C’è un momento preciso, un istante quasi impercettibile, in cui la politica smette di essere la nobile arte della gestione della cosa pubblica e si trasforma, senza paracadute, in puro teatro dell’assurdo. 🎭
È una rappresentazione grottesca dove gli attori, presi dal panico o dall’arroganza, dimenticano il copione, strappano le pagine della logica e iniziano a urlare contro il pubblico che li osserva attonito.
Quel momento, signori, è arrivato questa mattina presto.
Non con un comunicato stampa ufficiale, non con una conferenza a reti unificate, ma con una vibrazione silenziosa che ha attraversato migliaia di schermi in tutta Italia. 📲
Una notifica. Un semplice “dlin” digitale che nascondeva un terremoto.
Un post su Facebook che non è solo un attacco politico standard, di quelli a cui siamo assuefatti, ma la prova definitiva, schiacciante, che la memoria in questo Paese è corta. Talmente corta da essere diventata pericolosa. ⚠️
Virginia Raggi, l’ex sindaca che ha guidato la Capitale durante i suoi anni più bui, controversi e difficili, ha deciso di rompere il silenzio.
È riemersa dalle nebbie del Campidoglio, ma non lo ha fatto per chiedere scusa. Non lo ha fatto per spiegare le macerie metaforiche e reali che abbiamo ancora sotto le suole delle scarpe quando camminiamo per Roma.
Lo ha fatto per puntare il dito. E il bersaglio, illuminato da un occhio di bue mediatico spietato, è Giorgia Meloni.
Preparatevi, sedetevi e fate un respiro profondo, perché quello che state per leggere vi lascerà senza parole. Vi farà ribollire il sangue o vi farà scoppiare in una risata amara.
Questa non è solo una polemica social da bar dello sport. È il segnale, inequivocabile come un razzo di segnalazione nella notte, che la guerra per la sopravvivenza del Movimento 5 Stelle è entrata nella sua fase finale.
La fase più disperata, più cinica, più violenta.
E per combatterla, stanno usando la tragedia dell’Iran come munizione. 🔥

Virginia Raggi scrive con una sicurezza che sfiora l’arroganza, con quel tono professorale che abbiamo imparato a conoscere (e a temere), che il governo italiano tace.
Scrive, nero su bianco, che Giorgia Meloni non fa niente sull’Iran. Che sta ferma, immobile, complice.
Usa parole pesanti come pietre tombali, evocando lo spettro della codardia istituzionale.
“La soluzione non può essere girarsi dall’altra parte”, tuona l’ex sindaca dal suo pulpito virtuale, arrivando a paragonare la situazione di Teheran a quella di Gaza con una disinvoltura che fa rabbrividire gli storici e i diplomatici.
Ed è qui, esattamente in questo punto, proprio in questa frase, che la realtà si frattura. Si spacca in due come un vetro colpito da un sasso. 💔
Perché sentire parlare di “girarsi dall’altra parte” da chi ha governato Roma per cinque lunghissimi anni, lasciandola affogare in un degrado che ha fatto il giro del mondo, finendo sulle prime pagine del New York Times per la vergogna, non è solo ironico.
È offensivo. È un insulto all’intelligenza degli italiani.
È come se il capitano del Titanic, mentre la nave affonda e l’orchestra suona, si mettesse a criticare la tonalità di colore delle scialuppe di salvataggio. 🚢
La Raggi parla ancora, incredibilmente, del “vento del cambiamento”.
Vi ricordate quello slogan? Sembrava uscito da un film western epico, una promessa di rivoluzione. E invece?
Invece si è trasformato in una bonaccia maleodorante, un’aria viziata che ha paralizzato la Città Eterna, bloccandola in un limbo di “no” ideologici e di inefficienza amministrativa.
Ma andiamo a fondo, scaviamo sotto la superficie, perché l’apparenza inganna e il gioco di prestigio è sottile. 🕵️♂️
L’accusa della Raggi è chiara: il governo Meloni è complice per inazione.
Ma la verità? La verità è un’altra, ostinata e documentata. E i documenti parlano chiaro per chi ha la voglia, e lo stomaco, di leggerli invece di scrollare distrattamente i feed dei social mentre aspetta l’autobus.
Sulla questione di Gaza, citata impropriamente e strumentalmente dalla Raggi per creare un parallelismo emotivo, l’Italia non si è girata dall’altra parte.
Aerei militari sono partiti nel silenzio della notte. Navi ospedale, eccellenze della nostra Marina, hanno attraccato in porti difficili. ✈️🏥
Bambini palestinesi feriti, vittime innocenti di una guerra atroce, sono stati portati nelle nostre migliori strutture ospedaliere per essere curati, salvati, assistiti.
Si può discutere la politica, certo. Si può criticare la strategia geopolitica, legittimo.
Ma dire “non fanno niente” è una menzogna. Una menzogna grossolana che serve solo a coprire il vuoto pneumatico delle proprie proposte.
E allora la domanda sorge spontanea, urgente: perché farlo?
Perché lanciare questa accusa proprio ora? Perché rischiare il ridicolo? 🤔
Perché Virginia Raggi, e con lei tutto il “cerchio magico” che ruota attorno a Giuseppe Conte, ha un bisogno disperato di creare un nemico mostruoso.
Non possono vincere sul piano della competenza, hanno già perso su quello. Quindi devono spostare lo scontro sul piano morale.
Devono dipingere la Meloni non come un avversario politico con cui non si è d’accordo, ma come un’entità malvagia, fredda, cinica, che tace davanti ai massacri.
È l’unica carta che gli è rimasta in mano. L’asso nella manica di chi sta barando perché non ha più fiches.
Ed è qui che la storia si fa dannatamente interessante. Se pensate che questo sia solo lo sfogo estemporaneo di un’ex sindaca in cerca di un po’ di visibilità perduta, vi sbagliate di grosso. ❌
Questo è un ordine di scuderia.
È parte di una strategia molto più ampia, molto più oscura e molto più cinica che Giuseppe Conte sta tessendo nell’ombra dei corridoi romani.
Mentre la Raggi lancia i fumogeni su Facebook per distrarvi, per farvi guardare la mano destra… nelle aule del Parlamento, con la mano sinistra, sta succedendo qualcosa di molto più grave.
Qualcosa che i telegiornali vi raccontano in fretta, compressi tra una ricetta di cucina e le previsioni del meteo per il weekend.
Parliamo di quello che è successo poche ore fa al Senato. 🏛️
C’era una risoluzione sul tavolo. Un documento importante, solenne, bipartisan.
Scritto per condannare senza mezzi termini, senza “se” e senza “ma”, le violenze sanguinarie del regime iraniano.
Un testo che diceva al mondo, a voce alta: “L’Italia è con le donne che si tagliano i capelli, è con i giovani di Teheran che rischiano la forca”.
Tutti i partiti erano d’accordo. La destra, la sinistra, il centro.
Persino il Partito Democratico di Elly Schlein, che di certo non fa sconti al governo Meloni e non perde occasione per attaccare, ha votato a favore.
Tutti uniti contro la tirannia. Un fronte comune.
Tutti… tranne uno.
Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. 😶
Avete capito bene. Rileggetelo se necessario.
Mentre il mondo guarda con orrore alle gru usate come forche a Teheran, il partito di Giuseppe Conte ha deciso di non votare la condanna unitaria.
Si sono sfilati. Sono rimasti seduti con le braccia conserte, guardando il vuoto o i propri tablet, unici in tutto l’arco costituzionale a fare questo distinguo imbarazzante.
E la scusa? La giustificazione ufficiale?
È da manuale del machiavellismo politico di bassa lega.
Conte ha detto che nel testo mancava una “condanna preventiva a eventuali azioni militari unilaterali degli Stati Uniti”.
Capite il gioco perverso? 🇺🇸
Usano la geopolitica come una clava per colpire gli avversari interni. Usano i morti dell’Iran per fare un dispetto all’America e, di riflesso, al governo italiano.
Conte non sta proteggendo il popolo iraniano con quella astensione vile.
Sta cercando di proteggere il suo bacino elettorale.
Sta cercando disperatamente di intercettare quel voto di pancia, quel sentimento confuso, antiamericano, anti-occidentale, anti-tutto, che crede ancora che la colpa di ogni male del mondo, dal buco nell’ozono alla guerra in Medio Oriente, sia sempre e comunque dell’Occidente cattivo.
È una mossa disperata. 📉
Conte vede i sondaggi. Vede la Schlein che gli mangia terreno a sinistra giorno dopo giorno. Vede il suo consenso sgretolarsi.
E va nel panico.
Deve urlare più forte. Deve essere più radicale. Deve dire “NO” anche quando il buon senso, la storia e la dignità umana imporrebbero un “SÌ” convinto.
È disposto a isolare l’Italia, a farci fare la figura dei pavidi, degli ignavi agli occhi della comunità internazionale, pur di guadagnare uno zero virgola cinque per cento nei sondaggi del lunedì mattina.
Questa non è politica estera. Questo è cannibalismo elettorale. 🍖
Virginia Raggi è solo la punta dell’iceberg, la voce sacrificabile mandata avanti in avanscoperta a dire che “il governo tace”, mentre il suo leader politico tace davvero, astenendosi nel luogo dove la voce conta di più: il Parlamento della Repubblica.
Ma c’è un filo rosso, un legame invisibile ma d’acciaio, che collega l’astensione vergognosa di oggi al disastro di Roma di ieri.
Ed è l’incompetenza elevata a sistema di potere.
Dobbiamo avere il coraggio di guardare indietro. Non per nostalgia, per carità, ma per paura. 😱
Paura che tutto questo possa tornare.
Perché questi personaggi che oggi pontificano sui diritti umani e sulla diplomazia internazionale sono gli stessi, esattamente gli stessi nomi e cognomi, che hanno portato l’Italia a un passo dal baratro economico e sociale.
Non stiamo parlando di opinioni da talk show. Stiamo parlando di fatti incisi nella pietra dei bilanci dello Stato.
Vi ricordate Danilo Toninelli? 🌉

Sembra passato un secolo, una vita fa, ma era l’altro ieri.
L’uomo che doveva “rifondare” le infrastrutture italiane con il suo sguardo concentrato. E che invece è diventato una macchietta, un meme vivente, il simbolo di un’improvvisazione al potere che fa tremare i polsi solo a pensarci.
E che dire di Lucia Azzolina e dei famigerati banchi a rotelle? 🪑
Milioni di euro dei contribuenti. I vostri soldi. I soldi delle vostre tasse.
Buttati dalla finestra per comprare dei pezzi di plastica colorata che sono finiti nelle discariche, nei sottoscala, nei magazzini a prendere polvere, diventati rifugio per i ragni.
Mentre le scuole letteralmente crollavano a pezzi, mentre la didattica a distanza creava un buco formativo devastante in una generazione intera, la priorità del Movimento 5 Stelle era lo show.
L’apparenza. La soluzione facile, “smart”, colorata. Che si è rivelata una truffa concettuale.
E poi, il capolavoro del caos urbano: il bonus monopattini. 🛴
Le nostre città invase da rottami elettrici abbandonati sui marciapiedi, nei fiumi, in mezzo alla strada.
Un altro regalo alle aziende straniere (perché in Italia non li producevamo) pagato con il debito pubblico italiano.
Era la politica dei bonus a pioggia. Del consenso comprato un bonifico alla volta con i soldi del futuro dei nostri figli.
Ma il vero crimine, quello che pagheremo per decenni, quello che sta ipotecando il nostro domani, è il Superbonus 110%. 💸
Una misura che è stata venduta come la panacea di tutti i mali. Come la “gratuità assoluta”.
“Ristrutturate gratis!”, gridava Conte nelle piazze, come un imbonitore di fiera.
Ma non esiste nulla di gratis in economia. Mai.
Quella parola, “gratis”, è stata la bugia più costosa della storia della Repubblica Italiana.
Hanno creato una voragine nei conti pubblici che fa impallidire le manovre “lacrime e sangue” del passato.
Hanno drogato il mercato dell’edilizia. Hanno fatto schizzare i prezzi delle materie prime alle stelle. Hanno regalato miliardi a chi spesso non ne aveva nemmeno bisogno, permettendo truffe colossali, castelli ristrutturati e seconde case di lusso rifatte a spese dell’operaio.
E oggi?
Oggi che i nodi vengono al pettine, inesorabili come il destino, e il governo attuale deve fare i salti mortali carpiati per tappare i buchi e non mandare il Paese in default finanziario… loro hanno il coraggio di salire in cattedra?
È questo che rende il post di Virginia Raggi non solo sbagliato, ma profondamente pericoloso. ⚠️
È il tentativo di riscrivere la storia in tempo reale. Un’operazione di mistificazione di massa.
Vogliono farvi credere che il loro fallimento non sia mai esistito. Che l’era dei banchi a rotelle fosse un’età dell’oro.
E che l’attuale difficoltà sia colpa di chi sta cercando, con fatica e sudore, di mettere ordine nel caos primordiale che loro hanno creato.
La Raggi parla di “vento del cambiamento” ancora oggi, senza vergogna, davanti a una Roma che porta ancora le cicatrici profonde della sua amministrazione.
Autobus che prendevano fuoco da soli in mezzo alla strada. La chiamavano “Flambus”, ricordate il terrore dei pendolari? 🔥🚌
Rifiuti che diventavano colline urbane, monumenti al degrado, con gabbiani grossi come avvoltoi che banchettavano.
Cinghiali che pascolavano nei parchi dove giocavano i bambini, scene post-apocalittiche degne di un film distopico.
Eppure lei oggi si permette di dare lezioni di governo.

C’è una rabbia fredda che sale guardando queste dinamiche.
Perché il Movimento 5 Stelle, nato con la promessa di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, si è trasformato nella peggiore casta che abbia mai abitato quei palazzi?
Una casta che non difende privilegi nobiliari, ma difende con i denti la propria incompetenza.
Si sono barricati dietro l’ideologia del “NO” a prescindere.
NO al termovalorizzatore a Roma che avrebbe risolto l’emergenza rifiuti (e che la Raggi ha ostacolato fino alla fine). E ora NO alla risoluzione sull’Iran.
C’è una coerenza perversa in tutto questo.
È la coerenza di chi preferisce vedere il mondo bruciare piuttosto che ammettere di non avere l’estintore, o peggio, di non sapere come usarlo.
Giuseppe Conte oggi si aggira per i corridoi del potere come un fantasma in cerca di un corpo da possedere. 👻
Ha perso la guida del governo. Ha perso la credibilità internazionale. E ora rischia di perdere anche il controllo del suo partito, lacerato da faide interne velenose e da regole sui mandati che cambiano magicamente a seconda della convenienza del leader.
L’astensione sull’Iran è il sintomo clinico di questa malattia terminale.
Non sanno più chi sono. Crisi d’identità totale.
Non sono né carne né pesce.
Non sono atlantisti, ma non hanno il coraggio di dirsi anti-occidentali apertamente in faccia agli elettori.
Non sono di sinistra, ma odiano la destra più di quanto amino il popolo italiano.
Sono un errore di sistema che continua a generare bug, rallentando l’intera macchina statale.
E attenzione, occhi aperti, perché il pericolo non è finito. 🚫
L’era dei “politici per caso” potrebbe sembrare al tramonto, guardando i numeri, ma la bestia ferita è sempre la più pericolosa.
Con le elezioni europee che si avvicinano all’orizzonte, vedremo sempre più spesso scene come quella di oggi.
Vedremo la Raggi, la Appendino, Toninelli, magari persino Di Battista riemergere dalle nebbie per lanciare accuse sempre più forti, sempre più scollegate dalla realtà fattuale.
Useranno ogni tragedia, dall’Ucraina al Medio Oriente, per provare a scatenare la rabbia sociale. Per cavalcare l’onda del malcontento.
Scommetteranno sul fallimento dell’Italia. Tiferanno contro il loro stesso Paese per poter dire un giorno: “Ve l’avevamo detto!”.
È un gioco al massacro dove la posta in gioco siamo noi. I nostri risparmi, la nostra credibilità, il nostro futuro.
Il post di Virginia Raggi contro la Meloni non va letto, quindi, come una critica legittima di un’opposizione democratica.
Va letto come un segnale d’allarme rosso lampeggiante. 🚨
Ci sta dicendo che sono ancora lì. Che non hanno imparato nulla. Che non si sono pentiti.
Che rifarebbero tutto.
I banchi a rotelle. Il reddito di cittadinanza senza controlli ai mafiosi. Il blocco delle opere pubbliche. Il Superbonus incontrollato.
Sono pronti a rifarlo domani mattina se gliene daremo l’occasione.
La loro soluzione ai problemi complessi del mondo moderno è sempre la stessa, disarmante nella sua semplicità banale: uno slogan accattivante, un post indignato su Facebook e un’astensione in Parlamento quando le cose si fanno difficili e bisogna prendere una posizione scomoda.
Mentre il governo cerca faticosamente, passo dopo passo, di ridare all’Italia una postura internazionale credibile, lavorando nel silenzio della diplomazia vera (quella che non si fa su TikTok) e non in quello delle omissioni… i grillini fanno rumore.
Un rumore di fondo fastidioso, costante, ronzante.
Che mira a distrarre. A confondere le acque. A stancare l’elettore fino a renderlo apatico.
Ma non dobbiamo cadere in questa trappola mentale.
Dobbiamo ricordare. Dobbiamo tenere a mente le immagini vivide dei monopattini nel Tevere e confrontarle con le navi italiane che portano aiuti umanitari oggi.
Dobbiamo mettere sulla bilancia il vuoto pneumatico delle parole della Raggi e la concretezza delle azioni attuali, piacciano o no.
La storia giudicherà questi anni. E il verdetto per i “politici per caso” sarà impietoso, scolpito nella vergogna.
Ma nel frattempo tocca a noi. Tocca a noi restare vigili, svegli, attenti.
Perché il vero silenzio colpevole non è quello di cui parla la Raggi nel suo post delirante.
Il vero silenzio colpevole sarebbe il nostro.
Sarebbe il nostro se permettessimo a queste narrazioni tossiche, a queste bugie ripetute, di diventare verità accettate per sfinimento.
La battaglia per la verità è quotidiana. Si combatte ogni mattina, smascherando punto per punto le bugie di chi ha avuto la sua occasione storica e l’ha usata per distruggere invece che per costruire.
Tenete gli occhi aperti. 👀
La prossima notifica sul vostro telefono potrebbe essere un altro tentativo di manipolare la vostra memoria. E non potete permettervi di dimenticare.
Il sipario non è ancora calato su questo teatro dell’assurdo. E la prossima mossa potrebbe essere ancora più spregiudicata.
State pronti.
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NON È UNA POLEMICA, È UNA GUERRA APERTA: CARLO NORDIO FINISCE SOTTO ASSEDIO, TRA ACCUSE PESANTISSIME, DOSSIER NON DETTI E UNA BATTAGLIA SOTTERRANEA PER IL CONTROLLO DELLA GIUSTIZIA ITALIANA. Il ministro non parla, ma intorno a lui il rumore è assordante. Accuse che rimbalzano tra corridoi istituzionali e talk show, ricostruzioni che cambiano versione, alleanze che si spezzano nel silenzio. Nordio diventa il bersaglio perfetto di uno scontro che va ben oltre la sua persona. In gioco non c’è solo una riforma, ma il potere di decidere chi comanda davvero nei tribunali. Ogni parola pesa, ogni omissione brucia, ogni attacco sembra studiato per logorare, isolare, delegittimare. La giustizia diventa il campo di battaglia finale, mentre il Paese osserva senza conoscere i retroscena. È una resa dei conti che nessuno vuole chiamare col suo nome, ma che sta ridisegnando gli equilibri del potere. E quando la polvere si poserà, qualcuno scoprirà di aver perso molto più di una battaglia politica.
Quello che sta accadendo nelle ultime 72 ore nei corridoi del potere romano non è una semplice scaramuccia parlamentare. Dimenticate…
NON È UN COMMENTO, È UN’ESecuzione IN DIRETTA: FEDERICO RAMPINI STRAPPA IL COPIONE DI LA7 E FA CROLLARE LA NARRAZIONE DEL “PERICOLO FASCISTA” DAVANTI AL PUBBLICO, AI CONDUTTORI E AI RETROSCENA DEL POTERE MEDIATICO. Le luci dello studio sono accese, ma l’atmosfera cambia improvvisamente. Rampini entra, osserva, e smonta pezzo per pezzo una narrazione che per anni ha dominato i talk show di La7. Non urla, non provoca: espone. E proprio questo manda in tilt il sistema. Volti tesi, silenzi pesanti, sguardi che cercano una via di fuga. La “commedia” continua a scorrere, ma il pubblico capisce che qualcosa si è rotto. Il racconto del pericolo imminente perde forza, il copione scricchiola, e la regia non riesce più a coprire le crepe. È l’ultima recita di un teatro politico-mediatico che viveva di slogan, non di fatti. Quando la finzione cade, resta una domanda inquietante: chi ha scritto davvero questa storia, e perché ora non funziona più?
Signore e signori, accomodatevi. Spegnete i cellulari, chiudete le finestre, dimenticate quello che vi hanno raccontato fino a cinque minuti…
NON È UNA GAFFE, NON È UN ATTACCO QUALSIASI: MARIA LUISA ROSSI HAWKINS PUNTA IL DITO CONTRO ELLY SCHLEIN E FA ESPLODERE UNO SCANDALO CHE METTE L’ITALIA ALLA BERLINA DAVANTI A TUTTI. Le immagini fanno il giro dei social, le parole rimbalzano nei palazzi del potere. Maria Luisa Rossi Hawkins entra a gamba tesa e trascina Elly Schlein in uno scontro che va ben oltre la politica quotidiana. Accuse, silenzi imbarazzanti, retromarce improvvise: ogni dettaglio alimenta la sensazione che qualcosa di grosso stia venendo a galla. La leader del PD finisce al centro di una tempesta che divide, polarizza e umilia l’immagine del Paese proprio mentre l’Europa osserva. C’è chi parla di scivolone irreparabile, chi di strategia fallita, chi di un cortocircuito che smaschera un sistema fragile. Una cosa è certa: quando certi nomi vengono messi sul tavolo, il danno non resta confinato a un partito. Qui si gioca la credibilità dell’Italia, sotto gli occhi di tutti.
Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ma ci sono parole, pronunciate con leggerezza nel posto sbagliato e…
NON È UN SEMPLICE ATTACCO, È UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA POLITICA: MARCO RIZZO PUNTA IL DITO CONTRO GIUSEPPE CONTE, SMASCHERA I 5 STELLE E APRE UNA FRATTURA CHE RISCHIA DI DIVENTARE IRREVERSIBILE. Le parole arrivano come un colpo secco, senza filtri né mediazioni. Marco Rizzo rompe il silenzio e trasforma un malcontento latente in uno scontro frontale che mette in difficoltà Giuseppe Conte e l’intero Movimento 5 Stelle. Non è solo una critica, è una sfida aperta sul terreno dell’identità, della coerenza e del potere reale. Mentre i vertici cercano di ricompattare il fronte, il web esplode, le basi si dividono e le vecchie certezze iniziano a scricchiolare. Questo attacco riporta a galla contraddizioni mai risolte, promesse dimenticate e scelte che oggi pesano come macigni. In gioco non c’è solo una polemica, ma la credibilità di un progetto politico che rischia di perdere il controllo della propria narrazione.
C’è un momento preciso in cui il vetro si rompe. Un istante in cui la facciata impeccabile, lucidata a specchio…
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