Avete presente quella sensazione gelida che si prova quando si assiste a un incidente al rallentatore?

Quello che è andato in onda l’altra sera, sotto i riflettori freddi, quasi chirurgici, degli studi di La7, non è stato un semplice dibattito televisivo. Dimenticate il talk show come lo conoscete.

Quella è stata l’esecuzione calcolata di un inganno di massa. 🎬

Mentre milioni di italiani cenavano, ignari, tra una portata e l’altra, con il rumore della TV in sottofondo, si stava consumando un rituale preciso.

Un’orchestrazione perfetta per distorcere la realtà fino a renderla irriconoscibile, un teatro delle ombre dove la verità viene sacrificata sull’altare dell’audience e dell’agenda politica.

Non stiamo parlando di opinioni divergenti. In democrazia le opinioni sono il sale della terra.

Qui stiamo parlando di una manipolazione chirurgica dei fatti.

C’è un filo invisibile, sottile come una tela di ragno ma resistente come l’acciaio, che lega le parole pronunciate in quella stanza. Un filo che, se tirato con la giusta forza, rischia di far crollare l’intera impalcatura narrativa che la sinistra e certi sindacati hanno costruito negli ultimi dieci anni per sopravvivere alla loro stessa irrilevanza.

Tenetevi forte. 🛑

Respirate a fondo.

Stiamo per entrare nella sala macchine della disinformazione, lì dove i numeri vengono torturati finché non confessano il falso.

Tutto ha inizio in quel salotto che ormai conosciamo fin troppo bene. Il regno incontrastato di Giovanni Floris.

Le luci sono sempre le stesse, l’atmosfera ovattata è quella rassicurante del martedì sera. Ma questa volta, il livello di audacia ha superato ogni limite di guardia.

Il conduttore, con quella sua aria di apparente neutralità — un sorriso sornione che nasconde un cecchino politico di prima categoria — ha schierato le sue pedine sulla scacchiera.

Non sono ospiti casuali. Non sono lì per caso.

Sono proiettili intelligenti. Selezionati con un unico, preciso scopo: colpire il governo Meloni. Costi quel che costi.

Anche a costo di negare l’evidenza solare dei dati ISTAT. Anche a costo di mentire sapendo di mentire.

E l’arma finale? Il missile terra-aria lanciato contro la logica?

È lui: Maurizio Landini. 🔥

Il segretario della CGIL entra in scena non come un analista, né come un rappresentante dei lavoratori. Si presenta come un profeta di sventura.

È pronto a recitare un copione scritto col sangue della demagogia più pura.

Landini guarda la telecamera. Il suo sguardo è grave, la voce impostata su frequenze basse per trasmettere un senso di emergenza nazionale, di catastrofe imminente.

E poi sgancia la bomba.

Dice, testualmente, che “in pensione non ci va più nessuno”.

Lo dice con una sicurezza tale, con un’assertività così granitica, da far tremare i polsi a chiunque non abbia sottomano i bollettini ufficiali dell’INPS.

Afferma che l’aumento dell’occupazione — quel milione e trecentomila posti di lavoro in più che stanno ridisegnando la geografia economica dell’Italia — è un miraggio. Un trucco di prestigio.

Secondo la sua narrazione apocalittica, lavorano solo gli ultracinquantenni.

Perché? Perché sarebbero “prigionieri”.

Incatenati alle scrivanie, saldati alle catene di montaggio da un sistema crudele e sadico che nega loro il riposo.

È una scena madre degna di un dramma shakespeariano.

Peccato che si basi su una menzogna colossale che stiamo per smontare, pezzo per pezzo, bullone per bullone. 🛠️

La realtà che si cela dietro queste dichiarazioni è ben diversa. E molto, molto più scioccante di quanto possiate immaginare.

Non è che i cinquantenni non vanno in pensione perché c’è un complotto sadico del governo Meloni.

La verità, quella che Landini si guarda bene dal dire perché farebbe crollare il suo castello di carte ideologico, è che le aziende italiane sono in preda al panico.

C’è una corsa disperata, quasi febrile, ad accaparrarsi i lavoratori over 50.

E sapete perché?

Perché là fuori, nel mercato del lavoro reale, lontano dagli studi televisivi climatizzati, si sta verificando un fenomeno che nessuno ha il coraggio di chiamare col suo vero nome.

La Grande Sostituzione della Competenza. 🧠

Le imprese non tengono i cinquantenni per pietà. Non li tengono per obbligo di legge.

Li tengono — anzi, li cercano avidamente, li strappano alla concorrenza — perché sono l’ultimo baluardo di professionalità in un deserto che avanza.

Qui arriviamo al cuore pulsante dello scoop.

Il segreto inconfessabile che spiega il nervosismo palpabile nello studio di Floris, quel silenzio strano che cala quando i numeri non tornano.

Mentre Landini dipinge un mondo di “vecchi costretti ai lavori forzati”, i dati ci raccontano una storia di resurrezione economica che il sistema mediatico di opposizione deve soffocare nella culla.

Nel 2025, i contratti sono aumentati di 179.000 unità.

Non sono numeri su un foglio Excel. Sono vite. Sono stipendi. Sono famiglie che tornano a respirare.

Ma ammettere questo significherebbe ammettere che le politiche attuali funzionano.

E questo, per il salotto di DiMartedì, è un’eresia che non può essere pronunciata. Sarebbe come bestemmiare in chiesa.

Quindi? Quindi si inventa la favola del blocco dei pensionamenti per giustificare il boom occupazionale.

“Lavorano di più solo perché non possono uscire”.

È una strategia difensiva disperata. È il tentativo patetico di coprire il sole con un dito, mentre l’edificio delle loro certezze ideologiche va a fuoco. 🔥

Ma c’è un risvolto ancora più drammatico in questa vicenda. Un aspetto che tocca la carne viva della nostra società e che viene deliberatamente ignorato.

Quando Landini dice che lavorano solo i vecchi, sta implicitamente ammettendo il fallimento totale del sistema educativo e culturale che la sua stessa parte politica ha difeso e coccolato per decenni.

Il vero motivo per cui un’azienda preferisce un cinquantenne stanco, magari con qualche acciacco, a un ventenne fresco di studi… è un segreto che vi farà accapponare la pelle.

I selezionatori del personale, nelle stanze chiuse delle Risorse Umane, si confessano l’un l’altro una verità terrificante.

I giovani che escono dalle scuole oggi sono, in una percentuale spaventosa, inutilizzabili. 📉

Non stiamo parlando di pigrizia. “Pigrizia” è un termine banale, riduttivo, da bar.

Stiamo parlando di un abisso cognitivo.

I ragazzi di oggi, vittime di una scuola che ha smesso di insegnare per non “traumatizzare”, arrivano al colloquio di lavoro con la capacità di concentrazione di un pesce rosso.

Sono stati cresciuti a pane e TikTok. 📱

Hanno il cervello cablato per scorrere video di 15 secondi. Sono incapaci di leggere e comprendere un testo più complesso delle istruzioni di un telecomando.

E questo non è un incidente di percorso.

È il risultato di un crimine pedagogico perpetrato negli ultimi vent’anni.

Hanno creato una generazione di analfabeti funzionali, convinti che il loro destino sia fare gli influencer, mentre non saprebbero gestire neanche la cassa di un bar di provincia.

Ecco perché il cinquantenne diventa oro colato.

Un uomo o una donna di 50 anni oggi possiede un superpotere che per i nativi digitali è magia nera: la capacità di risolvere problemi.

La resilienza. La cultura del lavoro. Il saper stare al mondo.

L’esperienza ventennale non è solo una riga sul curriculum. È la differenza tra un’azienda che produce e una che fallisce miseramente.

E Landini questo lo sa. Lo sa perfettamente.

Ma non può dirlo. 🤐

Non può dire che i “suoi” giovani, quelli che la sinistra coccola con bonus e promesse vuote, sono stati resi inadatti al mondo reale dalle stesse politiche permissive che lui difende.

Quindi deve invertire la narrazione.

Deve dire che è colpa della Fornero se i vecchi lavorano. Non che è colpa del disastro educativo se i giovani non vengono scelti per ruoli di responsabilità.

E a proposito della Fornero… qui entriamo nell’atto finale di questa commedia dell’assurdo.

La mistificazione raggiunge vette himalayane quando si tocca il tasto dell’età pensionabile.

Si urla al peggioramento. Si stracciano le vesti in diretta TV parlando di “macelleria sociale”.

Ma la realtà tecnica, fredda, inoppugnabile, è che non c’è stata nessuna scelta politica sadica.

C’è un meccanismo automatico. Un algoritmo demografico che l’ISTAT aggiorna ogni 24 mesi.

Si vive di più? Si lavora un po’ di più.

È un adeguamento biologico, non una tortura di Stato.

Tre mesi di vita in più, tre mesi di lavoro in più. È matematica.

Ma la matematica non porta voti. La rabbia sociale sì. 😡

Floris e Landini giocano su questo equivoco con una malafede che lascia sgomenti.

Sanno che il pubblico a casa non andrà a leggersi i rapporti attuariali dell’INPS. Sanno che la signora Maria e il signor Giuseppe sentiranno solo “Non andrete mai in pensione” e si arrabbieranno col governo.

È una truffa emotiva.

Stanno vendendo paura a un tanto al chilo per comprare consenso.

E nel farlo, nascondono il vero successo.

La disoccupazione giovanile sta scendendo non perché i giovani non lavorano, ma perché, nonostante tutto, nonostante il disastro scolastico, questo mercato del lavoro “drogato di positività” sta assorbendo tutto. Anche le fasce più deboli.

Ma torniamo a quel tavolo.

Osservate bene le facce in quel video.

Non c’è reale preoccupazione per i lavoratori. C’è il terrore puro. 😱

Il terrore che la narrazione del “governo fascista e incapace” si stia sgretolando sotto i colpi dei fatti.

Ogni nuovo assunto è una smentita vivente alle loro profezie di sventura.

Ogni cinquantenne che continua a lavorare portando valore aggiunto è la dimostrazione che l’Italia non è un Paese per vecchi, ma un Paese che si regge sulle spalle di chi ha costruito questa nazione.

Mentre si cerca disperatamente di salvare una gioventù che è stata tradita da chi doveva educarla.

La “Grande Sostituzione” di cui parlavamo all’inizio non è quella etnica. È quella antropologica.

Stiamo assistendo alla sostituzione della competenza con la vacuità.

E l’unica diga che tiene è formata da quella generazione che Landini vorrebbe mandare ai giardinetti per forza.

Immaginate lo scenario.

Se togliessimo improvvisamente tutti gli over 55 dalle aziende italiane domani mattina… il sistema produttivo collasserebbe entro mezzogiorno.

Non ci sarebbe nessuno in grado di far girare i macchinari complessi. Nessuno in grado di gestire la contabilità. Nessuno in grado di trattare con i fornitori storici.

Resterebbe solo il silenzio. Rotto dalle notifiche dei social. 📲

E allora capite che il vero scoop, la vera notizia che Floris non darà mai, è che questo governo — piaccia o no — sta gestendo una transizione epocale con i numeri dalla sua parte.

Il milione e trecentomila posti di lavoro non sono un’invenzione.

Sono la prova che l’economia reale è più forte della propaganda televisiva.

Landini può continuare a recitare la sua parte nel teatrino del martedì sera. Può continuare a dire che è tutto un disastro.

Ma fuori da quello studio, nella vita vera, l’Italia sta correndo.

E lo sta facendo grazie a quei lavoratori che Landini vorrebbe rottamare. E grazie a un tessuto imprenditoriale che ha smesso di ascoltare le sirene del sindacalismo ideologico.

Siamo di fronte a un bivio storico.

Da una parte c’è la realtà dei numeri, la fatica e il successo di chi produce.

Dall’altra c’è la realtà virtuale dei salotti TV, dove si costruiscono mostri per spaventare gli elettori.

Chi crede ancora alla favola che “in pensione non ci va più nessuno”, sta scegliendo di vivere in una bolla di menzogne confortanti.

La verità è più dura. Ma è l’unica che può salvarci.

Il mondo è cambiato. La competenza è la nuova valuta pregiata. E nessuno verrà a salvarci se non saremo in grado di salvarci noi stessi dall’ignoranza e dalla manipolazione.

Il sipario sta calando su questa farsa mediatica.

E quando le luci si spegneranno, resteranno solo i fatti.

E i fatti, oggi, non sono dalla parte di Landini.

Restate sintonizzati, perché il prossimo atto di questo scontro potrebbe essere quello decisivo. E voi, da che parte state? Con i numeri o con le favole? 👀

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