.

Non è il silenzio dell’approvazione, è il silenzio dello shock.

Perché in quel “mille anni” c’è una promessa di battaglia eterna. C’è la consapevolezza che lo scontro non è sulle policy, è sull’anima stessa del Paese.

Ma la Premier non si ferma. Ha appena iniziato a scaldare i motori.

Si sposta sul terreno minato dell’Europa e del Mercosur.

Qui la narrazione si fa sottile, quasi un thriller legale.

L’opposizione preme: “Firmate subito! Firmate tutto!”.

Sembrano presi da una frenesia burocratica, un desiderio compulsivo di mettere una sigla su qualsiasi pezzo di carta arrivi da Bruxelles o dal Sud America.

Meloni li guarda con un misto di pietà e incredulità.

“Ma le due cose non stanno insieme”, spiega, come si spiegherebbe a un bambino che non può avere il gelato prima di aver mangiato le verdure.

“La ragione per la quale l’Italia non sta firmando subito è che va completato il pacchetto delle garanzie per gli agricoltori”. 🚜

Eccolo, il nodo.

Mentre a sinistra si riempiono la bocca di “Europa”, la Meloni si erge a difensore di chi la terra la lavora davvero.

“Se prima non portiamo a casa quello che riteniamo fondamentale… non si firma”.

È un azzardo? Forse.

È poker politico? Sicuramente.

Ma è un poker giocato con le carte scoperte.

“Perché una volta che si è firmato, purtroppo temo che non otterremo quelle garanzie”.

È il realismo cinico di chi conosce i corridoi di Bruxelles meglio di quanto i suoi avversari vogliano ammettere.

E poi, la stoccata finale sul metodo.

“Il ruolo dell’Italia non è seguire pedissequamente. Il ruolo dell’Italia è dire anche quando le proposte sono sbagliate”.

Boom. 💥

In un mondo di “Yes Man”, la Meloni rivendica il diritto al “No”. O meglio, al “Sì, ma alle nostre condizioni”.

Ma è quando si tocca il tasto “Russia” e “Frozen Assets” (i beni congelati agli oligarchi) che la temperatura in aula schizza verso il rosso.

Il collega De Luca insiste: “Dica sì, la base giuridica è solida!”.

Meloni sorride. Un sorriso gelido. ❄️

“Lei mi sta dicendo che è certo che la base giuridica sia solida?”.

La trappola è scattata.

“Se la base giuridica non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del conflitto”.

Il paradosso è servito.

L’opposizione, nella sua foga di colpire Putin, rischia di fargli il regalo più grande: un assist legale per invalidare le sanzioni.

Meloni si trasforma in un avvocato del diavolo che in realtà sta difendendo gli angeli.

“Non perché siamo amici di Putin, ma per l’esatto contrario”.

La logica è inattaccabile, ferrea, tagliente.

E mentre l’opposizione annaspa, cercando di controbattere, lei cambia di nuovo registro.

Passa alla controffensiva sui numeri.

E qui non c’è filosofia, non c’è geopolitica. C’è il sangue e la carne dell’economia reale.

Si parla di coesione, di Sud, di povertà.

Il collega Scerra (M5S) aveva provato a dipingere un’Italia in rovina, un Mezzogiorno abbandonato.

Errore fatale. Mai sfidare qualcuno che ha i dossier aperti sul tavolo. 📂

“Collega Scerra”, dice lei, e quel nome suona come una sentenza.

“Mi corre l’obbligo di ricordare qual era la situazione che abbiamo trovato”.

I numeri iniziano a piovere sull’aula come proiettili.

47,8 miliardi di euro. Fondi di coesione 2014-2020.

“Era stato speso il 54%”.

Oltre 20 miliardi non utilizzati. Bruciati. Dimenticati nei cassetti dei ministeri guidati dalla sinistra.

“Eravate al governo voi”, sembra urlare tra le righe.

“Il Mezzogiorno oggi cresce più della media nazionale. L’occupazione cresce. Il PIL cresce”.

Non sono opinioni. Sono statistiche. E le statistiche, si sa, non hanno sentimenti. Fanno male.

Ma il colpo di grazia arriva sulla povertà.

“Gli italiani hanno il frigorifero vuoto”, avevano detto.

Meloni si fa scura in volto. Questa non la accetta.

“Raccontare l’Italia come un paese di denutriti è irresponsabile”.

Tira fuori i dati FAO. La sicurezza alimentare è migliorata. La povertà assoluta, che era esplosa tra il 2021 e il 2022 (anni di governi “amici”), ora si stabilizza.

“Se il governo si deve vergognare per dati che sono migliori di quando c’eravate voi…”.

La frase resta sospesa, ma il finale è chiaro a tutti: vergognatevi voi.

E poi.

Poi arriva il momento che tutti ricorderanno.

Il momento in cui la politica lascia spazio alla cronaca giudiziaria, allo scandalo, alla vergogna vera.

Il collega Ricciardi (M5S) aveva fatto la domanda sbagliata: “Come usate i soldi delle tasche degli italiani?”.

Mai, mai fare una domanda del genere se hai degli scheletri nell’armadio. 💀

Meloni si ferma. Beve un sorso d’acqua? Forse.

Ma nei suoi occhi c’è un lampo di trionfo.

“Non parlerò del Superbonus”, dice. E già qui, mezza aula trema.

“Voglio parlare di un’altra cosa”.

L’Albania? I 147 milioni? Bazzecole.

“Vi dirò come il governo italiano dovrà spenderne 200”.

Duecento milioni di euro. 💰🔥

Il silenzio in aula diventa tombale. Si sente solo il respiro affannoso di chi ha capito dove sta andando a parare.

“Il governo è stato condannato a risarcire oltre 200 milioni a una società che durante la pandemia…”

Eccolo. Il fantasma del Covid. Il fantasma delle mascherine.

“…era stata immotivatamente esclusa per scegliere società che non avevano alcuna esperienza”.

La narrazione si fa horror.

Società che hanno importato mascherine senza certificazione. Mascherine inutili. Mascherine farlocche.

“Questo configura non solo una truffa allo Stato”.

La voce della Meloni si alza, imperiosa.

“Ma configura un rischio di agevolare la diffusione del Covid, visto che quelle mascherine inutili sono state distribuite alle forze dell’ordine e al personale sanitario”.

È un’accusa gravissima.

Mentre voi chiudevate gli italiani in casa, sembra dire, mentre voi facevate le dirette Facebook, compravate mascherine che non proteggevano nessuno e ora noi, noi italiani, dobbiamo pagare 200 milioni di danni per i vostri errori.

“Di grazia, le lezioni su come si spendono i soldi… anche no”.

“Anche no”.

Due parole che sotterrano definitivamente la superiorità morale dei 5 Stelle.

Ma non è finita. C’è spazio per l’ultimo atto. Il finale a sorpresa.

Il “Nuovo Pacifismo” dei grillini.

Quei grillini che oggi gridano “Pace, Pace” e che ieri, al governo, approvavano 22 decreti per comprare armi.

Nove, dieci miliardi di euro in armamenti.

Un fondo per la difesa raddoppiato a 25 miliardi.

Ma la chicca, la vera perla nera di questo discorso, arriva alla fine.

Meloni sorride di nuovo. Ma è un sorriso amaro, sarcastico.

“La cosa che mi ha divertito molto…”

Cosa può divertire in questo scenario di guerra e crisi?

“…è che una volta fuori dal Parlamento, diversi esponenti di questo movimento pacifista abbiano deciso di diventare lobbisti nel settore della difesa”. 😱

Il brusio in aula diventa un boato.

Qualcuno si guarda intorno. Di chi sta parlando?

Nomi non ne fa, ma gli identikit sono chiari.

Ex colleghi che gridavano contro le “orribili macchine di morte” e che ora, con il tailleur o la cravatta firmata, vanno a vendere proprio quelle macchine.

“L’incoerenza del Movimento 5 Stelle ci è abituata, ma qui la cosa è sfuggita di mano”.

È il KO tecnico.

L’opposizione è all’angolo, stordita, incapace di reagire a questa raffica di ganci destri e montanti.

Meloni chiude il dossier.

Non guarda più De Luca. Non guarda più Provenzano. Non guarda più Ricciardi.

Guarda la telecamera. Guarda noi.

“L’unica cosa che posso dire agli italiani che ci guardano da casa è: chiedetevi perché l’opposizione ha bisogno di mentire”.

Sipario.

Ma mentre l’aula si svuota e i commessi iniziano a spegnere le luci, una domanda aleggia nell’aria viziata di Montecitorio.

Cosa altro c’è in quei dossier?

Quella condanna da 200 milioni sulle mascherine è solo l’inizio?

Voci di corridoio, sussurri nei transatlantici, parlano di altri documenti.

Di carte che scottano.

Di verità ancora più imbarazzanti sulla gestione della pandemia e sui rapporti internazionali di chi c’era prima.

Meloni oggi ha sparato un colpo di avvertimento. Un colpo molto vicino al bersaglio grosso.

Ma la sensazione, netta, inquietante, è che il vero arsenale non sia ancora stato svelato.

Qualcuno, nelle segrete stanze dei partiti di opposizione, stanotte non dormirà.

Perché se questa era solo la “relazione del mattino”, cosa succederà quando calerà la notte e verranno fuori i veri fantasmi?

La partita è appena iniziata. E le regole sono cambiate per sempre.

Chi ha mentito, ora trema. E fa bene a tremare.

Perché la lama è stata appena affilata. E non ha intenzione di fermarsi. 🔪🌙

⚠️IMPORTANTE – RECLAMI⚠️

Se desideri che i contenuti vengano rimossi, invia un’e-mail con il motivo a:[email protected] Avvertenza. I video potrebbero contenere informazioni che non devono essere considerate fatti assoluti, ma teorie, supposizioni, voci e informazioni trovate online. Questi contenuti potrebbero includere voci, pettegolezzi, esagerazioni o informazioni inaccurate. Gli spettatori sono invitati a effettuare le proprie ricerche prima di formulare un’opinione. I contenuti potrebbero essere soggettivi.