“C’è un’ombra che si allunga sui palazzi del potere, un sussurro che diventa grido, e un nome che rimbalza come una pallottola impazzita tra le scrivanie che contano: Francesca Albanese.” 🕯️👀
Benvenuti nel sottosopra della politica italiana, dove nulla è come sembra e dove una relatrice dell’ONU può trasformarsi, da un momento all’altro, nella superstar assoluta di una sinistra che prima la rinnega e poi la venera, seguendo l’odore dei voti come squali con il sangue.
Ma la domanda che fa tremare le pareti di marmo è solo una: chi c’è davvero dietro di lei? Chi sta muovendo i fili di questa marionetta diplomatica che incendia le piazze e spacca l’opinione pubblica?
FRANCESCA ALBANESE, NOMI CHE SI RIPETONO, SIGLE CHE EMERGONO: LA REGIA OCCULTA 💥

Tutto parte da un documento. Un pezzo di carta che non doveva uscire, trapelato dai canali riservati, che svela una rete silenziosa pronta a stringersi attorno al governo.
Non sono solo voci. Qui si parla di sigle che evocano fantasmi del passato, nomi che fanno venire i brividi a chi ha memoria storica. Scendono in campo loro: i CARC. 😱
Ve li ricordate? Il Partito dei CARC. Quelli che si rifanno alla rivoluzione marxista-leninista, quelli che guardano con nostalgia alle Brigate Rosse. Sì, proprio loro sono usciti allo scoperto a Firenze.
IL DOCUMENTO TRAPELATO: OLTRE L’ATTIVISMO, VERSO LA RIVOLTA 🔥
Il piano è scritto nero su bianco in un comunicato che sembra un manifesto di guerra. Chiedono una “cittadinanza popolare” per la Albanese, ma è solo la punta dell’iceberg.
Le parole d’ordine sono chiare, brutali, elettriche: “Bloccare tutto”, “Passare dalla difesa all’attacco”, “Cacciare l’amministrazione”. Non è politica, è un invito al disordine programmato.
Vogliono liberare Firenze dal “sionismo”, invocando un’amministrazione locale d’emergenza. In pratica, vorrebbero rifare la rivoluzione tra un caffè e una molotov. 💥
E i giudici? Dove sono i paladini della legge quando si incita alla rivolta popolare in barba a ogni principio democratico? Il silenzio è assordante, quasi complice.
LISTE DI PROSCRIZIONE E FANTASMI COMUNISTI 🕵️♂️
Ma non è la prima volta. La memoria ci riporta all’agosto 2024, quando un sedicente Nuovo Partito Comunista Italiano pubblicò online una lista nera.
Agenti sionisti. Nemici da denunciare. Giornalisti finiti nel mirino: da Fiamma Nirenstein a Nicola Porro, da Alessandro Sallusti a Vittorio Feltri. Chiunque sostenga Israele diventa un bersaglio.
È questa la democrazia che sognano? Un mondo dove dare un volto al nemico non è un metodo pericoloso, ma un “contributo educativo”? Le parole dei CARC sono pietre lanciate contro la convivenza civile. 🪨
Dicono che il disordine sia il primo passo per un “ordine sociale giusto”. Vogliono rendere il Paese ingovernabile, paralizzare l’Italia, creare il caos per abbattere il “Governo Meloni criminale”.
IL PARADOSSO DI STALIN NEL 2025 🚩

Mentre la sinistra borghese manifesta pacificamente (e per questo viene derisa dagli estremisti), i duri e puri sognano le purghe di Stalin e le gesta di Lenin.
Parliamo di ideologie che nel mondo hanno fatto più di 100 milioni di morti. Eppure, nel 2025, c’è ancora chi scende in piazza convinto che spaccare dieci macchine della polizia sia un atto eroico di lotta di classe.
La Albanese, in tutto questo, è il simbolo perfetto. Appoggiata da chi vuole il caos, difesa da chi odia il sistema, diventa l’ariete per sfondare le porte del governo eletto dal popolo.
Dicono che il fascismo sia tornato, ma le leggi contro il fascismo esistono. Il comunismo invece? Quello cammina indisturbato tra noi, cambiando nome ma mantenendo lo stesso vizio: voler comandare senza i voti.
UNA RETE CHE NON DORME MAI 🌙
Cosa c’è davvero in quel documento segreto che sta circolando nei palazzi? Si parla di coordinamento sinergico, di iniziative concatenate, di un piano per far cadere non solo una misura di sicurezza, ma l’intero assetto dello Stato.
La percezione è quella di un assedio. Da una parte i palazzi che leggono carte e incrociano date, dall’altra una piazza che non accetta la sconfitta elettorale e cerca la spallata violenta.
Chi coordina? Chi copre? Chi osserva in silenzio dalle retrovie dell’ONU o dalle sedi di partito? La sensazione è che non sia semplice attivismo, ma un’operazione chirurgica per destabilizzare l’Italia. 🇮🇹
E mentre i nomi si ripetono e le sigle emergono dall’oscurità, il Paese si chiede: fino a che punto si spingeranno per riprendersi il potere che il popolo gli ha tolto?
IL CONFINE È STATO SUPERATO ⚡
La lotta in solidarietà alla Palestina è diventata il paravento per una guerra interna che non risparmia nessuno. Firenze è solo l’inizio, il laboratorio di un esperimento di rivolta globale.
Non è solo una questione di cittadinanza onoraria o popolare. È la sfida finale tra chi crede nelle urne e chi crede nel sabotaggio sistematico.
Le ombre si fanno lunghe, i documenti trapelano e le domande rimangono senza risposta… ma per quanto ancora potremo ignorare quello che sta venendo a galla?
Cosa succederà quando la rete silenziosa deciderà di uscire definitivamente allo scoperto per dare il colpo di grazia alla democrazia? Il cronometro corre, e il ticchettio non è mai stato così inquietante. 🕰️🔥
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NON È UNA POLEMICA, È UNA GUERRA APERTA: CARLO NORDIO FINISCE SOTTO ASSEDIO, TRA ACCUSE PESANTISSIME, DOSSIER NON DETTI E UNA BATTAGLIA SOTTERRANEA PER IL CONTROLLO DELLA GIUSTIZIA ITALIANA. Il ministro non parla, ma intorno a lui il rumore è assordante. Accuse che rimbalzano tra corridoi istituzionali e talk show, ricostruzioni che cambiano versione, alleanze che si spezzano nel silenzio. Nordio diventa il bersaglio perfetto di uno scontro che va ben oltre la sua persona. In gioco non c’è solo una riforma, ma il potere di decidere chi comanda davvero nei tribunali. Ogni parola pesa, ogni omissione brucia, ogni attacco sembra studiato per logorare, isolare, delegittimare. La giustizia diventa il campo di battaglia finale, mentre il Paese osserva senza conoscere i retroscena. È una resa dei conti che nessuno vuole chiamare col suo nome, ma che sta ridisegnando gli equilibri del potere. E quando la polvere si poserà, qualcuno scoprirà di aver perso molto più di una battaglia politica.
Quello che sta accadendo nelle ultime 72 ore nei corridoi del potere romano non è una semplice scaramuccia parlamentare. Dimenticate…
NON È UN COMMENTO, È UN’ESecuzione IN DIRETTA: FEDERICO RAMPINI STRAPPA IL COPIONE DI LA7 E FA CROLLARE LA NARRAZIONE DEL “PERICOLO FASCISTA” DAVANTI AL PUBBLICO, AI CONDUTTORI E AI RETROSCENA DEL POTERE MEDIATICO. Le luci dello studio sono accese, ma l’atmosfera cambia improvvisamente. Rampini entra, osserva, e smonta pezzo per pezzo una narrazione che per anni ha dominato i talk show di La7. Non urla, non provoca: espone. E proprio questo manda in tilt il sistema. Volti tesi, silenzi pesanti, sguardi che cercano una via di fuga. La “commedia” continua a scorrere, ma il pubblico capisce che qualcosa si è rotto. Il racconto del pericolo imminente perde forza, il copione scricchiola, e la regia non riesce più a coprire le crepe. È l’ultima recita di un teatro politico-mediatico che viveva di slogan, non di fatti. Quando la finzione cade, resta una domanda inquietante: chi ha scritto davvero questa storia, e perché ora non funziona più?
Signore e signori, accomodatevi. Spegnete i cellulari, chiudete le finestre, dimenticate quello che vi hanno raccontato fino a cinque minuti…
NON È UNA GAFFE, NON È UN ATTACCO QUALSIASI: MARIA LUISA ROSSI HAWKINS PUNTA IL DITO CONTRO ELLY SCHLEIN E FA ESPLODERE UNO SCANDALO CHE METTE L’ITALIA ALLA BERLINA DAVANTI A TUTTI. Le immagini fanno il giro dei social, le parole rimbalzano nei palazzi del potere. Maria Luisa Rossi Hawkins entra a gamba tesa e trascina Elly Schlein in uno scontro che va ben oltre la politica quotidiana. Accuse, silenzi imbarazzanti, retromarce improvvise: ogni dettaglio alimenta la sensazione che qualcosa di grosso stia venendo a galla. La leader del PD finisce al centro di una tempesta che divide, polarizza e umilia l’immagine del Paese proprio mentre l’Europa osserva. C’è chi parla di scivolone irreparabile, chi di strategia fallita, chi di un cortocircuito che smaschera un sistema fragile. Una cosa è certa: quando certi nomi vengono messi sul tavolo, il danno non resta confinato a un partito. Qui si gioca la credibilità dell’Italia, sotto gli occhi di tutti.
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NON È UN SEMPLICE ATTACCO, È UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA POLITICA: MARCO RIZZO PUNTA IL DITO CONTRO GIUSEPPE CONTE, SMASCHERA I 5 STELLE E APRE UNA FRATTURA CHE RISCHIA DI DIVENTARE IRREVERSIBILE. Le parole arrivano come un colpo secco, senza filtri né mediazioni. Marco Rizzo rompe il silenzio e trasforma un malcontento latente in uno scontro frontale che mette in difficoltà Giuseppe Conte e l’intero Movimento 5 Stelle. Non è solo una critica, è una sfida aperta sul terreno dell’identità, della coerenza e del potere reale. Mentre i vertici cercano di ricompattare il fronte, il web esplode, le basi si dividono e le vecchie certezze iniziano a scricchiolare. Questo attacco riporta a galla contraddizioni mai risolte, promesse dimenticate e scelte che oggi pesano come macigni. In gioco non c’è solo una polemica, ma la credibilità di un progetto politico che rischia di perdere il controllo della propria narrazione.
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