Novanta miliardi di euro. 💶

Fermatevi un istante. Non leggete questo numero come se fosse una statistica del meteo o il risultato di una partita di calcio.

Guardatelo per quello che è: una catena.

È la cifra esatta, spaventosamente precisa, del debito fantasma che qualcuno ha deciso di legare alle caviglie dei vostri figli.

Non è un debito che pagherete domani. È un debito che peserà come un macigno sulle spalle delle generazioni che non hanno ancora nemmeno il diritto di voto, per i prossimi trent’anni.

Mentre la sanità italiana si sgretola sotto i colpi di un’incuria criminale e le vostre bollette raggiungono cifre folli, tali da farvi scegliere tra mangiare o riscaldarvi, nei palazzi del potere accade l’impensabile.

Si firma un assegno in bianco. ✍️

Un assegno che non vi hanno mai mostrato, discusso in stanze dove l’eco della vostra voce non arriva.

Ma c’è un uomo che ha deciso di non stare al gioco.

Un generale. Un uomo che ha vissuto il fango vero della trincea, che ha respirato la polvere dei deserti, che conosce l’odore della paura e non si lascia impressionare dalle cravatte di seta.

Roberto Vannacci ha deciso di rompere il silenzio. E il rumore di questo vetro infranto sta facendo tremare i tavoli di mogano da Roma a Bruxelles. 💥

Vannacci svela quello che i telegiornali, imbavagliati dal politicamente corretto, hanno l’ordine tassativo di ignorare.

Dalla truffa della “democrazia esportata” fino allo scandalo dei terroristi ricevuti con il tappeto rosso nel cuore dell’Europa.

Siete pronti a scoprire chi sta davvero guadagnando dalla vostra povertà?

Benvenuti al Gran Ballo dell’Ipocrisia. 🎭

Immaginate la scena. Luci soffuse, lampadari di cristallo di Boemia che scintillano, il tintinno elegante dei calici di champagne che risuona nei corridoi asettici di Bruxelles.

Qui, la guerra è un concetto astratto. Una slide su PowerPoint. Un’occasione di carriera.

Ma a migliaia di chilometri di distanza, la realtà è fatta di metallo fuso. Di bombe che scrivono il destino di un popolo nel sangue.

Eppure, il Generale ci dice una cosa sconvolgente: non guardate le bombe.

Guardate i rubinetti. 🚰

Esattamente. In un palazzo governativo di Kiev, qualcuno ha deciso che la democrazia avesse bisogno di un tocco di classe macabro: un cesso d’oro massiccio.

Un monumento allo spreco, finanziato in parte, anche piccola, dalle vostre tasse. Dai vostri sacrifici.

È questo il simbolo della resistenza eroica che ci vendono ogni sera al TG?

O è solo l’ennesimo, brutale schiaffo in faccia a chi in Italia, a Rozzano o a Napoli, non riesce a pagare la bolletta della luce a fine mese?

Il generale Roberto Vannacci ha deciso di imbucarsi a questa festa esclusiva senza invito.

Non ha portato fiori per la padrona di casa. Ha portato la verità.

Una verità scomoda, ruvida, che odora di polvere da sparo e che stona terribilmente con il profumo degli uffici climatizzati dove si decide la vostra sorte.

La scena politica attuale è surreale, degna di un quadro di Dalì.

Da un lato abbiamo Carlo Calenda. Sembra aver sostituito la carta d’identità italiana con una bandiera ucraina tatuata direttamente sull’anima. 🇺🇦

Dall’altro c’è lei, Ursula von der Leyen. La “Regina Madre” di un’Europa che predica la libertà dai pulpiti, ma poi, nel buio dei retrobottega, bacia l’anello a chiunque abbia abbastanza petrolio o abbastanza gas per farci passare l’inverno.

Il generale Vannacci osserva questo teatro dell’assurdo con lo sguardo freddo di chi ne ha viste troppe.

Lo fa con il cinismo sano di chi ha visto troppi dittatori cadere per credere ancora alle favole della “democrazia pronta all’uso”, come se fosse un mobile dell’Ikea da montare nel deserto.

Ci dicono che l’Iran è il male assoluto, vero? Il nemico numero uno. 🇮🇷

Ma poi, con la stessa mano che firma le sanzioni contro Teheran, i nostri leader firmano assegni da 10 miliardi di euro per l’Arabia Saudita.

Un Paese dove le teste rotolano nelle piazze di Gedda con la precisione svizzera di un boia professionista.

Ma il sangue saudita ha un odore diverso, evidentemente.

Odora di affari. Odora di petrolio. Odora di Realpolitik di bassa lega. 🛢️

Sentite il profumo acre dell’incenso diplomatico?

È quello che usano per coprire l’odore nauseabondo dei tagliagole che diventano statisti nel giro di una notte, se fa comodo a Washington o a Bruxelles.

Vannacci fa nomi e cognomi. Cita Al-Julani.

Un ex terrorista di Al-Qaeda. Un uomo che aveva una taglia sulla testa firmata niente meno che da Donald Trump.

E ora? Improvvisamente viene ricevuto con i guanti bianchi. Diventa un interlocutore.

Perché?

Perché in questo Risiko impazzito, dove le pedine siamo noi, anche un mostro può diventare un santo. Basta che serva a disturbare il vicino di casa sbagliato.

È la politica del Gattopardo elevata a sistema globale. Cambiamo i nomi, cambiamo le bandiere, ma il banchetto resta lo stesso.

E il conto? Il conto, puntuale come la morte, arriva sul tavolo della casalinga di Voghera o dell’operaio dell’Ilva di Taranto. 🧾

Il cuore del problema, urla Vannacci, non è la geopolitica. È il vostro portafoglio.

Il Generale spacca il fronte della maggioranza con una domanda brutale, semplice, devastante:

“Perché esiste un Decreto Ucraina, ma non esiste un Decreto Italia?”

Mentre noi giochiamo ai soldatini con i soldi degli altri, le nostre città si trasformano in set di film post-apocalittici.

Avete presente la tecnica della rana bollita? 🐸

La temperatura sale piano piano. Un ospedale che chiude qui. Un salario che ristagna lì. Una stazione ferroviaria che diventa terra di nessuno dopo le otto di sera, dove le donne hanno paura a camminare.

Ci stiamo abituando al declino. Come ci si abitua a una scarpa troppo stretta che ti fa sanguinare il piede.

Ma il dolore, prima o poi, diventa insopportabile. E la rana muore.

La narrazione ufficiale ci vuole tutti bellicisti da salotto. Ci vogliono pronti al sacrificio. “Spegnete i condizionatori per la pace!”, ci dicevano.

Ma il sacrificio di chi?

Non certo di chi siede nelle poltrone in pelle umana di Bruxelles o Strasburgo.

Il sacrificio è dei figli dell’Italia profonda.

Vannacci lo dice senza giri di parole, tagliando l’aria col coltello: “Se volete la guerra, abbiate il maledetto coraggio di dirlo in faccia alle madri italiane”.

Dite loro che i loro ragazzi andranno a morire nel fango del Donbass. Ditegli che servirà a difendere un confine che cambia ogni settimana sulla mappa.

Ma non lo diranno mai.

Preferiscono l’autolesionismo a 360 gradi. Preferiscono tagliarsi una mano sperando che il vicino perda un braccio.

È una strategia suicida gestita da quelli che Vannacci definisce “psicopatici da centro di igiene mentale”. Gente che scambia la realtà con un videogioco di strategia, dove le vite umane sono pixel rimpiazzabili. 🎮

Ed eccolo il colpo di scena che rovina la digestione ai burocrati. Il numero proibito.

90 miliardi di euro.

È questa la dimensione del “pacco” che l’Unione Europea ha confezionato per voi, con tanto di fiocco blu stellato.

Un fondo di debito comune.

La promessa? “Pagheranno i russi con i danni di guerra, useremo i loro asset congelati”.

È una barzelletta che non fa ridere nessuno. La Russia non pagherà mai volontariamente. E sequestrare quei soldi aprirebbe un precedente finanziario che distruggerebbe la fiducia nell’Euro.

Quindi chi paga?

Quei 90 miliardi sono un debito reale. Con interessi reali.

Graverà sul sistema economico italiano per i prossimi trent’anni. È un’ipoteca sulla sanità dei vostri figli. È un taglio alle pensioni dei vostri nipoti.

Chi ha dato il permesso di ipotecare il futuro della nazione per un conflitto senza uscita?

Andate a chiederlo a chi ha la bandiera tatuata sul volto. Gente col portafoglio ben protetto nei paradisi fiscali della politica internazionale.

Vannacci non ci sta. Il generale sa una cosa fondamentale: la sovranità appartiene al popolo.

Non appartiene a chi gestisce i flussi di armi. Non appartiene alla BlackRock o alla Commissione Europea.

Il paradosso è totale, assoluto.

Finanziamo la difesa di Kiev con miliardi che non abbiamo, mentre la nostra sicurezza interna è a livelli di allarme rosso. 🚨

Le mamme italiane vivono nell’ansia perenne. Aspettano quel messaggino su WhatsApp per poter ricominciare a respirare: “Mamma, sono arrivata”.

In trent’anni siamo passati dal “Sogno Europeo” all’incubo urbano.

Abbiamo importato il caos. E abbiamo esportato la nostra ricchezza. Un affare geniale, non trovate?

La tensione sale quando si parla di futuro e identità.

L’Islamizzazione della nazione non è un tema da bar per razzisti, come vorrebbero farvi credere. È una trasformazione strutturale, demografica e culturale che sta avvenendo sotto i nostri occhi. 🕌

Occhi distratti dalle bollette che esplodono.

Bollette che sono esplose perché abbiamo deciso, in un delirio di onnipotenza, che l’energia a basso costo deve essere un lusso ideologico.

Le imprese italiane, spina dorsale del Paese, stanno morendo di fame energetica. Chiudono. Delocalizzano.

Intanto, i nostri “partner” commerciali ci ridono dietro.

Siamo diventati il partner debole di un’alleanza famelica. Un’alleanza che ci chiede tutto – soldi, armi, sanzioni – e non ci dà nulla in cambio, se non pacche sulle spalle e direttive sulle auto elettriche cinesi.

Vannacci è la voce che rompe il coro dei castrati.

Dice quello che tutti pensano mentre fanno la spesa e guardano i prezzi raddoppiati.

Dice quello che nessuno ha il coraggio di sussurrare nei corridoi del potere per paura di perdere la poltrona.

Non è solo una questione di destra o sinistra. Queste etichette sono vecchie, morte.

È una questione di sopravvivenza della specie “cittadino italiano”. 🇮🇹

Ci hanno venduto la favola della democrazia come merce da esportazione. Come se fosse il prosecco o le scarpe di pelle fatte nelle Marche.

Non lo è.

La democrazia è una conquista di sangue. È una conquista di tempo. Non si bombarda la democrazia sulle teste della gente.

Imporla con le bombe in Somalia, in Iraq o in Libia ha prodotto solo una cosa: deserti pieni di cadaveri e porti pieni di disperati pronti a invaderci.

Abbiamo distrutto l’ordine (anche se dittatoriale) per regalarci il caos. E ora quel caos bussa alle nostre porte, sfonda le finestre ed entra in salotto.

E noi? Noi continuiamo a lucidare il cesso d’oro di una strategia fallimentare.

Il generale non cerca la rissa da talk show. Cerca la logica.

Ma la logica è il nemico numero uno di chi vive di propaganda.

Se inviare armi non ha funzionato per due anni, se la controffensiva è fallita, perché dovrebbe funzionare domani?

Einstein chiamava “follia” fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Noi lo chiamiamo “Impegno Internazionale e Atlantismo”.

È tempo di invertire la rotta. Sterzare prima del burrone.

È tempo di un Decreto Italia. 🇮🇹

Un piano che rimetta al centro il lavoro italiano, la salute italiana, la sicurezza italiana.

Perché un Paese che non sa proteggere i propri figli nelle proprie strade, che lascia che le stazioni diventino zone di guerra, non ha alcun diritto morale di dare lezioni al mondo.

Non può spiegare la democrazia a nessuno se non la garantisce ai propri cittadini che pagano le tasse.

Il banchetto sta per finire. La musica sta rallentando. 🎵

Gli ospiti, con i loro smoking e i loro abiti da sera, iniziano a guardarsi intorno nervosi. Qualcuno ha aperto la porta e ha fatto entrare il freddo della realtà.

La verità fa male. Brucia. Specialmente quando ha le mostrine di un generale che non teme l’impopolarità e non deve chiedere voti ai salotti ZTL.

Questo non è solo un resoconto. È una sveglia che suona alle 4 del mattino. ⏰

Se siete stanchi di essere la rana nella pentola che sta per bollire, fatevi sentire.

Se volete che i vostri soldi tornino a servire l’Italia e non i sogni di gloria di qualche burocrate che vive in una torre d’avorio, agite.

Ma cosa succede se il fronte ucraino crolla davvero, nonostante i nostri miliardi?

Scopriremo il piano segreto che Bruxelles tiene nel cassetto per le emergenze.

Immaginate la scena nei palazzi di potere tra qualche mese.

La von der Leyen consulta i sondaggi in picchiata mentre sorseggia un tè pregiato che costa come la vostra spesa settimanale.

Calenda scrive un tweet al vetriolo contro chiunque osi pronunciare la parola “pace”.

Intanto, 180.000 uomini ucraini fuggono. Scappano. Disertano.

Non sono codardi. Sono padri che non vogliono diventare cenere per un confine che i russi continuano a spostare avanti.

E noi? Noi paghiamo.

Paghiamo per le armi che non usano. Paghiamo per l’accoglienza di chi scappa. Paghiamo per la ricostruzione di ponti che verranno distrutti domani mattina.

È un ciclo infinito di distruzione e profitto. Un tritacarne finanziario.

Un circolo vizioso dove le lobby delle armi brindano a ogni nuovo decreto, stappando bottiglie che voi non potrete mai permettervi.

Vannacci ha scoperchiato il Vaso di Pandora. Ha mostrato che il Re è nudo.

E il Re ha un aspetto piuttosto sgradevole, flaccido e vecchio, quando viene privato della sua retorica eroica e dei suoi filtri Instagram.

Abbiamo trasformato la geopolitica in un reality show. Ma i morti sono veri. E i soldi che mancano nelle scuole dei vostri figli sono veri.

La sanità che si sgretola non è un’opinione politica: è la realtà di chi aspetta due anni per una risonanza magnetica mentre il tumore cresce.

Perché dobbiamo accettare tutto questo in silenzio?

La risposta è nella paura.

Ci hanno insegnato ad avere paura di essere chiamati “filorussi”. Ci hanno terrorizzato con l’etichetta di “populisti”.

Ma la verità non ha colore politico. La verità è che stiamo finanziando un massacro senza fine.

Stiamo alimentando una fornace che brucia la ricchezza dell’Europa e il futuro dell’Italia.

Il generale Vannacci ci ricorda una cosa semplice: la sovranità appartiene al popolo.

È ora che il popolo torni a chiedere conto di ogni singolo centesimo. Di ogni singola decisione presa sopra la nostra testa, in stanze chiuse a chiave.

Le nostre città sono lo specchio del nostro fallimento.

Quartieri che una volta erano il cuore pulsante della comunità, oggi sono ghetti. Zone d’ombra. Enclavi straniere dove lo Stato ha ammainato la bandiera tricolore e si è ritirato.

Abbiamo speso miliardi per esportare democrazia e abbiamo finito per importare l’insicurezza. È un paradosso che grida vendetta al cielo.

Vannacci parla di islamizzazione, di perdita di identità, di un’Italia che non si riconosce più guardandosi allo specchio. E ha ragione.

Se non sappiamo chi siamo, non possiamo sapere dove stiamo andando. E la direzione attuale sembra un vicolo cieco, buio e pericoloso.

Il prezzo dell’energia è la nostra catena.

Ci hanno detto che dovevamo liberarci dalla dipendenza russa per essere liberi.

Risultato? Ora siamo dipendenti da regimi ancora più discutibili, dal GNL americano che costa il triplo o dai fornitori arabi.

Paghiamo il gas tre volte tanto. Le nostre industrie chiudono.

Gli Stati Uniti ridono e fanno affari. La Cina ringrazia e compra tutto a prezzi di saldo.

E l’Europa? L’Europa affonda in un mare di burocrazia green e debiti comuni.

È questo il futuro che volete per i vostri figli? Un futuro di stenti in un continente che ha dimenticato come si produce ricchezza, ma sa benissimo come produrre regole assurde?

Vannacci non è un politico di professione. È un uomo d’azione prestato alla politica. E si vede.

Non usa il politichese viscido. Non cerca di compiacere i salotti televisivi.

Dice le cose come stanno. Dice che serve un decreto Italia. Subito.

Un piano d’emergenza nazionale. Sicurezza nelle strade. Investimenti nella sanità. Taglio drastico delle tasse sull’energia.

Questi sono i temi che interessano agli italiani. Non i confini del Donbass o le quote di debito per la ricostruzione di Mariupol.

Il tempo delle scuse è finito. La pazienza è finita.

La politica deve tornare a fare gli interessi dei cittadini italiani. Deve smettere di essere la succursale di interessi stranieri o di lobby sovranazionali che non hanno mai messo piede in una periferia italiana.

Il generale ha lanciato il guanto di sfida. L’ha gettato sul tavolo di velluto di Bruxelles.

Ora tocca a noi raccoglierlo.

Non possiamo più permetterci di restare a guardare, passivi, mentre il banchetto dell’ipocrisia continua e il conto sale.

Dobbiamo pretendere trasparenza. Dobbiamo pretendere che le nostre risorse vengano usate per noi. Per le nostre famiglie. Per il nostro futuro.

Scrivete nei commenti PRIMA L’ITALIA, se avete il coraggio.

Facciamo capire a chi siede nei palazzi dorati che la rana è uscita dalla pentola. Che ha saltato fuori prima di morire bollita.

Che il popolo italiano non è disposto a farsi cucinare in silenzio.

La vostra voce è l’unica arma che abbiamo contro la disinformazione e il silenzio complice dei media.

Condividete questo messaggio come una catena di Sant’Antonio della verità. Il generale ha parlato. Ha rotto il muro del suono.

Ora tocca a voi. Non lasciate che il silenzio diventi la vostra condanna.

Restate liberi. Restate vigili.

La verità non si ferma, nemmeno davanti a 90 miliardi di euro. Ma la domanda resta sospesa come una spada di Damocle: se i soldi finiscono prima della guerra… chi verrà a bussare alla vostra porta per chiedervene altri?

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