Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ma ci sono parole, pronunciate con leggerezza nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, che possono devastare l’economia di una nazione più di una crisi dei subprime. 💣
Quello che è andato in scena a New York non è cronaca. È un crimine diplomatico.
Immaginate la scena. Non siamo in una fredda aula parlamentare romana, tra i velluti rossi e l’aria viziata. Siamo a Manhattan. Il centro del mondo. Le luci al neon, il rombo del traffico sulla Quinta Strada, l’aria frizzante di ottobre. È il mese dell’Italian Heritage. È il momento sacro in cui l’America, la superpotenza che decide i destini del globo, si ferma per inchinarsi davanti al genio italiano.
Dovrebbe essere una festa. Dovrebbe essere il trionfo del Tricolore.
E invece?

Invece, mentre voi eravate distratti dalle belle immagini di facciata, dietro le quinte si consumava un sabotaggio scientifico. Un’operazione di demolizione controllata della nostra credibilità. E l’unica persona che ha avuto il fegato, o forse la disperazione, di urlarlo al mondo è una donna che l’America la conosce meglio delle sue tasche: Maria Luisa Rossi Hawkins.
Il suo non è stato un servizio per il telegiornale. È stato un atto di guerra. Un atto di guerra contro l’ipocrisia.
Preparatevi, perché stiamo per entrare nelle stanze chiuse dove l’Italia viene venduta al ribasso per un pugno di like. Stiamo per analizzare, fotogramma per fotogramma, l’accusa che ha fatto tremare il Nazareno e che ha fatto godere gli speculatori di Wall Street.
Tutto sembrava perfetto, dicevamo. Ottobre a New York. Bandiere ovunque. L’orgoglio di milioni di italoamericani che, con le mani sporche di calce e la valigia di cartone, hanno costruito l’impero americano. È un momento in cui ogni parola pronunciata da un rappresentante italiano pesa tonnellate. Viene ascoltata, pesata, analizzata da investitori, banchieri, squali della finanza e politici della Casa Bianca.
In questo contesto sacro arriva Elly Schlein.
E con lei arriva il gelo. ❄️
La Hawkins, che ha l’occhio clinico di chi ha visto passare Presidenti, Segretari di Stato e dittatori, nota subito l’anomalia. Sente quel rumore fastidioso, come un gesso che stride sulla lavagna. Mentre la comunità italoamericana cercava di costruire ponti, di mostrare la bellezza, l’innovazione, la forza del Made in Italy, la leader del Partito Democratico ha trasformato la sua visita in un tour promozionale del disastro.
Non ha parlato di futuro. Ha parlato di paure. Non ha parlato di nazione. Ha parlato di fazione.
E Maria Luisa Rossi Hawkins non ha retto. Ha deciso che il vaso era colmo, che la misura era stata superata. Le sue parole, registrate in un video che è diventato un documento storico della nostra debolezza strutturale, sono una sentenza inappellabile.
“Parlare male dell’Italia fuori dai confini è spregevole. Addirittura miserabile“.
Sentite il peso specifico di questi aggettivi? Miserabile.
In diplomazia non si usano queste parole. In diplomazia si usa il fioretto, si usano le perifrasi, si dice “inopportuno”. La Hawkins ha usato la clava. Ha usato la frusta. Perché? Perché ha visto con i suoi occhi l’effetto devastante di quella retorica sui volti degli americani.
Ha visto il sorriso di circostanza degli interlocutori statunitensi trasformarsi in un ghigno di calcolo. 😏
Perché – e questo è il primo grande segreto che i nostri politici fingono di ignorare – quando vai all’estero a dire che in Italia c’è un’emergenza democratica, che il governo è pericoloso, che i diritti sono a rischio… non stai ottenendo la solidarietà del “mondo libero”.
Non ti stanno abbracciando dicendo “Oh poverini, vi salveremo noi”. Stanno semplicemente dicendo ai loro broker: “L’Italia è debole. L’Italia è divisa. L’Italia è instabile. Andate a comprarla a prezzo di saldo”.
La giornalista Mediaset ha svelato il trucco del compiacimento. Questi leader credono di farsi belli agli occhi dell’élite liberal di New York, confermando i loro pregiudizi stantii sull’Italia caotica e post-fascista. Ma ottengono l’esatto opposto.
Indeboliscono tutti noi. Indeboliscono il ristoratore che cerca di vendere il suo vino in Texas. Indeboliscono l’ingegnere che cerca fondi per la sua startup nella Silicon Valley. Indeboliscono lo studente che cerca un master a Harvard.
È un suicidio geopolitico in diretta mondiale. 🌍💀
Ma il passaggio più potente, quello che rappresenta il vero scoop sociologico della denuncia della Hawkins, è il confronto impietoso con le altre nazioni. Qui la giornalista tocca un nervo scoperto che sanguina da cinquant’anni.
“Ho visto falangi di francesi”, dice.
Stampatevi questa immagine nella mente. Falangi. Come gli antichi eserciti spartani. Compatti. Impenetrabili.
La Rossi Hawkins descrive una scena che accade regolarmente a Washington e che noi ignoriamo colpevolmente. Quando arrivano i francesi, o i tedeschi, o gli inglesi, non arrivano come singoli partiti. Non arrivano come “la destra” o “la sinistra”. Arrivano come un blocco di granito.
Arrivano prima delle visite ufficiali. Piazzano le loro aziende. Promuovono i loro interessi nazionali. Nessun oppositore di Macron, nemmeno il più feroce, andrebbe mai alla Casa Bianca a dire che la Francia è un paese illiberale. Mai. Si taglierebbero la lingua piuttosto. 🇫🇷🚫
Perché? Perché sanno che il brand “Francia” vale più delle loro piccole, misere beghe elettorali. Sanno che i panni sporchi si lavano in famiglia, non sulla Quinta Strada.
Noi no. La Hawkins ci sbatte in faccia la nostra miseria. Noi arriviamo sparsi. Frammentati. Disordinati. E usiamo il palcoscenico estero, quello che dovrebbe essere la nostra vetrina più luminosa, per regolare i conti di casa nostra. Per fare la guerra al governo in carica.
Lei vive lì. Lei respira l’aria viziata dei corridoi del potere americano. Lei sa che l’interlocutore straniero non è un amico. Ha ben chiaro, come dice nel video con una lucidità che fa male, che quella persona che annuisce mentre la Schlein parla male del governo Meloni, in realtà sta prendendo appunti. Non appunti sui diritti civili. Appunti su come sfruttare le nostre debolezze. 📝
“Ne approfitta”, dice la Hawkins. Due parole che valgono un trattato di economia.
Ne approfitta per comprare le nostre aziende strategiche a prezzo stracciato. Ne approfitta per imporre dazzi sui nostri prodotti. Ne approfitta per escluderci dai tavoli che contano, quelli dove si decide la pace e la guerra.
Ecco perché il comportamento del leader del PD è, citando ancora la giornalista, “dannoso a tutti gli italiani”. Non è una questione di destra o di sinistra. Non c’entra nulla il colore politico. È una questione di portafoglio.
Ogni volta che si dipinge l’Italia come un paese inaffidabile, lo spread di credibilità si alza. E a pagare non è il politico che torna nel suo comodo ufficio romano con l’aria condizionata. A pagare è l’imprenditore veneto, pugliese, lombardo, che si vede chiudere la porta in faccia perché “Italy is risky”. 📉
C’è poi un dettaglio psicologico che Maria Luisa Rossi Hawkins coglie con una finezza straordinaria e che smaschera la vera natura di questa operazione. Nel suo monologo, nota come nel discorso del politico in questione l’Italia non venga mai nominata come entità positiva. Non c’è amore. Non c’è orgoglio. C’è solo il tentativo ossessivo di distruggere l’avversario.
E qui la Hawkins pronuncia la frase che dovrebbe essere scolpita all’ingresso di ogni scuola di politica, di ogni sezione di partito: “Costruire è faticoso e difficile. Richiede talento e disciplina.”
Ecco il punto. Costruire una reputazione internazionale richiede anni di lavoro. Richiede la fatica di generazioni. Richiede il sudore di chi si alza alle quattro del mattino. Distruggere tutto questo? Richiede un attimo. Basta un’intervista al New York Times. Basta un comizio in una fondazione americana.
È la via facile per chi non ha talento per la costruzione. La Hawkins accusa senza mezzi termini questa classe dirigente di aver scelto la via della distruzione perché incapace di quella disciplina ferrea necessaria per fare gli interessi nazionali. È un’accusa durissima: l’incompetenza mascherata da opposizione dura e pura.
Il video di Maria Luisa Rossi Hawkins è diventato virale non perché è di parte. Ma perché è vero. È la verità che brucia. La verità di chi vede il re nudo. Anzi, vede l’opposizione nuda.
Mentre la sinistra cercava di vendere la narrazione dell’eroica resistenza antifascista esportata in America, la Hawkins ha acceso la luce e ha mostrato la stanza per quello che era. Vuota. Triste. Piena solo di rancore e di calcolo politico sbagliato.
“Si fanno solo male”, ripete. Ma il problema, il vero dramma, è che quel “si fanno” è un plurale che include tutti noi. Quando Elly Schlein parla a nome dell’Italia all’estero, purtroppo la sua voce viene associata al nostro passaporto. E la vergogna che prova la Hawkins, quella sensazione fisica di disagio, quel groppo in gola nel vedere il proprio paese denigrato da chi dovrebbe rappresentarlo, è la stessa che provano milioni di italiani all’estero.
Dobbiamo anche analizzare il tempismo di questa denuncia. Arriva in un momento in cui l’Italia sta cercando faticosamente di recuperare centralità nel Mediterraneo e in Europa. Ogni sforzo diplomatico, ogni missione, ogni accordo sul gas o sull’immigrazione viene minato da questo “fuoco amico” che arriva dalle retrovie. 🔥🔫

La Hawkins, con la sua esperienza decennale, sa che la politica estera è una cosa seria. Non è un prolungamento dei talk show televisivi dove vince chi urla di più. Vedere “falangi” di altri paesi lavorare uniti come macchine da guerra, mentre noi ci presentiamo come un’armata Brancaleone che si spara sui piedi, è un dolore fisico per chi ama la bandiera.
E attenzione: non è che gli altri non abbiano problemi. La Germania è in recessione tecnica. La Francia è nel caos sociale, con le banlieue che bruciano ciclicamente. Il Regno Unito è post-Brexit e pieno di contraddizioni. Ma la differenza… la differenza abissale… sta nella dignità nazionale.
Una merce che, a quanto pare, certa sinistra ha esaurito nei magazzini da tempo.
E non pensate che queste siano solo parole al vento. Le conseguenze sono concrete, tangibili. La Hawkins parla di pregiudizi che ci perseguitano da sempre. Lo stereotipo dell’italiano inaffidabile, del “pizza, spaghetti e mandolino”, del governo che cade ogni sei mesi. Questi pregiudizi sono duri a morire. Sono come erbacce infestanti. E quando un leader italiano va lì e li conferma… dà ragione ai nostri detrattori.
È come se dicesse: “Avete ragione voi. Siamo un disastro. Non fidatevi di noi”. È la legittimazione dell’anti-italianismo globale. È dare un timbro di ufficialità alle barzellette che raccontano su di noi nei circoli finanziari di Londra e New York.
La giornalista Mediaset lo dice chiaramente: è quasi impossibile liberarsi di questi pregiudizi. E questi politici non fanno altro che alimentarli, annaffiarli ogni giorno con il veleno della discordia.
È un circolo vizioso infernale. 🔄 Loro parlano male dell’Italia per colpire il governo. L’estero perde fiducia nell’Italia. L’Italia si indebolisce economicamente. E loro usano la debolezza dell’Italia per attaccare di nuovo il governo. “Vedete? L’economia va male!”. Un meccanismo perverso. Cinico. E, torniamo alla parola chiave, miserabile.
Verso la fine del suo sfogo, la Hawkins fa un appello implicito al talento e alla disciplina. Ci ricorda che l’Ottobre dell’Heritage dovrebbe essere una celebrazione del costruire.
I nostri nonni hanno costruito grattacieli a New York sospesi nel vuoto senza protezioni. Hanno scavato tunnel. Hanno posato ferrovie. Hanno costruito l’America con le mani nude e con la dignità di chi non sputa mai nel piatto dove mangia. Il confronto tra quei giganti del passato, con la faccia sporca di carbone, e questi pigmei del presente, che viaggiano in prima classe per andare a infangare il proprio Paese, è impietoso. Fa venire voglia di piangere.
La Hawkins non ha bisogno di urlare per far sentire lo sdegno. Le basta la logica. Le basta mettere in fila i fatti. Le basta dire: “Guardate i francesi”. Tre parole che distruggono l’intera strategia comunicativa del PD.
Questo video, questa testimonianza, non deve essere dimenticata domani mattina. Non deve finire nel tritacarne dei social per poi sparire. È una lezione di educazione civica e di geopolitica applicata. Ci insegna che il rispetto internazionale non si compra al supermercato e non si ottiene piangendo miseria. Si ottiene con la serietà. Si ottiene presentandosi compatti.
Maria Luisa Rossi Hawkins è stata la testimone scomoda di un tradimento morale. Ha visto l’opportunità sprecata. Ha visto l’autogol a porta vuota. E ha deciso di non tacere. Perché tacere sarebbe stato complice. La sua voce è la voce di quell’Italia che lavora, che costruisce, che non si arrende al disfattismo e che è stanca, mortalmente stanca, di dover chiedere scusa per le parole di politici che non sanno cosa significhi la parola Patria.
Ma c’è un’ultima voce di corridoio, un sussurro che gira tra gli addetti ai lavori e che rende questa storia ancora più inquietante. 👀 Si dice che il video della Hawkins sia solo la punta dell’iceberg. Si mormora che ci siano state telefonate di fuoco tra l’ambasciata e Roma. Che ci siano “report riservati” in cui diplomatici americani avrebbero espresso “stupore e preoccupazione” non per il governo Meloni, ma per l’immaturità della sua opposizione.

Qualcuno dice che la Schlein sia stata “consigliata” di abbassare i toni proprio dagli americani, imbarazzati da tanta acredine in casa loro. Sarà vero? O è solo una leggenda metropolitana? Di certo, il nervosismo nel PD dopo quel servizio era palpabile. Qualcosa si è rotto.
Mentre le luci di New York si spengono e i delegati tornano a casa, resta l’eco di quelle parole. Spregevole. Miserabile. Restano come un marchio a fuoco sulla pelle di chi ha pensato che il consenso elettorale valesse più dell’onore nazionale.
Ma resta anche la consapevolezza che qualcuno, come la Hawkins, è ancora lì a vigilare. A raccontarci la verità senza filtri. A ricordarci che l’Italia è molto meglio di come la descrivono certi suoi figli degeneri. E forse, la prossima volta che qualcuno penserà di usare un microfono straniero per parlare male di noi, si ricorderà di questo video. Si ricorderà dello sguardo di ghiaccio di Maria Luisa Rossi Hawkins.
E forse, solo forse, ci penserà due volte. Perché ora sappiamo. Ora abbiamo visto. E non siamo più disposti a perdonare chi gioca alla roulette russa con il nostro futuro.
La festa è finita. La maschera è caduta. E sotto la maschera non c’era la nobile opposizione democratica. C’era solo il vecchio, triste vizio di chi odia l’avversario più di quanto non ami l’Italia. 🇮🇹💔
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