Lo senti?
Fermati un attimo. Ascolta.
Questo silenzio che avvolge i palazzi romani non è pace. Non è la quiete dopo la tempesta. È qualcosa di molto più sinistro.
È il rumore assordante di un sistema intero che trattiene il fiato, in attesa dell’impatto. 🌪️
Siamo abituati al chiasso della politica, alle urla nei talk show, alle dichiarazioni roboanti su Twitter. Ma oggi, nei corridoi che contano, nessuno parla.
Perché?
Perché Roberto Vannacci non ha solo scritto un libro. Quello era l’antipasto, il diversivo, il fumo negli occhi per distrarre la platea mentre il vero spettacolo veniva preparato dietro le quinte.
Vannacci ha compilato una lista.
Immaginatelo. Non in uno studio televisivo, ma in una stanza in penombra, forse ancora con l’odore della sabbia del deserto addosso.
Davanti a lui non c’è un computer connesso al cloud, hackerabile, tracciabile, vulnerabile.
Davanti a lui c’è un taccuino nero.
Un oggetto banale, di quelli che compri per pochi euro in cartoleria. Sgualcito agli angoli, con la carta ingiallita dall’umidità di mille missioni. 📓
Ma dentro quel taccuino, vergati a matita con una grafia nervosa e indelebile, ci sono nomi che non dovrebbero esistere ufficialmente.
Ci sono date. Ci sono cifre con troppi zeri per essere comprese dai comuni mortali.
Mentre Guido Crosetto cerca di sorridere davanti alle telecamere di Quarta Repubblica, ostentando una sicurezza che non arriva agli occhi, altrove sta succedendo l’impensabile.
Si dice, nei vicoli bui del pettegolezzo informato, che nei sotterranei di Leonardo SpA le luci siano rimaste accese tutta la notte.
Si sente il ronzio frenetico dei distruggi-documenti? 🔥

Qualcuno sta cercando di cancellare le tracce. Ma forse è troppo tardi.
Il generale ha visto troppo.
Non ha visto solo i campi di battaglia. Ha visto i miliardi sparire come miraggi nei deserti roventi della Libia.
Ha visto i mercanti d’armi brindare con champagne ghiacciato nelle stanze felpate del Quirinale, mentre fuori il mondo bruciava.
E ora, quell’uomo che il sistema credeva di aver isolato, ha deciso di parlare. O meglio, ha deciso di far capire che potrebbe parlare.
Cosa c’è scritto davvero in quelle pagine segrete?
È la domanda che tiene sveglio Sergio Mattarella.
Nelle prossime ore, il castello di carte su cui si regge la Seconda (o Terza?) Repubblica potrebbe venire giù con un boato spaventoso.
Non è una minaccia politica. Vannacci non sta cercando voti in questo momento.
Questa è un’esecuzione istituzionale pianificata a freddo.
Vannacci non è più un soldato che obbedisce agli ordini. È diventato un’arma. Un’arma caricata a verità, senza sicura. 🔫
In questo scenario che stiamo dipingendo, vi porteremo dove le telecamere della RAI non osano entrare. Vi mostreremo le ombre, i profili, le sagome di chi ha tradito la fiducia dell’Italia per un pugno di dollari (o di petrodollari).
Si parla di una “Gladio 2.0” operativa.
Il dossier è aperto. Il countdown per il crollo del potere romano è appena iniziato. ⏱️
C’è un motivo se non vogliono che tu legga queste righe? C’è un motivo se certi argomenti spariscono dai trend topic in pochi minuti?
Sì. E quel motivo sta per essere rivelato.
Mettetevi comodi. La verità sta per fare molto male.
Signore e signori, benvenuti all’ultimo atto della commedia dell’arte romana. 🎭
Il sipario di velluto rosso, ormai logoro, intriso di polvere secolare e di segreti inconfessabili, si sta alzando lentamente.
Cosa troviamo sulla scena?
Non il solito politico navigato con il sorriso tirato dal botulino. Non il magistrato d’assalto pronto alla conferenza stampa per lanciare la sua carriera.
Troviamo un generale.
Un uomo che non profuma di acqua di colonia costosa, ma di trincea, di rigore, di nostalgia per un ordine che non c’è più.
E tra le mani, quel maledetto taccuino nero.
Avete presente quegli oggetti che sembrano usciti da un film di spionaggio di serie B degli anni ’70?
Quelli dove la verità è scritta a matita perché il digitale si può manipolare, ma la grafia di un incursore è un codice inviolabile, una testimonianza fisica che non puoi cancellare con un click.
Ecco, quel taccuino è il vero protagonista di questa storia.
Roberto Vannacci lo stringe come se fosse il Sacro Graal.
Lo tiene sotto il braccio, quasi con noncuranza, mentre attraversa i corridoi del potere.
Mentre a Palazzo Chigi l’odore della lacca per capelli dei ministri e dei portavoce viene coperto da un odore molto più pungente, acido, primordiale: quello della paura. 😱
La politica italiana, lo sappiamo, assomiglia spesso al buffet di un matrimonio cafone in provincia.
Tutti mangiano a quattro palmenti. Tutti spintonano per accaparrarsi l’ultimo gamberone. Nessuno pensa a chi pagherà il conto.
E improvvisamente, nel mezzo della festa, arriva lui.
Quello che non era stato invitato. Quello che è rimasto fuori, sotto la pioggia, a guardare attraverso la finestra.
Ma lui non è venuto a mani vuote. Ha le foto del catering che ruba in cucina. Ha le prove del testimone che bacia la sposa nel retrobottega.
Il generale non è venuto per mangiare. È venuto per sequestrare il buffet. 🍽️⛔
Vannacci non è un eroe da copertina patinata. È il bug di un sistema che si credeva perfetto, intoccabile, eterno.
Immaginate la scena nei corridoi ovattati del Quirinale.
Sergio Mattarella, l’uomo che incarna la flemma istituzionale, l’uomo che sembra fatto di marmo e saggezza costituzionale, si trova a dover gestire un’anomalia.
Un incursore. Un uomo che ha deciso di fare il deus ex machina indossando ancora le stellette (metaforiche o reali) sulla divisa.
Il contrasto è delizioso, quasi erotico per un analista politico cinico.
Da una parte la solennità del protocollo, i silenzi pesanti, le note ufficiali scritte in un italiano arcaico che sembra latino.
Dall’altra, un uomo che scrive libri che sembrano post di Facebook lunghi 300 pagine, pieni di “buon senso” spiccio e dinamite sociale.
Ma non fatevi ingannare dallo stile.
Perché il potere ha così paura di un taccuino da 5 euro?
Perché sotto la superficie della prosa, che molti critici definiscono “legnosa” o “semplicistica”, c’è una carica esplosiva che punta dritta al cuore del sistema.
Punta ai bilanci oscuri di Leonardo SpA.
Punta ai segreti inconfessabili dell’Eni. 🛢️
Il generale ha smesso di giocare al soldatino nei deserti stranieri. Ha capito che la vera guerra non è a Kabul o a Tripoli.
La vera guerra è a Roma.
Ha iniziato a giocare a Monopoli con le vite degli altri, e sta vincendo. Sta vincendo perché non segue le regole del gioco che loro hanno scritto.
Non gli interessa “Parco della Vittoria”. Non gli interessano le poltrone, almeno non quelle che offrono loro.
Gli interessa scoprire chi ha truccato i dadi nelle commesse militari degli ultimi 10 anni.
Sergio Mattarella osserva dal Colle, e lo sa. È consapevole che se quel taccuino si apre sulla pagina sbagliata, in un momento sbagliato, la stabilità della Repubblica diventa un ricordo sbiadito, una vecchia foto color seppia.
E Guido Crosetto? Il nostro “gigante” della Difesa?
Guardatelo bene la prossima volta che appare in TV.
Sembra un pugile suonato che cerca di colpire un’ombra nel fumo. 🥊
Sorride, certo. Cerca di fare il superiore, usa quel tono da padre della patria un po’ stanco e saggio.
Ma guardate la fronte. Il sudore racconta un’altra storia.
Crosetto sa che Vannacci non sta parlando a noi, poveri spettatori sul divano.
Vannacci sta mandando segnali cifrati a loro.
Sta dicendo, tra le righe di un’intervista apparentemente innocua a Rete 4: “Io so”.
“Io so quanto costano davvero quei droni.”
“Io so chi ha preso la provvigione per quel contratto in Libia mentre noi eravamo sotto il fuoco nemico.”
“Io so chi ha firmato, e chi ha incassato.”
Il Ministero della Difesa è diventato una polveriera dove tutti fumano nervosamente, e Vannacci tiene l’accendino acceso in mano, giocando con la fiamma. 🔥
Cosa succede quando il sistema scopre di aver allevato una vipera nel proprio ufficio acquisti?
La risposta è il panico collettivo. Un panico silenzioso, strisciante, che ti toglie il sonno.
E poi c’è Giancarlo Giorgetti. L’uomo dei conti. Il ragioniere del regno.

Guarda Vannacci e non vede un generale, vede un buco nero.
Vede un voragine nel bilancio elettorale e morale della Lega e del Governo.
Giorgetti è l’uomo che cerca di far quadrare l’impossibile, di tenere insieme i pezzi con lo scotch.
Ma Vannacci non è un numero. È una variabile impazzita che nessun algoritmo aveva previsto.
I governatori del Nord, quelli che pensano che la politica sia solo gestire rotonde, tangenziali e sagre della polenta, ora tremano.
Temono che questo generale faccia saltare il banco con Bruxelles, proprio mentre loro cercano di elemosinare l’ennesima proroga, l’ennesimo fondo perduto.
Vannacci ha capito la lezione fondamentale del potere: se vuoi che il Palazzo ti ascolti, non devi avere le idee. Devi avere i documenti. 📄
Il paradosso è quasi poetico nella sua crudeltà.
Abbiamo passato anni a preoccuparci delle spie russe, degli hacker cinesi che rubano i segreti industriali, dei complotti alieni nei bunker del Nevada.
E poi?
Poi arriva un paracadutista di La Spezia che mette in ginocchio il Quirinale usando la memoria storica e un taccuino da cartoleria.
È il trionfo della realtà sulla tecnologia. È il karma della mediocrità italiana che incontra la determinazione militare.
Mentre Leonardo progetta sistemi d’arma futuristici che costano quanto una manovra finanziaria, il generale annota a mano.
Chi ha pagato la cena a chi? In quale ristorante di lusso vicino a Piazza Navona? Chi c’era a quel tavolo?
È Davide contro Golia.
Ma con una differenza sostanziale: Davide, questa volta, ha le coordinate GPS della villa di Golia. E anche i codici dell’allarme.
Il plot twist è servito su un vassoio d’argento, ed è più amaro di un caffè corretto al veleno preso in un autogrill deserto alle tre di notte. ☕☠️
Volete sapere la verità? Quella verità che nessuno vi dirà mai a Porta a Porta o nei salotti buoni di La7, dove tutto è ovattato e politicamente corretto?
Vannacci non è un cane sciolto.
Non è un pazzo solitario che ha deciso di diventare famoso scrivendo di normalità.
Questa è l’ipotesi più inquietante: Vannacci potrebbe essere il volto pubblico di una “Gladio 2.0”.
Esiste una rete?
Una rete di ufficiali, colonnelli, analisti dei servizi segreti stanchi?
Stanchi di vedere l’esercito ridotto a un’agenzia di collocamento per i figli dei soliti noti? Stanchi di vedere l’onore svenduto al miglior offerente?
Questi uomini stanno passando al generale le munizioni pesanti.
Non si parla di rimborsi spese per la lavanderia a Mosca. Si parla di miliardi di euro. 💸
Siamo pronti a scoprire chi ha lucrato sulla pelle dei soldati al fronte?
Vannacci è solo il megafono. Dietro di lui c’è un coro, un coro muto di uomini in divisa che vogliono vedere il mondo bruciare. O almeno, vedere i loro capi finire davanti a un tribunale militare.
Si parla di come l’Italia gestisce la guerra per procura in Ucraina.
Si parla dei canali d’ombra con i signori della guerra africani per fermare i migranti. Accordi indicibili, fatti nel buio.
Affari sporchi fatti in nome della “Ragion di Stato”, che il generale ha deciso di declassificare a modo suo. Senza omissis.
È una Gladio che non spara proiettili di piombo, ma lancia verità che tagliano come rasoi arrugginiti.
Avete mai provato la sensazione di essere su un treno che corre a 300 all’ora verso un muro di cemento, e vi accorgete che l’unico che ha i comandi dei freni è un pazzo che ride? 🚂💥
Ecco come si sente Sergio Mattarella oggi.
Il Quirinale è diventato il centro di coordinamento di una crisi di nervi nazionale.
Il dossier segreto del generale non è una leggenda metropolitana per complottisti del web. È la lista della spesa del potere italiano degli ultimi 20 anni.
Ci sono i nomi.
I nomi di chi ha favorito le multinazionali a discapito dell’interesse nazionale.
Ci sono le date dei passaggi di denaro. Quei bonifici che hanno permesso a certi politici di comprarsi l’attico in centro a Roma, mentre i reparti operativi non avevano i pezzi di ricambio per i mezzi blindati.
Vannacci sta usando queste informazioni come un bisturi su un corpo già in cancrena.
Non c’è anestesia. Non c’è pietà. Il paziente deve urlare, perché solo così si sveglierà.
L’impatto economico di questa farsa è tragico e grottesco allo stesso tempo.
Ogni volta che il generale apre bocca in un talk show, un analista di Goldman Sachs a Londra alza il sopracciglio. Un investitore straniero vende azioni di Leonardo SpA o di Eni. 📉
Non perché Vannacci sia un genio della macroeconomia. Ma perché il Mercato, quel mostro invisibile che adoriamo ogni giorno, odia l’instabilità.
E Vannacci è l’instabilità fatta persona.
È un terremoto che indossa una cravatta regimental e parla di valori tradizionali.
Siamo in un paese dove la Sicurezza Nazionale dipende dall’umore di un uomo che scrive capitoli sulla “normalità dei tratti somatici”.
È la satira che diventa realtà, superandola a destra in corsia d’emergenza.
È il teatro dell’assurdo che si sposta dalle quinte al centro della scena, con le luci della ribalta che, impietose, illuminano le crepe strutturali del sistema.
E noi?
Noi siamo gli spettatori paganti. Seduti in platea, con il popcorn in mano, ci rendiamo conto con un brivido freddo lungo la schiena che il soffitto del teatro sta venendo giù.
Sta crollando perché qualcuno, anni fa, ha mangiato i soldi della manutenzione. 🏚️
La satira finisce dove inizia il conto in banca dei cittadini. E Vannacci sta per presentare la fattura finale.
Il climax è vicino. Lo sentite nell’aria carica di elettricità?
Il generale ha puntato il mirino laser contro il “colletto bianco” supremo.
Non è più una lotta tra partiti. Destra, sinistra, centro… roba vecchia.
Non è una lotta tra sovranisti e globalisti. Quelle sono etichette per riempire i palinsesti del pomeriggio.
Questa è una lotta primordiale tra chi produce la guerra per profitto e chi la combatte per dovere.
Vannacci ha capito che il punto debole del potere romano non è l’etica. L’etica a Roma è un optional, come i cerchi in lega, che si paga a parte e spesso non si ordina nemmeno.
Il punto debole è il portafoglio. 💼

Se riesce a dimostrare che i vertici dello Stato hanno lucrato sulla pelle dei militari, la rivolta non sarà solo elettorale.
Sarà un crollo delle fondamenta stesse dello Stato.
Il Quirinale lo sa. Guido Crosetto lo sa.
Persino Giorgia Meloni, che cerca di stare in equilibrio su un filo teso sopra un nido di vipere affamate, lo sa perfettamente.
Il generale non vuole essere “integrato” nel sistema. Non vuole un posto da sottosegretario per stare buono. Non vuole una poltrona in una commissione inutile.
Vuole essere il liquidatore fallimentare della Seconda Repubblica.
Vuole essere quello che spegne la luce, chiude la porta e butta via la chiave, dopo aver svuotato la cassaforte dei segreti.
È una vendetta fredda. Calcolata. Eseguita con la precisione di un cecchino che non ha fretta di sparare il colpo decisivo, perché sa che il bersaglio non può scappare.
Siamo davvero pronti a vedere il crollo di questo castello di carte truccate?
Il mistero del taccuino nero sta per essere svelato. E la soluzione del giallo non piacerà a nessuno dei protagonisti che oggi siedono in prima fila, applauditi e riveriti.
Vannacci non si fermerà. Perché? Perché non ha più nulla da perdere.
Gli hanno tolto il comando. Gli hanno fatto le pulci sui conti. Lo hanno trasformato in un bersaglio mediatico.
Ma hanno commesso l’errore strategico peggiore: gli hanno dato un movente.
Ha già ottenuto quello che voleva: il potere di rendere ridicoli i potenti.
La sua è una missione di sabotaggio istituzionale.
Il sistema ha cercato di abbatterlo con le inchieste, ma ha solo ottenuto di trasformare un soldato in un martire con la passione per la verità scomoda.
La chiusura di questa storia è già scritta nelle stelle, o meglio, nei verbali delle procure che il generale sta anticipando con le sue mosse mediatiche come un giocatore di scacchi che vede il matto in tre mosse. ♟️
Il Palazzo trema. Le fondamenta scricchiolano.
Il generale sorride con quella smorfia indecifrabile. Non capisci se sia un saluto militare o una minaccia di morte politica.
E il taccuino nero si riempie di nuovi nomi ogni giorno.
La Commedia dell’Arte è finita, signori. Giù la maschera.
Gli attori si guardano allo specchio e scoprono di avere il volto segnato dalla colpa.
Ora inizia il dramma vero. E come in ogni dramma italiano che si rispetti, alla fine resteranno solo le macerie fumanti.
E qualcuno, tra la folla polverosa, dirà con un sospiro amaro: “Io l’avevo detto”.
Restate sintonizzati.
Perché il prossimo nome che uscirà da quel taccuino potrebbe essere quello che non vi aspettereste mai di sentire in un telegiornale della sera. Potrebbe essere un nome insospettabile.
Il sipario sta per cadere definitivamente.
Stavolta non ci saranno applausi. Non ci saranno bis. Non ci saranno fiori per gli attori.
Ci sarà solo un silenzio assordante.
Un silenzio rotto solo dal rumore secco delle pagine di un taccuino che si voltano. Fruscio. Fruscio.
Roberto Vannacci ha vinto la sua battaglia per l’attenzione. Ha tutti gli occhi puntati addosso.
Ora resta da vedere se vincerà la guerra per la verità.
Ma una cosa è certa: dopo di lui, il potere a Roma non potrà più nascondersi dietro un sorriso di circostanza o una nota ufficiale del Quirinale stampata su carta intestata.
Il dossier è aperto sulla scrivania della Storia.
La miccia è corta, nerastra, e brucia con una rapidità impressionante.
Il generale ha appena acceso il fiammifero. Lo guarda bruciare con la curiosità di un bambino che sta per far scoppiare un petardo gigante dentro un ufficio postale affollato.
Buonanotte Italia. 🌙
Buonanotte ai ministri che sognano i tribunali. Buonanotte ai banchieri che sognano le fughe all’estero con i capitali.
Se riuscite a dormire, fatelo adesso.
Perché quando il taccuino nero verrà letto ad alta voce… il risveglio sarà traumatico per tutti.
Il tempo delle maschere è scaduto. Tic, tac. ⏳💣
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NON È UNA POLEMICA, È UNA GUERRA APERTA: CARLO NORDIO FINISCE SOTTO ASSEDIO, TRA ACCUSE PESANTISSIME, DOSSIER NON DETTI E UNA BATTAGLIA SOTTERRANEA PER IL CONTROLLO DELLA GIUSTIZIA ITALIANA. Il ministro non parla, ma intorno a lui il rumore è assordante. Accuse che rimbalzano tra corridoi istituzionali e talk show, ricostruzioni che cambiano versione, alleanze che si spezzano nel silenzio. Nordio diventa il bersaglio perfetto di uno scontro che va ben oltre la sua persona. In gioco non c’è solo una riforma, ma il potere di decidere chi comanda davvero nei tribunali. Ogni parola pesa, ogni omissione brucia, ogni attacco sembra studiato per logorare, isolare, delegittimare. La giustizia diventa il campo di battaglia finale, mentre il Paese osserva senza conoscere i retroscena. È una resa dei conti che nessuno vuole chiamare col suo nome, ma che sta ridisegnando gli equilibri del potere. E quando la polvere si poserà, qualcuno scoprirà di aver perso molto più di una battaglia politica.
Quello che sta accadendo nelle ultime 72 ore nei corridoi del potere romano non è una semplice scaramuccia parlamentare. Dimenticate…
NON È UN COMMENTO, È UN’ESecuzione IN DIRETTA: FEDERICO RAMPINI STRAPPA IL COPIONE DI LA7 E FA CROLLARE LA NARRAZIONE DEL “PERICOLO FASCISTA” DAVANTI AL PUBBLICO, AI CONDUTTORI E AI RETROSCENA DEL POTERE MEDIATICO. Le luci dello studio sono accese, ma l’atmosfera cambia improvvisamente. Rampini entra, osserva, e smonta pezzo per pezzo una narrazione che per anni ha dominato i talk show di La7. Non urla, non provoca: espone. E proprio questo manda in tilt il sistema. Volti tesi, silenzi pesanti, sguardi che cercano una via di fuga. La “commedia” continua a scorrere, ma il pubblico capisce che qualcosa si è rotto. Il racconto del pericolo imminente perde forza, il copione scricchiola, e la regia non riesce più a coprire le crepe. È l’ultima recita di un teatro politico-mediatico che viveva di slogan, non di fatti. Quando la finzione cade, resta una domanda inquietante: chi ha scritto davvero questa storia, e perché ora non funziona più?
Signore e signori, accomodatevi. Spegnete i cellulari, chiudete le finestre, dimenticate quello che vi hanno raccontato fino a cinque minuti…
NON È UNA GAFFE, NON È UN ATTACCO QUALSIASI: MARIA LUISA ROSSI HAWKINS PUNTA IL DITO CONTRO ELLY SCHLEIN E FA ESPLODERE UNO SCANDALO CHE METTE L’ITALIA ALLA BERLINA DAVANTI A TUTTI. Le immagini fanno il giro dei social, le parole rimbalzano nei palazzi del potere. Maria Luisa Rossi Hawkins entra a gamba tesa e trascina Elly Schlein in uno scontro che va ben oltre la politica quotidiana. Accuse, silenzi imbarazzanti, retromarce improvvise: ogni dettaglio alimenta la sensazione che qualcosa di grosso stia venendo a galla. La leader del PD finisce al centro di una tempesta che divide, polarizza e umilia l’immagine del Paese proprio mentre l’Europa osserva. C’è chi parla di scivolone irreparabile, chi di strategia fallita, chi di un cortocircuito che smaschera un sistema fragile. Una cosa è certa: quando certi nomi vengono messi sul tavolo, il danno non resta confinato a un partito. Qui si gioca la credibilità dell’Italia, sotto gli occhi di tutti.
Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ma ci sono parole, pronunciate con leggerezza nel posto sbagliato e…
NON È UN SEMPLICE ATTACCO, È UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA POLITICA: MARCO RIZZO PUNTA IL DITO CONTRO GIUSEPPE CONTE, SMASCHERA I 5 STELLE E APRE UNA FRATTURA CHE RISCHIA DI DIVENTARE IRREVERSIBILE. Le parole arrivano come un colpo secco, senza filtri né mediazioni. Marco Rizzo rompe il silenzio e trasforma un malcontento latente in uno scontro frontale che mette in difficoltà Giuseppe Conte e l’intero Movimento 5 Stelle. Non è solo una critica, è una sfida aperta sul terreno dell’identità, della coerenza e del potere reale. Mentre i vertici cercano di ricompattare il fronte, il web esplode, le basi si dividono e le vecchie certezze iniziano a scricchiolare. Questo attacco riporta a galla contraddizioni mai risolte, promesse dimenticate e scelte che oggi pesano come macigni. In gioco non c’è solo una polemica, ma la credibilità di un progetto politico che rischia di perdere il controllo della propria narrazione.
C’è un momento preciso in cui il vetro si rompe. Un istante in cui la facciata impeccabile, lucidata a specchio…
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