L’odore che si respira nei corridoi del Quirinale, in queste ore, non è quello della politica. È l’odore del tempo che si cristallizza e muore. 🕰️
È il profumo stantio della cera d’api stesa sui parquet del Settecento, mescolato al sentore acre della carta bollata e del caffè servito in porcellane talmente sottili da sembrare trasparenti, quasi irreali.
Qui, tra gli arazzi pesanti che attutiscono ogni grido della realtà esterna, Sergio Mattarella abita il silenzio.
Il Presidente è l’incarnazione vivente della liturgia del diritto. Ogni suo gesto è misurato da un metronomo invisibile che batte un tempo che non esiste più.
La sua psicologia è quella di un bibliotecario meticoloso che tenta disperatamente di riordinare i volumi in ordine alfabetico mentre l’edificio è scosso da un terremoto di magnitudo 8.
Mattarella non guarda i fatti. Mattarella guarda i commi. 📜
Per lui il mondo esiste solo se può essere contenuto in un protocollo, in una firma apposta con grazia, con una stilografica che non deve mai, per nessun motivo, macchiare il foglio immacolato.
È l’ultimo guardiano di un’illusione. L’idea romantica e fatale che una norma, da sola, possa fermare la valanga della Storia.
Ma fuori da quelle mura di velluto, fuori da quel silenzio ovattato, il mondo ha smesso di chiedere il permesso.
Sentite questo rumore? 💥
Non è il vento.

È il suono del metallo che si scontra a Caracas. È il fragore di un ordine mondiale che si sgretola sotto i colpi di maglio di Donald Trump.
Mentre i nostri palazzi romani discutono di cavilli, di virgole e di pesi e contrappesi costituzionali, un uomo ha deciso che la realtà non ha bisogno di note a piè di pagina.
Trump non ha inviato una nota diplomatica. Non ha convocato l’ambasciatore.
Ha abbattuto un regime.
Ha preso Nicolas Maduro e ha ricordato al pianeta intero che la morale è un lusso. Un orpello scintillante che solo chi ha già vinto, chi ha già il piede sul collo dell’avversario, può permettersi di esibire nei salotti buoni.
In questo scenario apocalittico, la sinistra italiana appare come un’orchestra che continua a suonare il minuetto, un motivo dolce e rassicurante, mentre il Titanic ha già lo scafo squarciato e l’acqua gelida sta salendo alle caviglie. 🚢❄️
Elly Schlein abita una dimensione psicologica parallela.
Un mondo fatto di grammatica inclusiva, di asterischi e di indignazione da salotto televisivo. La sua è una sofferenza puramente estetica.
Si straccia le vesti per il Venezuela, urla allo scandalo, non perché soffra davvero per il popolo affamato, ma perché Trump ha violato l’estetica della democrazia liberale.
Ha osato agire senza il timbro del notaio.
La Schlein è prigioniera di un labirinto di specchi dove l’importante non è risolvere il problema, ma avere la postura morale corretta mentre il problema ti travolge e ti spazza via.
Siete pronti a vedere la verità dietro il paravento del politicamente corretto? Siete pronti a guardare l’abisso?
Andiamo a Piazza Capranica. Entriamo nei corridoi della Camera dei Deputati.
Qui l’aria è satura. Si respira umidità e ansia elettorale. 😨
I parlamentari si muovono come ombre cinesi, rapidi, sfuggenti. C’è un ticchettio nervoso di tacchi sul marmo freddo che risuona come un conto alla rovescia.
È la paura.
La paura pura di chi sente che il terreno sta mancando sotto i piedi. Di chi sa che il gioco sta per finire.
La psicologia collettiva della classe dirigente italiana è quella di un condannato che spera nel rinvio dell’esecuzione, anche solo di un giorno.
Si rifugiano nei comunicati stampa. Si nascondono dietro le parole.
Usano termini come “Diritto Internazionale”, “ONU”, “Corte dell’Aia”.
Termini che suonano nobili, altisonanti, ma che nelle strade insanguinate di Caracas o nelle acciaierie morenti di Taranto pesano meno di un pugno di mosche.
Poi… arriva lui.
Un uomo che non usa la stilografica di Mattarella. Non usa il linguaggio inclusivo della Schlein.
Usa la sciabola. ⚔️
Il Generale Roberto Vannacci entra in questa scena come un predatore in un allevamento di polli.
La sua voce non è filtrata dagli uffici stampa. Non è edulcorata dai consulenti d’immagine.
È una voce che sa di polvere da sparo, di caserma e di realismo cinico.
Vannacci ha capito quello che i nostri leader fingono di non vedere, o che sono troppo terrorizzati per ammettere.
La politica è un atto di forza. O non è politica.
Osservate le mani di chi decide oggi in Italia. Guardatele bene.
Le mani della politica italiana sono curate. Unghie limate, pelle morbida. Mai un granello di terra sotto la pelle, mai un callo.
Sono mani che sfogliano dossier, che firmano assegni, ma non toccano mai la carne viva della nazione.
Al contrario, il linguaggio di Vannacci è brutalità necessaria.
È il martello che colpisce l’incudine dell’ipocrisia europea e la manda in frantumi. 🔨
Mentre a Bruxelles si discute di quote di emissioni, di auto elettriche e di regolamenti sui “mercati felini” (sì, siamo arrivati a questo), il Generale punta il dito sul Re Nudo.
Donald Trump ha agito. Ha portato a casa il risultato.
Ha fatto gli interessi del suo popolo senza chiedere il visto all’ONU, senza aspettare il permesso di nessuno.
Questa non è solo cronaca estera. Non è un notiziario lontano.
È uno specchio deformante che restituisce all’Italia l’immagine impietosa della propria impotenza.
Siamo un paese che filosofeggia mentre gli altri banchettano con i resti della nostra sovranità. 🇮🇹🥀
Siamo il salotto buono che viene svaligiato dai ladri mentre i padroni di casa discutono furiosamente del colore delle tendine.
Il paradosso è totale. Il dramma è fisico, tangibile.
Immaginate una nonna in un paesino sperduto della Calabria. Una donna che non arriva a fine mese, che conta i centesimi.
Per lei, i discorsi della Schlein sul Venezuela sono rumore bianco. Interferenze.
Per lei, la firma di Mattarella su un trattato europeo è un geroglifico senza senso.
Quella donna capisce solo una cosa: il pane che aumenta. Il riscaldamento che non può accendere. La sicurezza che non c’è più quando esce di casa.
Vannacci parla a lei.
Parla a quella pancia profonda che la sinistra ha smesso di ascoltare decenni fa, preferendo le conferenze chic a Zurigo o i cocktail esclusivi a Capalbio.
Il Generale demolisce il moralismo a senso unico. Lo fa a pezzi.
Ci dice che se Trump vince e nessuno gli congelerà mai i beni, è perché Trump possiede la forza.
E la forza non si processa. La forza si subisce o si esercita. 💪
L’Italia ha scelto di non esercitarla più.
Abbiamo delegato la nostra forza a burocrati senza volto che siedono in uffici climatizzati a Strasburgo, mentre le nostre aziende chiudono e i nostri giovani scappano all’estero.

È una lezione di realismo spietato che fa sanguinare le orecchie degli intellettuali.
Ma perché nessuno oserà mai sanzionare gli Stati Uniti?
Perché il diritto internazionale è il vestito della domenica dei potenti.
Lo indossano per andare a messa, per farsi le foto, ma lo tolgono immediatamente quando c’è da fare il lavoro sporco.
Vannacci svela il trucco del prestigiatore.
Ci mostra che l’ONU è una sedia vuota al tavolo dei grandi. Un fantasma. 👻
La psicologia dell’Europa è quella della vittima consenziente.
Ci siamo convinti, in un delirio collettivo, che essere “buoni” ci avrebbe reso immuni dalla Storia.
Abbiamo trasformato la nostra debolezza in una virtù morale. “Siamo deboli perché siamo civili”, ci diciamo.
Ma la Storia non è una cena di gala.
La Storia è un conflitto perenne per le risorse, per il potere, per la pura sopravvivenza biologica.
E in questo conflitto, chi cita i trattati mentre l’avversario carica il fucile è destinato a sparire. A estinguersi.
La musica che accompagna le parole del Generale non è una melodia rassicurante.
È una marcia militare che calpesta i tappeti persiani dei palazzi romani. 🥁
Guardate negli occhi i vostri rappresentanti in TV. Cosa vedete?
Vedete la scintilla della decisione o il riflesso opaco del compromesso?
La verità, quella che nessuno vi dice, è che la nostra classe politica ha paura della realtà.
Hanno paura di un uomo come Vannacci perché non possono controllarlo con una poltrona o un emendamento. Non possono comprarlo.
Hanno paura di Trump perché ha dimostrato che il sistema è un castello di carte che basta un soffio per far crollare.
Il conflitto non è tra destra e sinistra. Quella è roba vecchia.
Il conflitto è tra chi vive nel mondo dei fatti e chi sopravvive nel mondo delle parole.
Tra chi vuole fare gli interessi degli italiani e chi preferisce essere lodato nei corridoi di Bruxelles per la propria obbedienza canina.
Il Generale ha scosso l’albero. I frutti marci stanno cadendo uno dopo l’altro. 🍎
La domanda che aleggia nell’aria, pesante come una cappa di piombo, non riguarda il Venezuela.
Riguarda NOI. Riguarda l’Italia.
Siamo ancora una nazione capace di autodifesa?
O siamo diventati una colonia di “anime belle” che preferiscono affondare con eleganza piuttosto che combattere con le unghie e con i denti per restare a galla?
La risposta non la troverete nei telegiornali di regime.
Non la troverete nelle analisi dei politologi da talk show che sorseggiano acqua gassata mentre il paese brucia.
La risposta è nel realismo cinico di chi sa che, alla fine della giornata, contano solo i risultati.
Trump ha vinto. Maduro è caduto.
E l’Europa?
L’Europa resta a guardare con la sua Corte Internazionale in mano e le tasche sempre più vuote.
Questo è il punto di non ritorno. 🛑
Questa è l’ingiustizia centrale: un popolo costretto a subire le decisioni di leader che hanno più a cuore la propria reputazione internazionale sui giornali stranieri che il benessere dei propri cittadini.
Ma restate con me. Non andate via.
Perché quello che sta per emergere dalle nebbie del potere romano vi lascerà senza fiato.
Mentre Vannacci parla e la Schlein si indigna, dietro le quinte si sta consumando un tradimento ancora più profondo.
Un tradimento che ha un nome, un cognome e una cifra precisa.
C’è qualcosa che non vi dicono sul rapporto tra il nostro governo e i giganti di Oltreoceano.
C’è un motivo inconfessabile per cui, nonostante le parole di fuoco, l’Italia continua a restare in ginocchio.
La lezione di Trump non è stata solo una dimostrazione di forza.
È stata l’esca per una trappola in cui l’Italia sta cadendo con entrambi i piedi.
E il Generale Vannacci sta per scoperchiare il vaso di Pandora che i palazzi del potere volevano tenere sigillato per sempre.
Il tempo delle chiacchiere è finito. Il tempo dei fatti sta per travolgere tutto.
Ma ora scendiamo nel fango della realtà. 🌧️
Mentre i telegiornali di regime vi distraggono con i dibattiti infiniti sulla democrazia in Venezuela, c’è un dato che nessuno ha il coraggio di sbattervi in faccia.
Il momento in cui il velo si squarcia. Il twist che i palazzi del potere temono più di ogni altra cosa.
Sapete perché Giorgia Meloni tace?
Sapete perché il governo italiano, che si professa sovranista, non segue l’esempio di Trump?
La verità è sepolta nei registri contabili delle grandi banche d’affari.
Mentre Vannacci grida la necessità di fare gli interessi degli italiani, i nostri asset strategici vengono svenduti pezzo dopo pezzo.
Il vero twist è che la nostra libertà di manovra è stata barattata.
Svenduta per un posto a tavola nei summit internazionali.
Abbiamo accettato di essere i maggiordomi d’Europa in cambio di una pacca sulla spalla di Joe Biden o di un sorriso gelido di Ursula von der Leyen.
E qui il paradosso umano diventa insopportabile.
Volete vedere la faccia dell’ingiustizia? 👵
Andiamo in un bilocale umido alla periferia di Reggio Calabria.
Lì vive Maria, 80 anni. Una vita passata a spaccarsi la schiena nei campi e nelle case dei signori.
Maria oggi non accende il riscaldamento.
Indossa tre maglioni di lana vecchia, logora, perché il costo del gas è diventato un mostro che divora la sua pensione minima.
Maria mangia pane e brodo.
Perché deve scegliere. Ogni giorno deve scegliere tra i farmaci per il cuore e una bistecca di vitello.
Mentre Maria trema dal freddo, a pochi chilometri di distanza, nei palazzi riscaldati della politica, si firmano assegni in bianco.
Si sostengono sanzioni che non colpiscono mai i potenti, ma massacrano solo i poveri cristi come Maria.
Il paradosso è osceno.
L’Italia invoca la morale internazionale per punire i regimi lontani, ma condanna a morte per indifferenza i propri cittadini.
Perché dobbiamo occuparci dei confini del Venezuela se non sappiamo proteggere il pianerottolo di casa nostra?
La risposta è nel portafoglio.
Seguiamo i soldi. Follow the money, dicevano i vecchi investigatori. 💸
L’analisi economica della crisi venezuelana rivela una verità agghiacciante.
Mentre l’ONU minaccia sanzioni ridicole che non verranno mai applicate agli Stati Uniti, i giganti dell’Energia come Eni e Chevron giocano una partita a scacchi sulla pelle dei consumatori.
Trump ha abbattuto Maduro non per la libertà. Non siamo ingenui.
Lo ha fatto per il petrolio. Per il controllo delle riserve più grandi del pianeta.
E l’Italia? L’Italia sta a guardare col piattino in mano.
Abbiamo perso i contratti vantaggiosi.

Abbiamo accettato di comprare gas liquefatto americano a prezzi triplicati rispetto a quelli di mercato.
Ogni volta che Maria accende il fornello per scaldare il brodo, una parte di quei pochi centesimi che le restano vola oltreoceano.
Vola a finanziare la brutalità necessaria di chi fa davvero i propri interessi.
Quanto ci costa esattamente questa fedeltà cieca al sistema internazionale?
Ci costa 30 miliardi di euro in rincari energetici solo nell’ultimo biennio.
Ci costa la chiusura di 50.000 piccole imprese che non reggono il peso di una politica estera fatta per compiacere Bruxelles e Washington.
Il dato è inoppugnabile.
Nessuno bloccherà i beni a Trump perché Trump possiede le chiavi del sistema finanziario globale.
Nessuno emetterà sanzioni contro gli Stati Uniti perché l’America è l’azionista di maggioranza del pianeta Terra.
Le sanzioni sono un’arma che i forti usano contro i deboli per tenerli in riga.
E noi, in questa gerarchia del dolore, siamo stati declassati a spettatori paganti.
Paganti col sangue delle nostre industrie e il freddo nelle ossa dei nostri anziani.
È qui che la lezione di Roberto Vannacci diventa un manifesto di sopravvivenza.
Siamo pronti ad ammettere che il Re è nudo? 👑🚫
Il Generale non sta facendo filosofia. Sta facendo i conti della serva.
Quando dice che i fatti contano più del diritto e della morale, sta descrivendo il funzionamento del motore del mondo.
La morale è il lubrificante. Ma i fatti sono gli ingranaggi che frantumano le ossa di chi non si adegua.
Vannacci ha scoperchiato l’ipocrisia delle “sanzioni feline”.
Sì, avete capito bene. Siamo arrivati al punto in cui il sistema internazionale esclude i gatti russi o americani dai concorsi estetici per dare un “segnale politico”.
È il ridicolo che si fa istituzione. 🐈
È il segno di una civiltà al tramonto che, non potendo più vincere le guerre del pane, prova a vincere quelle del pedigree.
Mentre il mondo cambia asse, noi discutiamo di concorsi per gatti.
Questa è la politica che volete per i vostri figli?
Il climax della narrazione ci porta davanti a un bivio esistenziale.
Da una parte c’è la strada tracciata da Elly Schlein e dai funzionari grigi dell’ONU.
Una strada lastricata di buone intenzioni, di discorsi vuoti sull’inclusione e di sottomissione totale alle élite finanziarie.
È la strada che porta al declino elegante. Alla trasformazione dell’Italia in un museo a cielo aperto dove i cittadini sono solo comparse malnutrite per i turisti ricchi.
Dall’altra parte c’è la via del realismo cinico.
La via indicata da Vannacci.
La via di chi dice “PRIMA GLI ITALIANI” senza se e senza ma.
Non è uno slogan elettorale da urlare in piazza. È una necessità biologica.
È il grido di chi non vuole vedere la propria nazione trasformata in una colonia di serie B.
Trump se ne frega e vince. Vannacci parla e il sistema trema.
Perché il sistema ha paura della verità?
Hanno paura perché la verità è contagiosa come un virus.
Se gli italiani capissero che è possibile dire di NO a Bruxelles…
Se capissero che la nostra economia potrebbe rinascere mettendo i nostri interessi davanti a quelli di BlackRock…
Il castello di carte crollerebbe in un istante.
Il Generale ha lanciato un monito durissimo alla classe politica. Un avvertimento che risuona come un colpo di cannone nelle stanze ovattate del potere.
“Imparate a fare gli interessi degli italiani”, dice.
È una frase che dovrebbe essere scolpita nel marmo. Ma che oggi suona come un’eresia per chi è abituato a prendere ordini via email da uffici senza nome situati in Belgio.
La domanda finale non è se Trump abbia fatto bene o male in Venezuela.
La domanda è: Noi quando inizieremo a fare bene per noi stessi?
Volete continuare a essere quelli che si stracciano le vesti per il Venezuela mentre le nostre città cadono a pezzi?
O volete un’Italia che torni a sedersi al tavolo dei grandi con la schiena dritta e il coltello dalla parte del manico?
La scelta non è tra destra e sinistra.
La scelta è tra l’esistenza e l’estinzione.
Tra la dignità di un popolo sovrano e la servitù di una provincia dell’impero.
Il Generale Vannacci ha parlato: “La storia sta cambiando marcia”.
E voi, da che parte starete quando il vento della realtà spazzerà via le ultime foglie secche del buonismo?
Non restate in silenzio. Il vostro silenzio è il carburante dei loro privilegi.
È ora di far sentire la voce dell’Italia che non si arrende.
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La verità è un atto di coraggio. Difendete il vostro interesse nazionale.
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Fate capire a chi siede nei palazzi che il tempo dell’ipocrisia è scaduto.
La vostra voce è l’unica arma che ci resta per fermare il declino.
Condividete questo video ovunque. Rompete il muro del politicamente corretto.
Noi siamo qui per raccontarvi quello che gli altri nascondono.
Alla prossima. Se avremo ancora una Patria da difendere. 🇮🇹👀
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