Avete mai ascoltato il rumore che fa un’alleanza trentennale quando si spezza?
Non è uno schianto improvviso, come un bicchiere che cade a terra. Non è un’esplosione che tutti possono vedere e sentire. È qualcosa di molto più sottile, più perfido. È un sussurro nei corridoi di Cologno Monzese, uno sguardo evitato durante un gala a Milano, una telecamera che si spegne un secondo prima del dovuto, o un servizio mandato in onda un secondo dopo che avrebbe dovuto essere cancellato per “opportunità politica”. 🕯️
A Cologno Monzese, nel cuore pulsante dell’impero che fu di Silvio Berlusconi, il vento è cambiato. E a Roma, nelle stanze ovattate e blindate di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni se ne è accorta. Lo sente sulla pelle.
C’è qualcosa di sinistro, di indicibile, che si muove dietro le quinte del potere italiano. Un movimento tettonico, lento ma inesorabile, capace di ridisegnare la geografia politica del Paese senza che l’elettore medio se ne accorga finché non si ritrova con l’acqua alla gola.
Per anni, decenni addirittura, Mediaset è stata la corazzata, lo scudo impenetrabile, la spada fiammeggiante del centrodestra italiano. Era il luogo sacro dove le narrazioni venivano costruite, protette, lucidate e diffuse nelle case di milioni di italiani. Era la “casa” mediatica.
Ma oggi, quella corazzata sembra aver cambiato rotta. I cannoni non puntano più verso il nemico esterno, verso quella sinistra che per anni è stata il bersaglio prediletto. I cannoni stanno ruotando, lentamente, con un cigolio metallico che fa gelare il sangue, verso il ponte di comando del Governo. 🚢
È solo business? È solo una strategia per vendere più spazi pubblicitari tra un reality e un telegiornale? O c’è un piano segreto, un disegno architettonico complesso e spietato per smantellare la leadership della prima premier donna d’Italia?
Mettetevi comodi, spegnete le luci, chiudete fuori il rumore del mondo e preparatevi a entrare nella “War Room” invisibile dove si sta decidendo il futuro dell’Italia.
IL FANTASMA DEL CAVALIERE

Per capire il presente, dobbiamo necessariamente tornare indietro. Dobbiamo evocare un fantasma che ancora si aggira tra gli studi televisivi e i palazzi del potere. 👻
Silvio Berlusconi non era solo un politico. Era un demiurgo. Aveva capito, prima di chiunque altro in Europa, forse nel mondo, che la televisione non serviva a informare. La televisione serviva a creare la realtà.
Negli anni ’80 e ’90, le sue reti non erano semplici canali di intrattenimento: erano il sistema nervoso del Paese. Attraverso quel segnale, il Cavaliere costruiva sogni, paure, desideri e, soprattutto, consenso. Forza Italia non era un partito nato nelle piazze, tra la polvere e il sudore. Era un partito nato negli studi televisivi, sotto le luci perfette, con il trucco impeccabile.
Finché Silvio respirava, l’equazione era semplice, scolpita nella pietra: Mediaset protegge il Capo, il Capo protegge Mediaset.
Era un patto di sangue, una simbiosi perfetta tra potere politico e potere mediatico. Se il governo era in difficoltà, i telegiornali del Biscione sapevano come addolcire la pillola, come spostare l’attenzione, come creare un diversivo. Era una macchina da guerra perfetta.
Ma il 12 giugno 2023, quel cuore ha smesso di battere. E con l’ultimo respiro del Cavaliere, quel patto non scritto si è sciolto come neve al sole.
Il vuoto lasciato da Silvio è stato immenso, un buco nero che ha inghiottito certezze decennali. Molti, ingenuamente, pensavano che l’inerzia avrebbe tenuto tutto insieme. Pensavano che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sarebbero rimasti una famiglia felice, unita nel ricordo del fondatore, protetta dall’ombrello mediatico di famiglia.
Quanto si sbagliavano. 💔
GLI EREDI DI GHIACCIO
Senza il padre padrone, i figli hanno preso il comando. Marina e Pier Silvio. Due figure enigmatiche, cresciute all’ombra del gigante, ma fatte di una pasta completamente diversa.
Silvio era il pirata, l’avventuriero, l’uomo di pancia che mischiava tutto – affari, donne, calcio, politica – per vincere. Era il calore, l’empatia, l’eccesso.
I figli? Loro sono i manager. Sono i principi del “foglio Excel”. Sono il ghiaccio.
Per Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di MFE (MediaForEurope), la televisione non è più il megafono di un partito. È un’azienda quotata in borsa. È un transatlantico che deve navigare in acque internazionali, dove gli investitori di Londra, New York e Francoforte non guardano la tessera di partito che hai in tasca, ma i dividendi che stacchi a fine anno.
Ed è qui che inizia il dramma. È qui che Giorgia Meloni smette di essere una risorsa e rischia di diventare un problema. 📉
I Berlusconi Junior hanno capito una cosa che molti analisti politici ignorano o fingono di non vedere. Il vento in Europa sta cambiando. E Mediaset non è più solo una TV italiana. Vuole essere un polo europeo. Vuole la Germania (con ProSiebenSat.1), vuole la Spagna.
L’Europa che conta – quella di Bruxelles, delle banche centrali, dei grandi fondi di investimento – non ama i sovranisti. Non ama le fiamme tricolori troppo accese. Non ama chi urla contro l’establishment. Preferisce i toni grigi, rassicuranti, moderati. Preferisce chi si siede al tavolo con giacca e cravatta e firma i trattati, non chi batte i pugni.
Essere troppo legati a una destra radicale, a una leader che in certi salotti europei viene ancora guardata con sospetto, è diventato un rischio d’impresa.
Pier Silvio lo ha detto chiaramente, con quella sua flemma britannica che nasconde lame di rasoio, durante la presentazione dei palinsesti: “Mediaset deve essere imparziale. Aperta a tutte le voci.”
Traduzione dal “politichese” all’italiano corrente, brutale e diretto: “Giorgia, sei sola. Non siamo più la tua guardia del corpo.”
Questa frase è una dichiarazione di indipendenza. È il taglio del cordone ombelicale che legava il destino dell’azienda a quello della destra politica.
LA GUERRA DEI SEGNI
Ma come si manifesta questa guerra fredda? Non con i comunicati stampa. Si manifesta con i segnali. E i segnali, se sai leggerli, sono terrificanti.
Ricordate il caso Giambruno? 💥
Andrea Giambruno, compagno della Premier, giornalista Mediaset. L’uomo che sussurrava alla donna più potente d’Italia.
Chi ha trasmesso quei fuorionda devastanti? Chi ha deciso di mandare in onda, in prima serata, su Striscia la Notizia (il programma più visto della rete ammiraglia), le frasi imbarazzanti, gli atteggiamenti inopportuni che hanno costretto la Meloni a una rottura pubblica e dolorosa?
È stata Mediaset. È stata la “TV amica”.
Pensate davvero che in un’azienda gerarchica e controllata come quella di Cologno, dove nulla accade per caso, dove ogni secondo di messa in onda è pesato e valutato, certi contenuti escano per “errore” o per la semplice “libertà di satira” di Antonio Ricci?
Ricci è un genio del caos, certo. È un battitore libero. Ma Ricci non distrugge la famiglia del padrone se il padrone non gli dà il semaforo verde. O quanto meno, se il padrone non decide di voltarsi dall’altra parte.
Quel momento è stato lo spartiacque. È stato il messaggio recapitato direttamente nel cuore privato della Premier: “Possiamo colpirti dove fa più male. E non ci fermeremo davanti a nulla.”
Ma non è solo gossip. Guardate i talk show.
Programmi come Quarta Repubblica o Dritto e Rovescio, storicamente roccaforti del pensiero di destra, hanno iniziato a ospitare voci critiche. Hanno iniziato a fare le pulci al governo sugli aumenti dei prezzi, sulla benzina, sulle difficoltà economiche delle famiglie.
Immaginate la scena a Palazzo Chigi: la Premier accende la TV dopo una giornata di battaglie a Bruxelles, si aspetta un assist, un aiuto, un servizio che spieghi quanto è bravo il governo. E invece trova un inviato che intervista pensionati arrabbiati perché non arrivano a fine mese.
Il gelo scende nella stanza. Meloni capisce.
IL DENARO NON DORME MAI: LA TASSA SULLE BANCHE
Se il caso Giambruno è stato lo schiaffo morale, c’è stato un momento preciso in cui lo scontro è diventato economico. Il vero punto di non ritorno.
La tassa sugli extraprofitti delle banche. 💰
Quando il governo Meloni, a sorpresa, ha annunciato di voler tassare i guadagni enormi delle banche per aiutare i cittadini, ha toccato un nervo scoperto. Ha toccato il portafoglio.
La famiglia Berlusconi possiede una grossa fetta di Mediolanum. Quella tassa costava loro milioni. Milioni veri.
La reazione di Marina Berlusconi è stata gelida, privata ma potentissima. E poi, pubblica, attraverso le prese di posizione di Forza Italia.
È stato il momento in cui i “figli” hanno capito che questa destra sociale, questa destra che a volte strizza l’occhio al populismo economico, poteva essere dannosa per i loro affari.
Il business ama la stabilità, la prevedibilità. La politica di Meloni, per sua natura, vive di strappi, di conflitti, di “o la va o la spacca”.
Questa divergenza di interessi è la benzina che alimenta l’incendio. Mediaset e Forza Italia sono diventati i guardiani dell’ortodossia economica, i difensori delle banche e dei mercati, contro le tentazioni “socialiste” della destra di governo. Un paradosso incredibile, se ci pensate.
IL PIANO SEGRETO: FORZA ITALIA E L’OPERAZIONE “URSULA”
Ma c’è di più. C’è un disegno politico.
Guardate Forza Italia. Tutti la davano per morta. Un partito zombie destinato a estinguersi con il suo creatore, destinato a essere cannibalizzato da Fratelli d’Italia.
E invece?

E invece Antonio Tajani, l’uomo grigio per eccellenza, l’eterno secondo, sta vivendo una seconda giovinezza politica. Forza Italia cresce nei sondaggi. Si smarca. Si sposta al centro.
Chi c’è dietro questa rinascita? Chi sta finanziando e proteggendo questa strategia? Le impronte digitali della famiglia Berlusconi sono ovunque. 🔍
L’obiettivo sembra essere la creazione di un grande Centro. Un’area moderata, europeista, atlantista, che possa dialogare con tutti. Che possa essere l’ago della bilancia.
I Berlusconi sognano una politica “noiosa”. Sognano un governo che non litighi con l’Europa, che non faccia schizzare lo spread, che non spaventi gli inserzionisti pubblicitari.
Forse sognano un governo di “larghe intese”? Un governo tecnico? Un governo guidato da una figura istituzionale (magari un Mario Draghi bis, o un suo epigono) supportato da Forza Italia e da pezzi del PD?
Per un’azienda come Mediaset, un governo “Ursula” (l’alleanza tra popolari, socialisti e liberali che governa l’Europa) replicato in Italia è molto più rassicurante di un governo identitario.
Ecco perché Forza Italia, su temi come la cittadinanza (lo Ius Scholae) o i diritti civili, ha iniziato a dire cose che fanno imbestialire la Meloni e la Lega. Non è un caso. È una strategia per rendersi “potabili” a sinistra e al centro. Per preparare il campo a nuove alleanze, se il governo Meloni dovesse cadere.
LA REAZIONE DI GIORGIA: L’ASSEDIO
E Giorgia? Come reagisce la donna che si è definita “underdog”, quella che ha vinto contro tutti i pronostici?
Meloni non è Berlusconi. Lei non viene dal mondo degli affari, dai pranzi di gala e dalle strette di mano felpate. Lei viene dalla strada. Viene dalla sezione di partito. Viene dalla militanza. È una combattente nata. 🔥
Lei sa che la televisione è potente, ma sa anche che il mondo è cambiato. Sa che non può vincere una guerra mediatica convenzionale contro chi possiede le antenne.
Quindi, gioca d’astuzia.
Oggi il consenso si costruisce su TikTok, su Instagram, nelle chat di WhatsApp, nei video virali di pochi secondi. Meloni ha un esercito digitale. Ha una connessione diretta con il suo “popolo” che bypassa i filtri di Cologno Monzese.
Mentre Mediaset la critica (o la ignora), lei posta un video sui social che fa milioni di visualizzazioni in poche ore. “Io sono Giorgia”, “Io sono una madre”. Parla direttamente alla pancia, senza intermediari.
Potrebbe essere questa la sua salvezza?
O forse, la sua condanna sarà proprio l’arroganza di pensare di poter fare a meno del “quarto potere”?
Lo scontro si gioca anche sul controllo della RAI. Meloni ha cercato di occupare la TV di Stato (la famosa “Telemeloni”) per bilanciare la perdita di sponda su Mediaset. Ma la RAI è una macchina lenta, burocratica, vecchia. Non ha la potenza di fuoco, la velocità e la capacità di penetrazione delle reti commerciali.
E poi c’è la tensione tra Milano e Roma.
Milano, la capitale morale ed economica, dove vivono i Berlusconi, dove si fanno i soldi, dove si guarda all’Europa. Roma, la capitale politica, burocratica, dove vive la Meloni, dove si fanno le leggi, dove si guarda alla Nazione.
È uno scontro culturale antico quanto l’Italia, che oggi rivive in questa faida silenziosa.
SCENARI APOCALITTICI: COSA SUCCEDERÀ?
Siamo seduti su una polveriera. E qualcuno sta giocando con i fiammiferi. 🌋
Pier Silvio e Marina stanno scommettendo tutto sul fatto che Meloni si piegherà. Che capirà l’antifona. Che diventerà più moderata, più “consigliabile”, che smetterà di toccare gli interessi economici dei poteri forti.
Ma se Giorgia decidesse di andare alla guerra totale?
Se decidesse che non ha più nulla da perdere? Se decidesse di usare il potere legislativo per colpire l’impero televisivo?
Le armi ci sono. Conflitto di interessi. Tetti pubblicitari più stringenti (che favorirebbero la RAI e danneggerebbero Mediaset). Concessioni delle frequenze.
Meloni ha il potere della penna (la legge). I Berlusconi hanno il potere della spada (l’informazione).
È uno stallo alla messicana.
Ecco perché il silenzio è così assordante. Nessuno vuole premere il bottone rosso per primo. Si studiano. Si girano intorno come pugili al primo round, sudati, con i muscoli tesi, pronti a colpire.
Ma i colpi stanno arrivando. E faranno male.
E noi spettatori? Noi siamo lì, telecomando in mano, un po’ confusi. Ci chiediamo perché quel conduttore che ci piaceva tanto ora sembra così acido. Ci chiediamo perché quel telegiornale non parla di quella notizia importante.
Siamo pedine. Pedine in un gioco molto più grande di noi.
La verità è che l’era del “partito-azienda” è finita per sempre. Siamo entrati nell’era dell’”azienda-stato”. Dove l’azienda non serve più lo stato (o il partito), ma serve se stessa, anche a costo di far cadere lo stato.
Cosa succederà nei prossimi mesi?

Tenete d’occhio i telegiornali delle 20:00. Non ascoltate solo le notizie. Guardate la sequenza. Guardate le facce dei conduttori. Guardate cosa non viene detto. I silenzi urlano più delle parole.
Se vedrete Tajani sorridere sempre di più e Meloni sempre più accigliata… saprete chi sta vincendo.
Se vedrete servizi sempre più crudi sulla crisi economica, sugli sbarchi che non si fermano, sui prezzi alle stelle… saprete che la pazienza di Arcore è finita. Saprete che l’ordine di scuderia è: “Fuoco a volontà”.
Questa non è solo una storia italiana. È una lezione di potere contemporaneo.
Il potere non è mai statico. Non è mai per sempre. E soprattutto, il potere non ha amici. Ha solo interessi. E i conti, alla fine, devono sempre tornare.
Giorgia Meloni pensava di aver ereditato il regno. Ma ha dimenticato che le chiavi del castello, quelle vere, le hanno ancora i figli del Re. E il Re è morto.
Viva il Re? No. Viva il dividendo. 💰
Siamo davvero sicuri che sia solo strategia? O c’è un rancore personale? Magari legato a qualche “no” che la Meloni ha detto in privato a richieste inconfessabili?
Le voci corrono. Si parla di nomine mancate. Si parla di promesse tradite.
Ma queste sono voci di corridoio, sussurri nel vento di Roma. Quello che è certo è ciò che vediamo. E quello che vediamo è un divorzio in diretta nazionale, consumato giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti.
La domanda finale, quella che vi lascio come un tarlo nel cervello, è questa:
In un mondo dominato dagli algoritmi, la vecchia televisione ha ancora il potere di uccidere un Cesare?
O Giorgia Meloni sarà la prima leader a sopravvivere al fuoco amico di Mediaset, dimostrando che i Berlusconi non sono più i padroni d’Italia, ma solo ricchi imprenditori che hanno perso il tocco magico?
La risposta la scriverà la storia. O forse, la scriverà l’auditel di domani mattina.
Voi da che parte state? Pensate che Mediaset stia tradendo il mandato di Silvio o lo stia evolvendo per sopravvivere nel 2026? Credete che Meloni sia vittima di un complotto dei poteri forti o che stia pagando la sua arroganza e il suo isolamento?
Il sipario non è calato. È appena stato strappato via con violenza. E lo spettacolo che stiamo per vedere non sarà una commedia. Sarà una tragedia shakespeariana.
Fatevi sentire. Scrivete, commentate, condividete. Perché in questa battaglia, la vostra attenzione è la valuta più preziosa. E il vostro telecomando è l’unica arma che avete. Non sprecatela. 👀
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