Torino. Quartiere Borgo Vittoria. Chiudete gli occhi e immaginate. Siamo in via Chiesa della Salute. Se ascoltate bene, se tendete l’orecchio oltre il rumore del traffico e della vita moderna, potete ancora sentire un’eco lontana. È il passo pesante delle tute blu. Uomini e donne che uscivano dai turni massacranti di Mirafiori, con la schiena piegata ma la testa alta.
Un tempo, qui, batteva il cuore pulsante del Partito Comunista Italiano. Tra queste mura, impregnate di fumo di sigarette e sogni collettivi, non si faceva solo politica. Si costruiva la civiltà. Si organizzavano le lotte per il pane, per la dignità del salario, per garantire un futuro ai figli di quei metalmeccanici che avevano letteralmente costruito l’Italia dalle macerie della guerra.
Oggi, aprite gli occhi. L’insegna rossa è sparita. Sbiadita dal tempo, cancellata dalla dimenticanza, forse rimossa per vergogna. Se varcate quella soglia oggi, non troverete più operai pronti alla mobilitazione. Non troverete intellettuali organici al popolo che discutono di Gramsci. Troverete i marmi freddi, asettici, impersonali di una filiale Unicredit. 🏦 Al posto dei manifesti di lotta ci sono i bancomat. Al posto della solidarietà di classe c’è la finanza globale. Al posto del compagno c’è il cliente.
Questo non è un semplice cambio di gestione immobiliare. Non è l’evoluzione naturale del mercato. È il simbolo plastico, brutale e inconfutabile di un omicidio politico premeditato. La sinistra italiana non è semplicemente “cambiata”.

Non si è “evoluta” verso la modernità. È stata occupata militarmente. Infiltrata culturalmente. E infine trasformata nel miglior alleato dei suoi antichi nemici. È la sindrome di Stoccolma applicata alla politica: il difensore degli oppressi si è innamorato del carceriere e ha deciso di aprirgli la porta della cella. 💔
Mentre Elly Schlein sorride radiosa dai carri del Gay Pride, circondata da paillettes e slogan arcobaleno, i cancelli di Mirafiori si arrugginiscono in un silenzio tombale. La produzione cala. Le tute blu invecchiano senza ricambio.
Il lavoro, quello vero, quello che sporca le mani, diventa un privilegio precario. Ma chi ha permesso questo scempio? Chi ha firmato l’atto di morte della rappresentanza popolare? E soprattutto: qual è il prezzo reale che state pagando voi, cittadini comuni, per questo grottesco ribaltamento della realtà?
Se vuoi capire come ci hanno sottratto il futuro proprio mentre ci dicevano di guardare altrove, se vuoi scoprire chi ha venduto la tua sicurezza sociale in cambio di una poltrona nei salotti buoni, resta incollato a queste righe. La verità non è quella che leggete sulle colonne di Repubblica o che sentite nei talk show della sera. La verità è molto più sporca.
Per decenni, la bussola della politica italiana è stata elementare. Da una parte il popolo, dall’altra il capitale. La sinistra non era un vezzo estetico. Era uno scudo. Era Enrico Berlinguer che, incurante del gelo, si presentava ai cancelli della Fiat per dire agli operai: “Noi siamo con voi”. Non era una posa per Instagram. Era un patto di sangue. Quella sinistra aveva una visione lunga.
Nel 1957, quando nasceva il MEC, l’antenato dell’Unione Europea, il Partito Comunista Italiano fu l’unico a votare contro. Avevano capito tutto con 70 anni di anticipo. Avevano intuito che quel progetto non era un sogno di fratellanza tra i popoli, ma la costruzione di un mostro burocratico e finanziario progettato per schiacciare le sovranità nazionali e i diritti dei lavoratori sotto il tallone di ferro del mercato. 📉
Oggi quella barriera protettiva è crollata. Polverizzata dall’interno. Gli eredi di quella storia gloriosa, passati attraverso le metamorfosi kafkiane del PDS, dei DS e infine del PD, hanno cambiato pelle. Hanno smesso di frequentare le periferie degradate per trasferirsi, armi e bagagli, nei salotti buoni della ZTL.
Sono diventati un’élite che si preoccupa più della pista ciclabile sotto casa che della chiusura di una fabbrica a venti chilometri di distanza. Hanno operato una sostituzione chirurgica dei valori. Hanno preso le vicende sociali – il lavoro, la casa, la salute – e le hanno sepolte sotto le cosiddette “vicende civili”. Hanno barattato il diritto a un salario dignitoso con il diritto all’identità di genere.
È stata un’operazione di ingegneria politica iniziata con l’egemonia culturale di certi giornali e portata a compimento dai tecnocrati. L’obiettivo? Rendere la sinistra innocua per il potere e tossica per il popolo. Oggi l’antagonista non ha più il volto del padrone delle ferriere con il cilindro in testa.
È un sistema complesso, fluido, che usa il progressismo come lubrificante sociale. Vi vendono la modernità mentre vi sfilano il portafoglio. Vi parlano di diritti individuali per farvi dimenticare che state perdendo tutti i diritti collettivi.
Andiamo a vedere i fatti. Quelli che i grafici dei telegiornali nascondono tra una notizia di cronaca rosa e un bollettino meteo. L’Italia è l’unico Paese in tutta Europa dove i salari reali sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Mentre nel resto del continente si lottava per l’adeguamento al costo della vita, qui si arretrava. E nel frattempo, cosa faceva la sinistra ufficiale?
Di cosa discuteva il Partito Democratico nelle sue direzioni nazionali? Si occupavano di teorie woke. Di schifare chi non usa il linguaggio politicamente corretto. Di introdurre i bagni neutri nelle scuole. Mentre le famiglie non riuscivano a pagare la bolletta del gas, la priorità era il sesso degli angeli.
Ma attenzione: non è incompetenza. È una strategia precisa. Esiste un calcolo economico cinico dietro questa “distrazione di massa” organizzata. Se il popolo è impegnato a scannarsi sui social per un pronome o per una bandiera arcobaleno, non ha tempo né energie per discutere di pensioni, di precariato o di deindustrializzazione.
Se la classe operaia viene frammentata in mille micro-identità diverse, basate sull’orientamento sessuale, sulla dieta o sulle preferenze culturali, quella classe non esiste più. Non può più unirsi. Non può più fare paura a chi detiene il vero capitale.
Prendete l’immagine simbolo di questo disastro. Maurizio Landini. L’uomo che dovrebbe essere il bastione del sindacalismo italiano, il segretario della CGIL. Lo abbiamo visto sorridere mentre Mario Draghi, l’uomo simbolo della finanza europea, gli metteva una mano sulla spalla con condiscendenza paterna. Quella foto è l’immagine della resa incondizionata. È il sindacato che firma la sua stessa irrilevanza in cambio di un posto a tavola con l’establishment.
E non finisce qui. Questa sinistra ha tradito persino il suo DNA pacifista. Hanno abbracciato la guerra. Hanno votato per l’invio di armi. Si sono trasformati nei più accaniti sostenitori della NATO e dell’espansionismo atlantista.

Non si parla più di diplomazia, ma di riarmo. E ricordatevelo bene: ogni euro, ogni singolo centesimo speso per un missile o per un blindato è un euro sottratto alla vostra sanità, alle vostre scuole cadenti, alle borse di studio dei vostri figli. Hanno scelto i cannoni al posto del burro. E lo hanno fatto chiamandolo “difesa della democrazia”.
Ma se pensate che questo sia solo un problema di ideologia tradita, vi sbagliate di grosso. C’è qualcosa di molto più inquietante sotto la superficie. C’è un dettaglio tecnico, un numero che viene sussurrato nei corridoi di Bruxelles ma che non deve arrivare alle vostre orecchie. Mentre i vari leader della sinistra vi parlano di solidarietà europea, l’Unione Europea sta preparando un piano di riarmo senza precedenti.
Ottocento miliardi di euro. Avete capito bene? 800 miliardi. Una cifra astronomica che servirebbe a rifondare intere nazioni. Dove pensate che andranno a prendere questi soldi? Non li chiederanno alle banche che oggi occupano le ex sedi del PCI. Non toccheranno i patrimoni dei miliardari che finanziano le fondazioni progressiste. Li prenderanno dalle vostre tasche. Tagliando ulteriormente i servizi essenziali.
Ma il vero colpo di grazia allo stato sociale era nascosto in un cavallo di Troia giuridico: il referendum sulla cittadinanza promosso dalla CGIL. Sotto la maschera benevola della tutela dei diritti si celava un meccanismo perverso. Se quel referendum avesse vinto, avrebbe innescato una reazione a catena demografica senza precedenti.
La riduzione dei tempi di residenza avrebbe permesso a oltre 2,5 milioni di immigrati di diventare cittadini italiani in meno di sei mesi. A questi si sarebbero aggiunti i ricongiungimenti familiari. In meno di due anni, l’Italia avrebbe dovuto assorbire circa 10 milioni di nuovi cittadini, concentrati tutti nella fascia di reddito più bassa.
Perché lo vogliono? Per spirito cristiano? Per umanità? Non siate ingenui. Lo vogliono per creare un melting pot di poveracci. Serve una massa enorme di persone disperate, disposte a lavorare per qualunque cifra, annullando così ogni potere contrattuale dei lavoratori italiani. È l’abbattimento programmato dello stato sociale. Quando la domanda di servizi esplode e le risorse diminuiscono, il sistema crolla. E sulle macerie di quel sistema, le élite potranno finalmente regnare senza l’ostacolo del ceto medio.
L’impatto di questa strategia sulla vostra vita quotidiana è già visibile. Lo stato sociale non è un concetto astratto. È l’universalismo della prestazione sanitaria. È il fatto che se stai male vieni curato indipendentemente dal tuo conto in banca. Sono le case popolari. Sono le pensioni. Tutto questo sta evaporando, sostituito da un sistema a premi per chi può permetterselo.
Viviamo nell’era della dittatura dell’ipocrisia. Le élite della sinistra ZTL vi dicono che dovete rinunciare alla vostra vecchia auto diesel, che dovete mangiare insetti, che dovete riscaldare meno le vostre case per salvare il pianeta. Vi impongono sacrifici enormi in nome della transizione green. Ma mentre voi contate i chilometri, loro sorvolano le vostre teste con jet privati che emettono in un’ora più CO2 di quanta ne produca la vostra famiglia in un anno.
Vi dicono che i confini sono superati e che dovete accogliere tutti indistintamente. Ma provate a guardare dove vivono loro. Vivono in quartieri blindati, protetti da telecamere e vigilanza privata, dove l’immigrazione è solo un concetto filosofico da discutere davanti a un calice di vino biodinamico.
E la destra? Non fatevi illusioni. Anche Giorgia Meloni e i suoi alleati hanno recitato una parte in commedia. Sono arrivati al governo urlando contro l’Europa, contro la NATO, contro le accise. Una volta varcata la soglia di Palazzo Chigi, si sono trasformati nei più fedeli esecutori dei desideri di Bruxelles e Washington.
La differenza è che la destra, almeno, non ha la pretesa morale di dirvi che lo sta facendo per il vostro bene o per difendere i lavoratori. La sinistra, invece, vi tradisce mentre vi stringe la mano e vi recita una poesia di Pasolini.

Oggi la maschera è caduta. La vera linea di faglia della nostra società non è più quella tra destra e sinistra. Questi sono termini del secolo scorso, gusci vuoti usati come oppio per i tifosi della politica. La vera guerra, l’unica che conta, è tra l’Alto e il Basso. Tra un’élite transnazionale che vuole controllarvi, tassarvi e ridurvi al silenzio, e un popolo che sta perdendo, pezzo dopo pezzo, la sua sovranità e la sua anima.
Marco Rizzo, con il progetto di Democrazia Sovrana e Popolare, sta cercando di tracciare una strada diversa. Non è una questione di nostalgia del passato, ma di sopravvivenza del futuro. Pace contro guerra. Sovranità contro vincoli esterni. Programmazione industriale contro il declino gestito. L’obiettivo è unire ciò che il sistema vuole diviso: il ceto medio che sta schiantando e la classe lavoratrice che non ha più rappresentanza. Il 90% della popolazione contro quel 10% che detiene tutto.
È un programma ambizioso? Forse. È difficile da realizzare? Certamente. Ma chiedetevi: qual è l’alternativa? Continuare a guardare mentre la sinistra della ZTL smantella gli ultimi resti della dignità dei nostri padri? Accettare passivamente di diventare un numero in un database di “poveri ma felici”, come vorrebbe il World Economic Forum?
Non vi diciamo per chi votare. Ma vi diamo gli strumenti per non farvi prendere più in giro. Scrivetemi qui sotto nei commenti cosa provate vedendo una sede storica del PCI trasformata in una banca. Vi sentite ancora rappresentati da questa classe politica o pensate che il tradimento sia ormai giunto al punto di non ritorno?
Se siete stanchi delle veline di regime e volete scavare dove gli altri coprono, unitevi alla nostra squadra. Perché la verità non si ferma davanti a nessun salotto buono. E quando il silenzio diventa la risposta del potere, significa che abbiamo colpito nel segno. 💥
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