Signore e signori, accomodatevi. Spegnete i cellulari, chiudete le finestre, dimenticate quello che vi hanno raccontato fino a cinque minuti fa. 🕯️
Il sipario si alza su uno dei palcoscenici più polverosi, prevedibili e – diciamolo – saccenti d’Italia: lo studio televisivo di Corrado Formigli. “Piazzapulita”. Un nome che dovrebbe evocare chiarezza, e che invece, troppo spesso, è stato il teatro di una nebbia artificiale pompata per nascondere la realtà.
Immaginate la scena. Chiudete gli occhi e sentite l’odore. Odore di lacca per capelli, di fondotinta pesante, di quel moralismo a buon mercato che si compra un tanto al chilo nei supermercati della ZTL romana.
In regia, gli assistenti corrono con le cuffie, sudati, nervosi. Si preparano a lanciare i soliti servizi. Sapete di cosa parlo. Musica strappalacrime in sottofondo, immagini montate con filtri grigi per accentuare la disperazione, primi piani studiati per colpire la pancia di chi, a casa, ancora crede alle favole del “lupo cattivo” che sta divorando la democrazia.
Tutto era pronto. Il copione era scritto. La vittima sacrificale – il governo Meloni – era stata disegnata sul pavimento con il gesso bianco, pronta per essere linciata mediaticamente tra un blocco pubblicitario e l’altro.
Ma questa sera… questa sera l’aria è diversa. C’è un’elettricità statica che fa rizzare i peli sulle braccia. ⚡

Qualcuno ha cambiato il copione all’ultimo momento. O meglio: qualcuno ha preso il copione, lo ha appallottolato e lo ha gettato nel cestino della carta straccia, proprio mentre le telecamere si accendevano.
La farsa è finita. Gli attori sono confusi, balbettano battute che non hanno più senso. Il suggeritore è scappato con l’incasso.
Quello a cui abbiamo assistito non è stato un dibattito. Toglietevi dalla testa la parola “dibattito”. È stata una demolizione controllata. Un’esecuzione chirurgica, fredda, spietata della narrazione progressista, eseguita non da un nemico giurato, ma da un insider. Da uno che i segreti dei palazzi li conosce meglio di chiunque altro, perché li osserva da dove il potere non è chiacchiera, ma dollari e acciaio: Federico Rampini.
Avete mai visto un predatore che gioca con la sua preda prima di sferrare il colpo di grazia? Un gatto che osserva il topo correre in cerchio, sapendo già che non c’è via d’uscita? 🐾
È esattamente quello che è successo a La7. E per capire la portata devastante di questo evento, dobbiamo guardare i due protagonisti di questo duello silenzioso.
Da una parte abbiamo il vincitore. O meglio, la vincitrice fantasma, quella che non era in studio ma che ne ha dominato ogni secondo: Giorgia Meloni.
Descriverla come una semplice Premier è riduttivo, quasi offensivo per l’intelligenza di chi osserva le dinamiche del potere. Immaginatela come una scacchista russa. Seduta in una stanza gelida, illuminata solo dalla luce blu dei monitor finanziari. Mentre i suoi avversari stanno ancora cercando di capire come si muove il cavallo, mentre litigano su quale asterisco mettere alla fine di una parola per essere più inclusivi, lei ha già visto dieci mosse avanti.
Lei non gioca per l’applauso del pubblico in studio. A lei dell’applauso non frega assolutamente nulla. Lei gioca per il bilancio dello Stato. Lei gioca per quei milioni di euro, silenziosi e invisibili, che si muovono come fiumi sotterranei tra Roma, Bruxelles e Wall Street.
È glaciale. Chirurgica. Inarrestabile. 🧊
Mentre nei corridoi della sinistra si discute del nulla cosmico, lei firma decreti che blindano i confini e, miracolo dei miracoli, rassicurano i mercati. È la differenza abissale tra chi governa la realtà, con tutto il suo peso e la sua sporcizia, e chi governa i sogni bagnati dei radical chic, fatti di nuvole rosa e unicorni.
E poi… poi c’è il perdente.
Oh, povero Corrado Formigli. Guardatelo bene. Riavvolgete il nastro. Zoomate sul suo volto. In questa puntata non sembrava il conduttore aggressivo e sicuro di sé che conosciamo. Sembrava un capitano che cerca disperatamente di svuotare il Titanic con un cucchiaino da caffè, mentre l’acqua gli arriva alle caviglie. 🚢🥄
La sua trappola era perfetta. O almeno, così credeva lui. Aveva preparato il solito mix letale: indignazione, ospiti pronti a stracciarsi le vesti, servizi sulla “deriva autoritaria”. Voleva dipingere l’Italia come il buco nero dell’universo, un luogo oscuro e pericoloso da cui fuggire.
Ma è finito nella trappola che lui stesso ha costruito.
Mentre a destra si contano i milioni del bilancio e si pianificano investimenti strategici con i colossi globali, Formigli e i suoi ospiti sono lì a contare i capelli persi per lo stress. La loro confusione è quasi commovente, se non fosse tragica. È l’ultimo atto di una farsa che non fa più ridere nessuno, nemmeno chi ha pagato il biglietto in prima fila e si aspettava lo show del “Duce è tornato”.
Sapete qual è il segreto? Il segreto oscuro che nessuno vi dice nei talk show di prima serata, perché romperebbe l’incantesimo?
Il segreto è che i soldi non hanno tempo per le chiacchiere ideologiche. 💸
E Federico Rampini, collegato da New York con la freddezza di un agente della CIA sotto copertura, ha deciso di svelare il trucco. Rampini non è un fan della Meloni. Non ha il poster di Giorgia in camera. È peggio. Molto peggio per la sinistra. È un realista.
È uno che vive dove si decidono i destini del mondo, tra i grattacieli di Manhattan che graffiano il cielo e i server di Wall Street che non dormono mai. Quando ha preso la parola, il gelo è calato nello studio. Un silenzio tombale.
Non ha parlato di sentimenti. Non ha parlato di “umanità” astratta. Ha parlato di POTERE.
Ha spiegato, con una calma che faceva male alle orecchie di chi ascoltava, che mentre la sinistra italiana rosica guardando i sondaggi che non si muovono, il resto del mondo guarda i risultati. E i risultati dicono una cosa che a La7 è bestemmia: l’Italia, per la prima volta da decenni, ha una strategia riconoscibile.
Una visione. Una visione che fa tremare i burocrati di Bruxelles, abituati da trent’anni a trattarci come camerieri impacciati al tavolo dei grandi, pronti a prendere ordini e portare il caffè.
Immaginate la faccia dei consulenti di Elly Schlein in quel momento. Immaginateli nei loro uffici open space, davanti ai maxi schermi. Mentre Rampini parlava, si sentiva solo il rumore delle loro unghie che stridevano sugli specchi. 💅🔇
La loro strategia è sempre la stessa, monotona, ossessiva: urlare al lupo. “Arriva il fascismo!” “Siamo isolati!” “È l’apocalisse!”
Ma il lupo non arriva. L’apocalisse è rimandata a data da destinarsi. Perché? Perché il bilancio dello Stato tiene. Perché i mercati non scappano, anzi, investono. Perché lo spread, quel mostro mitologico usato per far cadere i governi non graditi, dorme tranquillo.
È qui che scatta il cinismo machiavellico di chi osserva i palazzi col binocolo. La sinistra ha costruito un’intera narrazione basata sulla speranza del fallimento dell’Italia. Pensateci. È mostruoso. Sperano che il Paese affondi, che i vostri risparmi brucino, che le vostre case perdano valore, solo per poter dire in TV: “Ve l’avevamo detto”.
È un patriottismo al contrario. Un desiderio di autodistruzione.
Un cinismo che Rampini ha smascherato con una sola frase, secca come un colpo di pistola, ricordando che all’estero la Meloni è rispettata perché è solida. Solida come il marmo di Carrara. Mentre i suoi oppositori? Fluidi. Fluidi come un budino lasciato al sole di Ferragosto.
E Formigli? Formigli è rimasto lì. Pietrificato. Con quel sorriso tirato, di circostanza, di chi ha appena scoperto che gli hanno rigato la macchina nuova mentre faceva la morale al parcheggiatore abusivo. 🚗🔑

Ha provato, poverino, a inserire il solito tema. L’accoglienza. Il cuore. La bontà universale. Ha cercato di riportare il discorso sul terreno scivoloso dei buoni sentimenti. Ma i soldi, cari amici, non hanno cuore. Hanno solo una direzione. E la direzione la decide chi ha il coraggio di gestire il potere, non chi si limita a commentarlo con la puzza sotto il naso e il cachet garantito.
La gestione dei flussi migratori non è una questione di cattiveria. Rampini lo ha fatto capire tra le righe. È una questione di costi e benefici. È una questione di stabilità sociale che impatta direttamente sul valore dei vostri BTP e sulla sicurezza delle vostre strade quando tornate a casa la sera.
Ma questo, nei salotti buoni, è un discorso proibito. Verboten. Un segreto da nascondere dietro montagne di retorica stucchevole.
Avete mai visto un burattinaio accorgersi improvvisamente che i suoi fili sono stati tagliati? ✂️ È quello che è successo in diretta nazionale.
Rampini ha tirato fuori le forbici e ha tagliato i fili della farsa. Ha mostrato che dietro il sipario non c’è il mostro cattivo con il manganello. C’è una Premier che sta facendo quello che ogni leader serio farebbe: proteggere gli interessi della propria nazione.
Mentre a sinistra si parla di “umanità” per giustificare l’incapacità cronica di gestire i confini, Meloni parla di sovranità. E la sovranità, nel mercato globale del 2026, è l’unico bene rifugio che conta davvero. È l’ultima difesa, l’ultimo baluardo contro un’Europa che vorrebbe trasformarci nel campo profughi del continente e nel villaggio vacanze per i pensionati tedeschi.
Rampini lo sa. Lo sanno a New York. Lo sanno nella City di Londra. Gli unici che fanno finta di non saperlo sono quelli seduti in quello studio, che incrociano le dita sperando che voi non cambiate canale.
Ma il pubblico non è stupido. 🧠 Voi avete visto passare decine di governi. Centinaia di promesse. Migliaia di ore di talk show inutili. Voi sapete distinguere tra chi urla per nascondere il vuoto pneumatico e chi parla poco perché ha i numeri dalla sua parte.
La satira del potere qui diventa feroce. Non c’è niente di più ridicolo, di più patetico, di un’élite intellettuale che cerca di spiegare la vita a chi la vita l’ha costruita con il sudore, i calli sulle mani e il sacrificio quotidiano. Mentre loro parlano di massimi sistemi, di diritti civili della terza generazione, voi guardate il prezzo del pane. Guardate l’estratto conto.
E Rampini, con il suo cinismo da insider, vi ha appena confermato quello che sospettavate da tempo: vi hanno mentito per anni.
Vi hanno raccontato che l’Italia era finita, che eravamo la cenerentola d’Europa, mentre stavano solo cercando di svenderla al miglior offerente straniero o di usarla come pedina di scambio per le loro carriere internazionali.
Chi è il vero burattinaio che muove i fili della sinistra italiana? Non è una persona sola. È un sistema. Un ecosistema di interessi, di poltrone, di privilegi incrostati che vede nella Meloni un pericolo mortale. Non perché sia “fascista”. Quella è la favola per i bambini. Ma perché è autonoma.
Perché non risponde ai soliti circoli. Alle solite logge. Ai soliti salotti che da quarant’anni decidono chi deve vincere e chi deve perdere, chi deve andare a Sanremo e chi deve dirigere il telegiornale. La sua vittoria è l’incubo di chi vive di intermediazione. Di chi campa sulle emergenze mai risolte.
Rampini ha scoperchiato la pentola. E quello che è uscito fuori non ha un buon odore. È l’odore di un potere stantio, marcio, che sta morendo aggrappato a una telecamera e a un microfono, mentre fuori il mondo reale ha già voltato pagina e corre veloce. 🌍🏃♂️
Siamo solo all’inizio di questa esecuzione. Il primo atto si è concluso con un Formigli pietrificato e una Meloni che incassa, silenziosa, il riconoscimento internazionale.
Ma il vero colpo di scena deve ancora arrivare. Perché dietro la facciata della politica ci sono i numeri. Ci sono quei famosi 200 milioni di euro che ballano sul tavolo del bilancio. 200 milioni che la sinistra sperava di veder sparire nel nulla, bruciati nell’inefficienza. E invece?
Invece, nel prossimo atto, vedremo come la scacchista glaciale ha trasformato una trappola mediatica in un trionfo economico. Ed eccoci al secondo atto di questa farsa tragicomica. Il trucco svanisce. I burattini tremano. Si sono accorti che il pubblico ha smesso di guardare i fili e ha iniziato a guardare le tasche.
Mentre la sinistra di Elly Schlein e Giuseppe Conte passava le giornate a discutere di “campi larghi” (che somigliano sempre più a cimiteri di ambizioni politiche), Giorgia Meloni stava spostando i pesi sulla bilancia del potere reale. Quello che si scrive con nove zeri.
Avete mai visto un esperto di comunicazione andare in iperventilazione per colpa di un bilancio in attivo? 📉➡️📈 È quello che succede nei corridoi di La7 ogni volta che i dati economici smentiscono la profezia del baratro.
Il segreto, cari amici, è che mentre loro parlavano di deriva autoritaria, la Premier stava blindando il rating dell’Italia. Parliamo di fatti. Non di tweet. Quei 200 milioni di euro risparmiati grazie a una gestione dei flussi migratori che non è più un’emorragia di cassa a fondo perduto, ma un protocollo di sicurezza nazionale.
Mentre a sinistra si strappano i capelli, Meloni conta i punti base dello spread che scende. Rendendo i vostri BTP più sicuri di un caveau svizzero. È il cinismo machiavellico al suo apice. Lasciare che l’opposizione urli al lupo, mentre lei vende la lana del lupo al miglior offerente. 🐺💰
L’ironia qui è deliziosa. Nei salotti buoni della ZTL si sorseggia un Pinot Grigio biologico, commentando l’ultima “figuraccia” diplomatica inventata dai giornali di area. Intanto, a New York, Federico Rampini osserva i grafici del PIL italiano e si accorge che la locomotiva non è deragliata. Anzi. Ha ripreso velocità.
Più la sinistra tenta di affondare la nave Italia per fare un dispetto al capitano, più la nave sembra scivolare leggera, quasi inafferrabile, sulle onde del mercato globale. Perché i mercati sono cinici. Non leggono Repubblica. Leggono le asset allocation. E vedono un governo che, per la prima volta da quando c’era la Lira, non scappa davanti alle responsabilità di bilancio.
Qual è il vero prezzo del silenzio di un intellettuale che ha finito gli argomenti? Costa caro. Costa la perdita totale di credibilità. Rampini ha lanciato la bomba atomica della verità: l’Italia non è più lo scolaro problematico dietro la lavagna. Macron può alzare la voce finché vuole, ma la sua Francia è paralizzata, brucia, affoga nel debito. L’Italia di Meloni sta diventando l’Hub energetico del Mediterraneo.
È l’ultimo atto. I burattini cercano di muoversi, ma le gambe non rispondono. Guardate bene il volto di Formigli nel momento del climax. Quell’espressione di sconcerto non è recitata. È vera. È la reazione naturale di chi ha costruito una carriera sulla superiorità morale e si ritrova improvvisamente a essere l’ultima ruota del carro informativo.

Rampini ha spiegato che il vero coraggio non è fare le barricate in TV con la sciarpa rossa. Il vero coraggio è gestire il potere senza tremare davanti ai diktat. La sinistra aveva costruito una gabbia fatta di regole europee, sperando che Meloni ci rimanesse chiusa dentro. Lei ha preso le chiavi della gabbia e ne ha fatto una fortezza.
Ha trasformato il vincolo esterno in un’arma di difesa nazionale. E questo, per chi vive di privilegi, è un peccato imperdonabile.
Sapete cosa succede quando i guardiani del verbo perdono le chiavi del vocabolario? Iniziano a inventare pericoli che non esistono. Per decenni ci hanno detto: “Senza di noi, l’Italia fallisce in una settimana”. Eccoci qui. Occupazione ai massimi storici.
Il sarcasmo è obbligatorio. È quasi tenero vedere Schlein cercare di spiegare l’economia a chi gestisce bilanci da miliardi, come un bambino che spiega la fisica quantistica a un Premio Nobel. Mentre loro parlano di “diritti dei desideri”, Meloni parla di “diritti dei contribuenti”. E i contribuenti hanno la memoria lunga.
L’Italia sta vivendo un momento di geopolitical hedging. Protezione strategica. Mentre il resto d’Europa affoga nell’incertezza, noi abbiamo una guida che ha capito che la sovranità non è uno slogan da stadio. È un asset finanziario.
Ogni volta che Rampini citava la solidità italiana, un brivido correva lungo la schiena degli inserzionisti. Perché se il pubblico capisce che la realtà è diversa, il sistema crolla.
Il sipario sta per calare. Abbiamo visto un vincitore glaciale. Abbiamo visto i perdenti confusi. Abbiamo visto un insider di New York smontare la macchina del fango. Ma soprattutto, abbiamo visto VOI. Un pubblico che non accetta più di essere trattato come un gregge da tosare.
La scacchista ha vinto. Con le regole del nemico. La sinistra conti pure i voti evaporati. Noi restiamo qui a guardare la realtà, che è molto più divertente di qualunque fiction di La7.
Cosa farete domani quando vi diranno di nuovo che tutto sta per crollare? Riderete. Proprio come abbiamo fatto noi stasera. Perché ora sapete come funziona il gioco. Sapete che dietro ogni grido d’allarme c’è un burocrate che ha paura di perdere il posto.
Rampini ha strappato il velo. Meloni ha blindato la cassaforte. A noi non resta che goderci lo spettacolo della verità che trionfa sull’ipocrisia. Il tempo delle chiacchiere è finito. Il tempo dei fatti è appena iniziato.
E c’è chi giura che, a telecamere spente, Formigli abbia mormorato una frase che nessuno doveva sentire. Una frase che ammetteva la sconfitta totale della linea editoriale. Ma questa… questa è un’altra storia. E ve la racconteremo presto.
Restate cinici. Restate liberi. La farsa è finita. La realtà vi aspetta. 👀🇮🇹
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NON È UNA POLEMICA, È UNA GUERRA APERTA: CARLO NORDIO FINISCE SOTTO ASSEDIO, TRA ACCUSE PESANTISSIME, DOSSIER NON DETTI E UNA BATTAGLIA SOTTERRANEA PER IL CONTROLLO DELLA GIUSTIZIA ITALIANA. Il ministro non parla, ma intorno a lui il rumore è assordante. Accuse che rimbalzano tra corridoi istituzionali e talk show, ricostruzioni che cambiano versione, alleanze che si spezzano nel silenzio. Nordio diventa il bersaglio perfetto di uno scontro che va ben oltre la sua persona. In gioco non c’è solo una riforma, ma il potere di decidere chi comanda davvero nei tribunali. Ogni parola pesa, ogni omissione brucia, ogni attacco sembra studiato per logorare, isolare, delegittimare. La giustizia diventa il campo di battaglia finale, mentre il Paese osserva senza conoscere i retroscena. È una resa dei conti che nessuno vuole chiamare col suo nome, ma che sta ridisegnando gli equilibri del potere. E quando la polvere si poserà, qualcuno scoprirà di aver perso molto più di una battaglia politica.
Quello che sta accadendo nelle ultime 72 ore nei corridoi del potere romano non è una semplice scaramuccia parlamentare. Dimenticate…
NON È UNA GAFFE, NON È UN ATTACCO QUALSIASI: MARIA LUISA ROSSI HAWKINS PUNTA IL DITO CONTRO ELLY SCHLEIN E FA ESPLODERE UNO SCANDALO CHE METTE L’ITALIA ALLA BERLINA DAVANTI A TUTTI. Le immagini fanno il giro dei social, le parole rimbalzano nei palazzi del potere. Maria Luisa Rossi Hawkins entra a gamba tesa e trascina Elly Schlein in uno scontro che va ben oltre la politica quotidiana. Accuse, silenzi imbarazzanti, retromarce improvvise: ogni dettaglio alimenta la sensazione che qualcosa di grosso stia venendo a galla. La leader del PD finisce al centro di una tempesta che divide, polarizza e umilia l’immagine del Paese proprio mentre l’Europa osserva. C’è chi parla di scivolone irreparabile, chi di strategia fallita, chi di un cortocircuito che smaschera un sistema fragile. Una cosa è certa: quando certi nomi vengono messi sul tavolo, il danno non resta confinato a un partito. Qui si gioca la credibilità dell’Italia, sotto gli occhi di tutti.
Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ma ci sono parole, pronunciate con leggerezza nel posto sbagliato e…
NON È UN SEMPLICE ATTACCO, È UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA POLITICA: MARCO RIZZO PUNTA IL DITO CONTRO GIUSEPPE CONTE, SMASCHERA I 5 STELLE E APRE UNA FRATTURA CHE RISCHIA DI DIVENTARE IRREVERSIBILE. Le parole arrivano come un colpo secco, senza filtri né mediazioni. Marco Rizzo rompe il silenzio e trasforma un malcontento latente in uno scontro frontale che mette in difficoltà Giuseppe Conte e l’intero Movimento 5 Stelle. Non è solo una critica, è una sfida aperta sul terreno dell’identità, della coerenza e del potere reale. Mentre i vertici cercano di ricompattare il fronte, il web esplode, le basi si dividono e le vecchie certezze iniziano a scricchiolare. Questo attacco riporta a galla contraddizioni mai risolte, promesse dimenticate e scelte che oggi pesano come macigni. In gioco non c’è solo una polemica, ma la credibilità di un progetto politico che rischia di perdere il controllo della propria narrazione.
C’è un momento preciso in cui il vetro si rompe. Un istante in cui la facciata impeccabile, lucidata a specchio…
IL PATTO DELLA GARBATELLA NON È UNA LEGGENDA, È UN SEGRETO MAI CONFESSATO CHE HA SPEZZATO GLI EQUILIBRI, MESSO IN GINOCCHIO I SALOTTI BUONI E TRASFORMATO MELONI NEL NOME CHE FA PIÙ PAURA A CHI COMANDAVA NELL’OMBRA. Non è una scena da film, è un retroscena che circola da anni e che oggi torna a fare rumore. Un accordo silenzioso, nato lontano dai palazzi dorati, che ha ribaltato i giochi di potere e lasciato senza parole opinionisti, élite culturali e vecchi mediatori. Mentre i salotti parlavano, qualcuno costruiva consenso altrove. Mentre si rideva di lei, lei stringeva legami. Il Patto della Garbatella diventa così il simbolo di uno scontro mai risolto: popolo contro establishment, periferia contro centro, realtà contro narrazione. E quando quel segreto riaffiora, l’imbarazzo è totale. Perché rivela che la vera umiliazione non è stata pubblica, ma politica. E forse irreversibile.
Le luci rosse delle telecamere non emettono calore. Sono occhi freddi, vitrei, giudicanti. 🔴 Paolo Del Debbio lo sa. Lo…
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