulla superficie, la vera domanda resta sepolta: chi ha davvero perso il controllo di quella serata?

  • SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF

  • IN DIRETTA TV, UNA FRASE TAGLIA L’ARIA COME UNA LAMA: “RINUNCIO ALL’IMMUNITÀ”. CALENDA NON INDICA UN NEMICO, MA LANCIA UNA SFIDA PUBBLICA. FORMIGLI È NOMINATO, IL TRIBUNALE È EVOCATO, E IMPROVVISAMENTE LA TELEVISIONE NON È PIÙ UN PALCO, MA UN PRE-PROCESSO. Lo studio si irrigidisce. Le luci restano accese, ma l’atmosfera cambia. Carlo Calenda parla lentamente, scegliendo ogni parola come se fosse già agli atti. Non alza la voce, non cerca l’applauso. Fa qualcosa di più destabilizzante: rinuncia a una protezione che tutti danno per scontata. L’immunità cade, almeno a parole. E quando cade, cambia il peso di tutto ciò che è stato detto prima. Il nome di Corrado Formigli entra nella scena come una prova non ancora mostrata. Nessuna accusa esplicita, solo una promessa: “ci vediamo in tribunale”. La regia stringe, taglia, sfuma. Cosa è stato detto fuori onda? Quali frasi sono state montate, quali no? La linea tra informazione e potere si fa sottile. Non è più uno scontro mediatico, è una partita di credibilità. E mentre il pubblico guarda, una domanda resta sospesa: chi sta davvero mettendo sotto processo chi?

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  • LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO.  In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF

    LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO. In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF

  • LA7 NEL MIRINO: LA TRAPPOLA DI PIAZZAPULITA ESPLODE IN DIRETTA, CALENDA PERDE LA PAZIENZA E SVELA IL GIOCO SPORCO. DOMANDE PILOTATE, TAGLI SOSPETTI E UN FORMAT CHE NON CERCA LA VERITÀ MA LO SCONTRO. MANIPOLAZIONE O STRATEGIA POLITICA?|KF

    LA7 NEL MIRINO: LA TRAPPOLA DI PIAZZAPULITA ESPLODE IN DIRETTA, CALENDA PERDE LA PAZIENZA E SVELA IL GIOCO SPORCO. DOMANDE PILOTATE, TAGLI SOSPETTI E UN FORMAT CHE NON CERCA LA VERITÀ MA LO SCONTRO. MANIPOLAZIONE O STRATEGIA POLITICA?|KF

  • PAPPALARDO ATTACCA GIORGIA MELONI DAL PALCO, LE TELECAMERE STRINGONO, POI QUALCOSA SPARISCE. NON SOLO UNA FRASE TAGLIATA, MA UN INTERO MOMENTO CANCELLATO. DA QUEL SECONDO IN POI, NULLA È PIÙ COME PRIMA. PERCHÉ QUESTA NON È UNA LITE. È UNA FRATTURA CHE STA DIVIDENDO L’ITALIA.  Pappalardo alza la voce, usa parole precise, studiate per colpire. Vuole trascinare Meloni nello scontro diretto, costringerla a reagire davanti al Paese. Ma la Premier non risponde come previsto. Non attacca. Non replica. Osserva. Aspetta. E proprio lì succede qualcosa di anomalo. Le inquadrature cambiano. L’audio si abbassa. Un passaggio sparisce dalle clip ufficiali. Chi ha deciso di tagliare? E soprattutto, cosa conteneva quel frammento che non doveva circolare? Da quel momento, il racconto si spacca. C’è chi parla di umiliazione, chi di strategia fredda, chi di paura mascherata. Meloni appare immobile, ma il silenzio pesa più di mille parole. Pappalardo sembra aver aperto una porta che non doveva aprire. Non è più uno scontro tra due nomi, ma tra due Italie: chi urla contro il potere e chi lo controlla senza esporsi. E mentre i media litigano sulla superficie, la vera domanda resta sepolta: chi ha davvero perso il controllo di quella serata?

    PAPPALARDO ATTACCA GIORGIA MELONI DAL PALCO, LE TELECAMERE STRINGONO, POI QUALCOSA SPARISCE. NON SOLO UNA FRASE TAGLIATA, MA UN INTERO MOMENTO CANCELLATO. DA QUEL SECONDO IN POI, NULLA È PIÙ COME PRIMA. PERCHÉ QUESTA NON È UNA LITE. È UNA FRATTURA CHE STA DIVIDENDO L’ITALIA. Pappalardo alza la voce, usa parole precise, studiate per colpire. Vuole trascinare Meloni nello scontro diretto, costringerla a reagire davanti al Paese. Ma la Premier non risponde come previsto. Non attacca. Non replica. Osserva. Aspetta. E proprio lì succede qualcosa di anomalo. Le inquadrature cambiano. L’audio si abbassa. Un passaggio sparisce dalle clip ufficiali. Chi ha deciso di tagliare? E soprattutto, cosa conteneva quel frammento che non doveva circolare? Da quel momento, il racconto si spacca. C’è chi parla di umiliazione, chi di strategia fredda, chi di paura mascherata. Meloni appare immobile, ma il silenzio pesa più di mille parole. Pappalardo sembra aver aperto una porta che non doveva aprire. Non è più uno scontro tra due nomi, ma tra due Italie: chi urla contro il potere e chi lo controlla senza esporsi. E mentre i media litigano sulla superficie, la vera domanda resta sepolta: chi ha davvero perso il controllo di quella serata?

  • SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF

    SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF

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  • LA SINISTRA IN TRAPPOLA: DOMANDE BRUCIANTI, SGUARDI NEL VUOTO E UN SILENZIO CHE FA RUMORE. IN DIRETTA TV NESSUNA RISPOSTA, SOLO IMBARAZZO E PANICO. QUANDO LE CERTEZZE CROLLANO E LA NARRAZIONE PROGRESSISTA SI INFRANGE DAVANTI AL PUBBLICO. In studio cala il silenzio. Le domande arrivano come colpi diretti allo stomaco, ma dalla Sinistra non esce una sola risposta. Sguardi persi, frasi spezzate, nervosismo palpabile. In diretta TV, il copione salta e la maschera cade. Per anni hanno imposto slogan, lezioni morali e verità intoccabili. Bastano poche domande, precise e scomode, per far crollare tutto. Nessuna difesa, nessuna controffensiva. Solo imbarazzo. Solo panico. Il pubblico assiste incredulo: non è uno scontro politico, è uno smascheramento. La narrazione progressista si sgretola davanti alle telecamere, rivelando un vuoto che fa più rumore di mille urla. Quando la propaganda incontra la realtà, il silenzio diventa una confessione|KF

  • LA7 NEL MIRINO: LA TRAPPOLA DI PIAZZAPULITA ESPLODE IN DIRETTA, CALENDA PERDE LA PAZIENZA E SVELA IL GIOCO SPORCO. DOMANDE PILOTATE, TAGLI SOSPETTI E UN FORMAT CHE NON CERCA LA VERITÀ MA LO SCONTRO. MANIPOLAZIONE O STRATEGIA POLITICA?|KF

  • PAPPALARDO ATTACCA GIORGIA MELONI DAL PALCO, LE TELECAMERE STRINGONO, POI QUALCOSA SPARISCE. NON SOLO UNA FRASE TAGLIATA, MA UN INTERO MOMENTO CANCELLATO. DA QUEL SECONDO IN POI, NULLA È PIÙ COME PRIMA. PERCHÉ QUESTA NON È UNA LITE. È UNA FRATTURA CHE STA DIVIDENDO L’ITALIA. Pappalardo alza la voce, usa parole precise, studiate per colpire. Vuole trascinare Meloni nello scontro diretto, costringerla a reagire davanti al Paese. Ma la Premier non risponde come previsto. Non attacca. Non replica. Osserva. Aspetta. E proprio lì succede qualcosa di anomalo. Le inquadrature cambiano. L’audio si abbassa. Un passaggio sparisce dalle clip ufficiali. Chi ha deciso di tagliare? E soprattutto, cosa conteneva quel frammento che non doveva circolare? Da quel momento, il racconto si spacca. C’è chi parla di umiliazione, chi di strategia fredda, chi di paura mascherata. Meloni appare immobile, ma il silenzio pesa più di mille parole. Pappalardo sembra aver aperto una porta che non doveva aprire. Non è più uno scontro tra due nomi, ma tra due Italie: chi urla contro il potere e chi lo controlla senza esporsi. E mentre i media litigano sulla superficie, la vera domanda resta sepolta: chi ha davvero perso il controllo di quella serata?

  • SCENARIO DA GUERRA A CARACAS: ESPLOSIONI, PAURA E POI LA FRASE DI TRUMP CHE CAMBIA TUTTO — “MADURO CATTURATO CON LA MOGLIE”. LA CADUTA DEFINITIVA DEL REGIME O L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA RITORNO?|KF

  • IN DIRETTA TV, UNA FRASE TAGLIA L’ARIA COME UNA LAMA: “RINUNCIO ALL’IMMUNITÀ”. CALENDA NON INDICA UN NEMICO, MA LANCIA UNA SFIDA PUBBLICA. FORMIGLI È NOMINATO, IL TRIBUNALE È EVOCATO, E IMPROVVISAMENTE LA TELEVISIONE NON È PIÙ UN PALCO, MA UN PRE-PROCESSO. Lo studio si irrigidisce. Le luci restano accese, ma l’atmosfera cambia. Carlo Calenda parla lentamente, scegliendo ogni parola come se fosse già agli atti. Non alza la voce, non cerca l’applauso. Fa qualcosa di più destabilizzante: rinuncia a una protezione che tutti danno per scontata. L’immunità cade, almeno a parole. E quando cade, cambia il peso di tutto ciò che è stato detto prima. Il nome di Corrado Formigli entra nella scena come una prova non ancora mostrata. Nessuna accusa esplicita, solo una promessa: “ci vediamo in tribunale”. La regia stringe, taglia, sfuma. Cosa è stato detto fuori onda? Quali frasi sono state montate, quali no? La linea tra informazione e potere si fa sottile. Non è più uno scontro mediatico, è una partita di credibilità. E mentre il pubblico guarda, una domanda resta sospesa: chi sta davvero mettendo sotto processo chi?

BUSINESS

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CAR

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SPORT

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TRAVEL

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