C’è un rumore che, nei corridoi ovattati del potere romano, fa più paura dello scatto delle manette ai polsi.
Non è il suono di una sentenza letta in un’aula bunker. Non è il colpo secco del martelletto di un giudice che chiude un processo.
È un rumore molto più sottile, quasi impercettibile, ma capace di scatenare un terremoto istituzionale.
È il rumore di una pallina che gira in un’urna. 🎱
Il terrore puro, quello che ti gela il sangue nelle vene e ti fa perdere il sonno anche se sei un intoccabile, ha un nome preciso. Un nome che nessuno voleva pronunciare fino a pochi mesi fa, come se fosse una maledizione antica: Sorteggio.
Guardate bene le facce di chi ci governa.
Guardate le espressioni tirate di chi amministra la giustizia in queste ore convulse.
Perché quello che state per leggere non lo troverete nei telegiornali della sera, troppo impegnati a raccontarvi la superficie delle cose.
C’è stato un momento preciso, un istante di panico assoluto, in cui il “Sistema” ha capito di essere sotto attacco mortale. ☠️
Hanno provato a nasconderlo.

Hanno tentato di camuffare la paura dietro parole complicate, dietro il latinorum giuridico, dietro la difesa retorica della Costituzione più bella del mondo.
Ma la verità è molto più cruda. Molto più brutale.
Hanno paura che il Caso, la fortuna cieca e imparziale, possa distruggere cinquanta anni di accordi sottobanco.
Hanno il terrore che un’estrazione casuale faccia saltare quella ragnatela di favori e contro-favori che tiene in piedi le carriere più brillanti della magistratura italiana.
E quando la paura diventa incontrollabile, succede l’impensabile.
Anche i protagonisti più insospettabili escono allo scoperto. Cadono le maschere. E si dicono cose che non avrebbero mai dovuto essere dette ad alta voce.
Preparatevi.
Mettetevi comodi e spegnete il cellulare, perché quello che stiamo per analizzare vi lascerà senza parole.
Tutto inizia con una dichiarazione che ha fatto tremare i vetri delle finestre sindacali di Corso d’Italia.
Il protagonista è Maurizio Landini.
L’uomo della piazza. Il difensore dei lavoratori. Il volto ruvido, barbuto e combattivo della CGIL. 🚩
Lo abbiamo sempre visto in prima linea a combattere per i contratti, per le tute blu, per la sicurezza in fabbrica, per i diritti sociali dei più deboli.
Ma improvvisamente, come in un film dove il protagonista cambia ruolo a metà pellicola, Landini muta pelle.
Si toglie metaforicamente la giacca da sindacalista consumata dalle manifestazioni e indossa la toga.
La sua voce non tuona più contro i “padroni” delle fabbriche o delle multinazionali.
Si alza, potente e inaspettata, a difesa di un altro tipo di padrone: il padrone delle correnti della magistratura.
Landini si presenta davanti ai microfoni. Lo sguardo è serio, grave, quasi solenne.
E spara la sentenza definitiva.
Dice che il sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura è “indegno”.
Fermatevi un attimo. Rileggete questa parola.
Indegno.
Non dice che è “sbagliato”. Non dice che è “inefficace” o “tecnicamente complesso”.
Dice che è indegno per un Paese serio.
E qui, proprio in questo aggettivo pesante come un macigno, si nasconde la chiave di volta di tutto l’inganno che stiamo vivendo.
Perché Landini, che dovrebbe occuparsi di salari fermi al palo e di precariato, si lancia in una difesa così disperata, così violenta, del metodo con cui i giudici scelgono i loro capi?
Perché un sindacalista sente il bisogno impellente di fare da scudo umano a un sistema che, come dimostrato dallo scandalo Palamara, ha mostrato crepe profonde e marciume?
La risposta è un pugno nello stomaco.
Il sistema si difende compatto. È una falange macedone.
Quando tocchi un filo, trema tutta la ragnatela. 🕸️
Per mesi ci hanno raccontato una favola.
Una narrazione costruita a tavolino negli studi televisivi, ripetuta come un mantra ipnotico da opinionisti compiacenti e magistrati in servizio permanente effettivo sui media.
Ci hanno detto che la riforma della giustizia, quella vera, quella che voleva introdurre il sorteggio temperato, era un pericolo per la democrazia.
Hanno gridato al “Colpo di Stato Bianco”.
Hanno detto che se la politica avesse messo mano ai meccanismi del CSM, la magistratura sarebbe finita sotto il tallone di ferro del governo.
Era una menzogna colossale.
Una bugia ripetuta così tante volte da sembrare verità, secondo la vecchia scuola della propaganda.
Ma poi è successo l’imprevisto. Il bug nel sistema.
La gente non ci ha creduto più.
Gli italiani, stanchi di vedere le faide interne alle procure, stanchi di leggere chat imbarazzanti sui giornali, hanno smesso di bere questa pozione.
E allora, quando la narrazione televisiva è crollata, il Sistema è passato al contrattacco visivo e brutale.
A Milano, nelle stazioni, sono apparsi cartelloni pubblicitari enormi.
Messaggi apocalittici che imploravano di votare “NO” ai referendum, minacciando la fine dell’indipendenza dei giudici come se fosse la fine del mondo.
Ed è stato in quel momento, davanti a quei manifesti patinati e costosi, che la maschera è caduta definitivamente.
Persino alcuni magistrati onesti, quelli che lavorano in silenzio, quelli che si portano i fascicoli a casa nel weekend e non vanno nei salotti TV, si sono rivoltati.
Hanno detto: “Ma cosa stiamo facendo? Siamo diventati dei tifosi? Siamo diventati un partito politico che fa campagna elettorale con i soldi e i manifesti?”.
La scena è grottesca, degna di un teatro dell’assurdo di Ionesco.
Abbiamo visto togati andare in giro stringendo la Costituzione al petto, come se fosse un testo sacro che solo loro, sacerdoti di una casta intocabile, possono interpretare.
Brandivano il libretto costituzionale come un’arma, accusando chiunque volesse cambiare le regole di essere un eretico. Un nemico del Libro.
Ma la realtà, quella che Landini cerca disperatamente di coprire con le sue urla sull’indegnità, è ben diversa.
Quel libro sacro non dice affatto che i giudici debbano spartirsi il potere tramite correnti politicizzate. 📜
La Costituzione non protegge le cene romane dove si decidono le nomine dei procuratori tra un bicchiere di vino e una telefonata notturna.
Quello che Landini chiama “Paese serio” è in realtà il Paese delle consorterie.
Il Paese dove tutto deve rimanere immobile affinché nulla cambi per chi comanda.
Il sorteggio, signori miei, è l’unica cosa che non puoi corrompere.
Non puoi chiamare al telefono la Fortuna.
Non puoi offrire una promozione al Caso.
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Non puoi invitare a cena un’estrazione a sorte in un hotel di lusso.
Ed è per questo che lo odiano. È per questo che lo temono più della peste.
È per questo che lo definiscono “indegno”.
Perché il sorteggio toglie dalle loro mani l’unica cosa che conta davvero: il potere di decidere chi comanda e chi obbedisce all’interno della magistratura. ⚖️
Ora dobbiamo entrare nel cuore oscuro della faccenda. Rallentare un attimo per capire il meccanismo perverso che Landini sta difendendo.
Non è una questione tecnica. Non lasciatevi ingannare.
È una questione di sopravvivenza per loro.
Il CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura, è l’organo di autogoverno. È il cuore pulsante.
Decide le carriere. I trasferimenti. Le punizioni. Le promozioni.
Chi controlla il CSM controlla la vita di ogni singolo giudice italiano.
Fino ad oggi, per entrare nel CSM dovevi appartenere a una corrente.
Dovevi avere un padrino. Dovevi fare campagna elettorale. Dovevi promettere fedeltà a un gruppo, a una fazione.
Esattamente come in politica, ma senza il controllo del voto popolare.
Questo sistema ha creato mostri.
Ha creato un “mercato delle vacche” dove la competenza giuridica non contava nulla e l’appartenenza alla cordata giusta contava tutto.
Il referendum che voleva introdurre il sorteggio serviva a tagliare questo cordone ombelicale infetto. ✂️
Se i membri vengono estratti a sorte (o se il sorteggio diventa una parte fondamentale della selezione), le correnti muoiono di fame.
Non servono più.
I capibastone perdono il loro esercito. I generali restano senza soldati.
Maurizio Landini lo sa. Eccome se lo sa.
E qui arriva lo scoop. La lettura politica che nessuno vi dà perché è troppo scomoda.
Landini non sta parlando da sindacalista. Sta parlando da futuro politico.
Sa perfettamente che in Italia, per fare carriera politica ad alti livelli, per ambire a guidare coalizioni o partiti, non puoi avere la magistratura contro.
Devi essere parte del Sistema, non un corpo estraneo da rigettare.
Difendere lo status quo del CSM, attaccare il sorteggio con parole così dure e definitive, è un messaggio in codice.
È un “pizzino” mediatico inviato alle correnti delle toghe. 📨
“Io sono con voi. Io proteggo il vostro potere. Ricordatevelo quando sarà il momento”.
È uno scambio di favori consumato alla luce del sole, spacciato per alto senso delle istituzioni e difesa della democrazia.
Quando Landini dice provocatoriamente: “Perché non sorteggiamo i parlamentari? Perché non sorteggiamo i sindaci?”, sta usando l’arma della distrazione di massa.
Sta cercando di buttare la palla in tribuna per confondere i tifosi.
Paragona i sindaci, che rispondono direttamente ai cittadini con il voto e ci mettono la faccia, ai membri del CSM che rispondono solo alle correnti interne e sono intoccabili.
È un paragone che non sta in piedi. È fumo negli occhi.
Serve solo a confondere le acque, a far credere all’operaio di Mirafiori che il sorteggio dei giudici sia una follia anarchica, invece che l’unica cura possibile per un cancro istituzionale.
La verità è che la “Casta” non è solo quella dei politici.
C’è una casta trasversale, un “Deep State” italiano, che unisce sindacati, alta burocrazia e vertici della magistratura. 🤝
Si tengono per mano. Se cade uno, rischiano di cadere tutti come tessere del domino.
Il sorteggio è l’elemento imprevedibile. La variabile impazzita che farebbe saltare il banco del casinò truccato.
Immaginate… anzi no, guardate alla realtà dei fatti.
Se domani nel CSM entrassero magistrati estratti a sorte, persone che non devono ringraziare nessuno per essere lì…
Persone libere. Slegate dalle logiche di potere romane.
Cosa succederebbe?
Succederebbe che le nomine verrebbero fatte per merito, non per appartenenza.
Che le inchieste scomode non verrebbero più insabbiate o pilotate a seconda dell’aria che tira nel Palazzo.
Succederebbe che la giustizia tornerebbe a essere, forse, uguale per tutti.
Ed è questo che li terrorizza. 😱
L’uguaglianza vera fa paura a chi vive di privilegi.
Landini si è esposto troppo, questa volta. Ha mostrato il fianco.
Dicendo che il sorteggio è “indegno”, ha implicitamente ammesso che per lui il sistema attuale – quello delle spartizioni svelate dalle chat di Palamara – è invece “degno”.
Per il segretario della CGIL è degno un sistema dove si decide a tavolino, in un hotel, chi deve diventare Procuratore di Roma o di Milano.
È degno un sistema dove la carriera di un giudice dipende da quanto è amico del capocorrente e non da quante sentenze giuste ha scritto.
Questa è la morale distorta che ci stanno propinando in prima serata.
E la cosa più triste è vedere come usano la Costituzione come un’arma contundente contro i cittadini.
Quella stessa Costituzione che parla di “sovranità popolare” viene sventolata per impedire al popolo di scardinare un meccanismo di potere autoreferenziale.
La loro strategia è chiara: delegittimare lo strumento (il sorteggio) per salvare il contenuto (il potere).
Vi diranno che il sorteggio è una lotteria. Che è roba da tombola natalizia. 🎰
Vi diranno che ci vuole competenza, che non si può affidare la giustizia al caso.
Ma mentono sapendo di mentire.
Perché il sorteggio si applica a persone che sono già magistrati!

Hanno già vinto un concorso difficilissimo. Hanno già la competenza tecnica. Hanno già la toga sulle spalle.
Non si sorteggia il salumiere sotto casa o il barista per fare il giudice del CSM. Si sorteggia tra giudici esperti.
L’unica cosa che manca al sorteggiato rispetto al membro eletto dalle correnti… è la tessera.
L’unica cosa che gli manca è il guinzaglio. 🐕
Ecco cosa dà fastidio a Landini e ai suoi amici: l’assenza del guinzaglio.
Siamo arrivati a un punto di non ritorno.
Le parole di Landini segnano il confine netto, invalicabile, tra chi vuole cambiare l’Italia e chi vuole che tutto resti com’è, pur di mantenere la propria fetta di torta.
È una battaglia di potere brutale combattuta sulla pelle della Giustizia.
E mentre loro si indignano per un sorteggio, milioni di italiani aspettano sentenze che non arrivano mai.
Si perdono nei meandri di una burocrazia giudiziaria lenta, farraginosa, costosa, spesso ostaggio di logiche che nulla hanno a che fare con la Legge.
Ma loro, dall’alto dei loro scranni, continuano a dirci che va tutto bene. Che il problema è chi vuole cambiare.
Ci trattano come sudditi a cui spiegare cosa è “degno” e cosa no.
Ma la dignità, quella vera, non sta nelle loro parole alate. Sta nella verità che cercano di nascondere sotto il tappeto.
E oggi, quella verità ha fatto un passo avanti verso la luce.
Non dimenticate mai questa parola: Sorteggio.
Perché finché farà così tanta paura ai potenti, significherà che è la strada giusta.
Il sistema trema. Le fondamenta scricchiolano.
E le urla di Landini sono solo la prova che il colpo è andato a segno, dritto al cuore del problema.
Restate svegli.
Perché la partita è appena iniziata e la prossima mossa sarà ancora più sporca, più subdola, più disperata.
Non chiudete gli occhi ora. 👀
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