C’è un momento preciso in cui il silenzio smette di essere d’oro e diventa complice. Un istante in cui la polvere nascosta sotto il tappeto prende fuoco. 🔥

A Lonate Pozzolo, quel momento è arrivato.

Non servono giri di parole, non serve il politicamente corretto che anestetizza le coscienze. Le parole pronunciate dal direttore Tommaso Cerno non sono state un sasso nello stagno. Sono state una molotov lanciata in una polveriera che, da anni, attendeva solo una scintilla per esplodere. 💥

“La sinistra sta con i delinquenti”.

Leggetela bene. Rileggetela. Non è un’analisi, è una sentenza.

Qualcuno, nei salotti bene della politica romana, ha sorriso con sufficienza. “La solita provocazione”, hanno sussurrato tra un aperitivo e un vernissage. “Cerno vuole fare show”. Ma mentre loro ridevano, a Lonate Pozzolo e in mille altre periferie d’Italia, nessuno rideva.

Perché quella frase, brutale, sgradevole, forse volutamente eccessiva, non è nata dal nulla. È la sintesi chimica di un veleno che scorre nelle vene del Paese da troppo tempo. È la traduzione in parole di uno sguardo che milioni di italiani si scambiano ogni giorno alla fermata del bus, davanti alla saracinesca di un negozio scassinato, o mentre camminano a passo svelto in una strada poco illuminata. 👀

È la cronaca di un divorzio. Il divorzio tra il Palazzo e la Strada.

E ora, la paura fa novanta.

La sinistra trema, non perché la frase sia vera in senso assoluto – nessuno crede che ci sia un tesseramento del PD per rapinatori – ma perché quella frase intercetta una verità percepita che è molto più potente di qualsiasi statistica Istat.

Lonate Pozzolo non è più solo un comune sulla mappa. È diventato il “Ground Zero” di uno scontro culturale che sta lacerando l’Italia. 🇮🇹💔

Immaginate la scena. Non siamo in un talk show. Siamo nella vita reale.

C’è un cittadino che si alza alle sei del mattino. Lavora, paga le tasse (tante, troppe), rispetta i limiti di velocità, fa la differenziata. Chiede allo Stato una cosa sola, semplice, basilare: proteggimi.

E dall’altra parte?

Dall’altra parte c’è una narrazione che, agli occhi di quel cittadino, sembra un film surreale. Quando quel cittadino subisce un torto, un furto, un’aggressione, si aspetta giustizia. Si aspetta che chi ha sbagliato paghi. Punto.

Invece, cosa trova?

Trova un muro di “sì, ma…”. Trova la sociologia applicata al codice penale. Trova un sistema che sembra preoccuparsi più dell’infanzia difficile del carnefice che del trauma della vittima.

Ed è qui che Cerno affonda il coltello. 🔪

L’accusa di “stare con i delinquenti” significa aver perso la bussola morale. Significa aver confuso la tutela dei diritti umani – sacrosanta – con l’indulgenza verso chi calpesta le regole della convivenza civile.

Si mormora, nei corridoi bui dove la politica incontra la strategia, che questa uscita abbia scatenato il panico nelle segreterie di partito. Telefoni roventi. Spin doctor che urlano. “Come rispondiamo a questo? Se lo attacchiamo, gli diamo ragione. Se stiamo zitti, acconsentiamo”. 😱

È un vicolo cieco.

Perché la frattura non è di oggi. È una ferita aperta che sanguina da decenni.

Facciamo un passo indietro, nella storia, ma con il ritmo di un thriller. C’era una volta una sinistra che stava nelle fabbriche. Difendeva l’operaio, il debole, quello che non aveva voce. Era la sinistra della legalità, quella che combatteva le mafie a viso aperto, senza sconti.

Poi, qualcosa è cambiato. Come in quei film dove il protagonista viene sostituito da un sosia malvagio senza che nessuno se ne accorga subito.

Il baricentro si è spostato. Dalle tute blu ai diritti civili astratti. Dalla protezione economica all’inclusione a tutti i costi. Valori nobili, per carità. Chi direbbe di no alla solidarietà? 🕊️

Ma c’è un “ma” grosso come una casa.

Nel tentativo di essere “buoni”, di capire tutto, di giustificare tutto, si è finito per dimenticare chi le regole le rispetta.

Si è diffusa, come un virus silenzioso, l’idea che il crimine sia sempre “colpa della società”. Ha rubato? È perché è povero. Ha aggredito? È perché è emarginato. Ha occupato casa tua? Eh, ma c’è l’emergenza abitativa.

E la vittima?

La vittima diventa un fastidio. Un dettaglio collaterale. O peggio, se la vittima si arrabbia, viene tacciata di essere intollerante, fascista, retrograda.

È un ribaltamento della realtà che fa girare la testa. 😵‍💫

A Lonate Pozzolo, il caso Rom (citato nel titolo e nei sussurri di paese) è la cartina di tornasole. Non è razzismo, come qualcuno vorrebbe semplificare per chiudere la bocca agli avversari. È esasperazione.

Quando la gente vede che ci sono zone franche, dove la legge sembra non entrare, dove l’illegalità è tollerata in nome di una malintesa pace sociale, la rabbia monta.

E le voci corrono. Si dice che ci siano accordi taciti, “non disturbare il manovratore”, lasciar correre per evitare disordini peggiori. Sono solo voci? O c’è del vero? C’è chi giura di aver visto documenti, chi parla di telefonate intercettate (ma mai pubblicate) in cui si chiedeva alle forze dell’ordine di “andarci piano”.

Fantasie? Forse. Ma in assenza di risposte chiare, la fantasia riempie i vuoti. E i mostri crescono. 🐉

Il linguaggio. Ah, il linguaggio è l’arma del delitto.

La sinistra parla in “politichese stretto”. Parla di disagio multidimensionale, di percorsi di reinserimento, di criticità strutturali.

La gente, al bar, parla un’altra lingua. “Mi hanno rubato la macchina”. “Ho paura a uscire la sera”. “Quelli lì fanno quello che vogliono”.

Cerno ha scelto di parlare la lingua del bar. “La sinistra sta con i delinquenti”. Sette parole. Un missile terra-aria.

È populismo? Forse. È demagogia? Probabile. Ma arriva dritto allo stomaco. 👊

E fa male perché tocca un nervo scoperto: la simmetria invertita.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a uno spettacolo grottesco. I riflettori mediatici e politici si accendono spesso sul detenuto, sulle condizioni delle carceri (che, sia chiaro, devono essere umane, non siamo bestie), sui diritti di chi sbaglia. Ma quando si spengono le luci, chi rimane al buio è il cittadino onesto che ha subito il torto.

Il pensionato scippato. Il commerciante taglieggiato. La ragazza molestata sul treno.

Per loro, spesso, c’è solo una pacca sulla spalla e un modulo da compilare in questura che finirà in un archivio polveroso.

Ecco perché Lonate Pozzolo fa paura. Perché Lonate Pozzolo è ovunque. È Milano, è Roma, è Napoli, è il piccolo paesino di provincia.

La narrazione di una sinistra “lassista” non è un’invenzione della destra cattiva. È un autogol clamoroso di chi ha governato per anni pensando che la sicurezza fosse un argomento “di destra”, qualcosa di sporco di cui non occuparsi.

Errore fatale. 🚫

La sicurezza è la base della libertà. Se non sono sicuro, non sono libero. Se ho paura di uscire, la mia libertà di movimento è cancellata. Se ho paura che mi entrino in casa, la mia libertà privata è violata.

E quando la sinistra abdica a questo ruolo, lascia un’autostrada alle forze che promettono il pugno di ferro.

Ma attenzione, qui la trama si infittisce. C’è chi dice che dietro l’uscita di Cerno ci sia molto di più. Una manovra per destabilizzare certi equilibri locali? O forse l’inizio di una nuova consapevolezza?

Si vocifera di riunioni segrete in casolari di campagna, dove vecchi militanti della sinistra storica si stanno guardando in faccia dicendo: “Abbiamo sbagliato tutto”. Si parla di sondaggi riservatissimi, chiusi in cassaforte, che mostrano un’emorragia di voti operai verso la destra proprio sul tema sicurezza. 📉

Il panico è reale.

E il caso Rom a Lonate? È la brace sotto la cenere. Non è solo questione di un gruppo etnico, è questione di regole. Valgono per tutti o no?

Se un cittadino italiano costruisce una veranda abusiva, gli arrivano i vigili, la multa, l’abbattimento e forse il processo penale. Se qualcun altro occupa abusivamente un’area, si aprono tavoli di trattativa, si cercano soluzioni abitative alternative, si stanziano fondi.

Questa “doppia velocità” è benzina sul fuoco. 🔥

È in questa crepa che si insinua il sospetto: allora è vero. Allora “loro” sono protetti. Allora la politica ha scelto da che parte stare. E non è la mia.

La rabbia che ne deriva non è odio cieco. È senso di ingiustizia. È il sentimento più potente e pericoloso che esista in politica.

Cerno, con quella frase, ha tolto il tappo alla bottiglia. Ha detto ad alta voce quello che molti pensano e non osano dire per paura di essere linciati sui social network dai benpensanti.

Ma c’è un aspetto ancora più inquietante. La reazione.

Invece di dire “Parliamone, forse abbiamo trascurato il problema”, una parte della sinistra si è chiusa a riccio. Ha iniziato a demonizzare chi pone la questione. “Fascisti”, “razzisti”, “ignoranti”.

È l’errore strategico definitivo. Insultare l’elettore che ha paura non è il modo migliore per riconquistarlo. È il modo migliore per spingerlo definitivamente tra le braccia dell’avversario.

E ora? Cosa succederà a Lonate Pozzolo? E nel resto d’Italia?

Le voci di corridoio parlano di un autunno caldo. Si dice che stiano per uscire dossier su gestioni allegre della sicurezza in vari comuni. Si parla di sindaci che tremano, di prefetti che chiedono relazioni urgenti.

Il clima è da resa dei conti. ⛈️

La sinistra si trova a un bivio mortale. Continuare a negare la realtà, rifugiandosi nella torre d’avorio dei principi astratti, e morire politicamente. Oppure scendere nel fango, sporcarsi le mani, e ammettere: “Sì, la sicurezza è un valore nostro. Chi sbaglia paga. Nessuna impunità”.

Ma per farlo serve coraggio. Serve rompere con certi ambienti intellettuali che considerano la polizia un nemico e il carcere una tortura medievale. Serve dire cose impopolari nei salotti, ma popolari nelle periferie.

Ce la faranno?

Guardando le facce tese in TV, ascoltando i silenzi imbarazzati, la sensazione è che la barca stia affondando e l’orchestra continui a suonare. 🎻🚢

Intanto, a Lonate, la gente guarda fuori dalla finestra. Vede le ombre allungarsi. Sente i rumori della notte. E pensa a quella frase. “La sinistra sta con i delinquenti”.

Magari non è vero. Magari è un’esagerazione. Ma stasera, mentre chiudono la porta a doppia mandata, mentre attivano l’allarme che hanno pagato coi risparmi di una vita, quella frase risuona nelle loro teste come un mantra oscuro.

E la domanda che tutti si fanno, quella che nessuno ha il coraggio di stampare sui giornali, è una sola:

Se lo Stato non ci difende, se la politica giustifica chi ci aggredisce… quanto manca prima che la gente decida di fare da sola?

La risposta fa tremare i polsi. Perché la giustizia fai-da-te è la fine della civiltà. Ma è lì che stiamo andando, dritti come un treno senza freni, se qualcuno non tira il freno d’emergenza. 🚂🚫

Cerno ha tirato la leva. Adesso vedremo se il treno si ferma o se deraglia.

Ma attenzione. C’è un dettaglio che in molti hanno trascurato. Una voce che gira negli ambienti investigativi, un sussurro che non trova conferme ufficiali ma che è troppo insistente per essere ignorato.

Si dice che il “Caso Lonate” non sia finito qui. Si dice che ci sia un video. O forse un audio. Qualcosa che dimostrerebbe, oltre ogni ragionevole dubbio, quella “complicità” di cui si parla. Qualcosa che potrebbe far saltare teste molto in alto. 💣

Chi ce l’ha? Quando uscirà? O è solo un bluff per alzare la tensione?

Nessuno lo sa. O forse, qualcuno lo sa e sta solo aspettando il momento giusto per premere “invio”.

Restate in ascolto. Perché il silenzio di Lonate Pozzolo sta per essere rotto da un rumore che sentiranno fino a Roma. E quando accadrà, nulla sarà più come prima.

La miccia è accesa. E sta diventando sempre più corta… 🕯️⏳

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